Berlusconi: European People’s Party, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons Bindi: Stefano Bolognini, Wikimedia Commons, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons Cartabia: Max Allegritti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons Draghi: Quirinale.it Mattarella: Quirinale.it Sassoli: © European Union 2019 - Source : EP, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Chi vuol essere Presidente?

30 Dicembre 2021

Manca poco più di un mese alla fine del mandato del Presidente della Repubblica e questo significa che, nel frattempo, il Parlamento dovrà trovare un nuovo Capo dello Stato. Molti sono i nomi che si stanno facendo in queste ore, ma, malgrado alcuni siano veramente ottimi, il fatto che siano esposti con così largo anticipo non fa altro che abbassare le loro probabilità di essere eletti. Infatti chi ha seguito almeno qualche elezione del Presidente della Repubblica sa che il nome che sbroglia la matassa esce fuori quasi sempre all’ultimo. Ad esempio nessuno avrebbe ipotizzato l’elezione di Sergio Mattarella nel 2015. 

Escludendo l’attuale inquilino del Quirinale, che ha fatto capire chiaramente la sua intenzione di non accettare un secondo mandato, tant’è che ha cominciato già a preparare le valigie, i più quotati sono: 

Foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Mario Draghi, indipendente, attuale Presidente del Consiglio ed ex Presidente della BCE. Sicuramente il candidato più conosciuto e quello con il livello di fiducia maggiore da parte degli italiani. Tuttavia la sua partenza per il Quirinale ed il conseguente trasloco da Palazzo Chigi lascerebbe un vuoto nel governo di Unità Nazionale che difficilmente sarebbe colmabile da qualcun altro, dunque questo scenario ci avvicinerebbe alle elezioni anticipate, ipotesi che solo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si augura apertamente, mentre sarebbero almeno due gli altri leader di partito a cui converrebbe.

Sicuramente fra questi c’è Enrico Letta, il Segretario del PD, forte dei sondaggi che lo danno in testa a tutti gli altri (al 22.2% secondo l’ultimo sondaggio SWG) potrebbe in un solo colpo eliminare i fastidiosi renziani dal gruppo parlamentare DEM e, allo stesso tempo, puntare ad un obiettivo ancora più grande, ossia guidare la coalizione progressista per tornare a Palazzo Chigi dopo 8 anni, scenario che definire allettante è un eufemismo.

Il secondo è Giuseppe Conte, che in questi turbolenti mesi di leadership del Movimento non è ancora riuscito ad imporre la sua autorità e la sua linea politica all’interno del partito, complici la mancanza di un progetto definito, l’abbandono di quasi ogni principio fondativo del M5S, che gli ha causato forti critiche interne ed esterne (come quella di Alessandro Di Battista, che i rumors danno sempre più vicino a fondare il suo nuovo Movimento), e la presenza di correnti interne, con la principale facente capo al Ministro degli Esteri Di Maio, che più volte è riuscita a bocciare le scelte dell’ex Presidente del Consiglio (come per il rinnovamento dei capigruppo parlamentari e la scelta delle candidature alle amministrative). Per questi motivi le elezioni anticipate potrebbero essergli utili per rinnovare la classe dirigente del Movimento, a fronte però della perdita di circa 3/4 dei seggi parlamentari, visto che i sondaggi li vedono al 14% e difficilmente il trend sarebbe invertibile in poche settimane di campagna elettorale.

Marta Cartabia, anche lei indipendente, già Presidente della Corte Costituzionale ed attuale Ministra della Giustizia. L’ipotesi della sua elezione è stata caldeggiata da molti per diversi motivi, in particolare riuscirebbe ad essere un nome che compatterebbe la maggioranza di governo e manterrebbe Draghi a Palazzo Chigi, allontanando l’ipotesi di elezioni nel 2022, scenario apprezzato da diversi osservatori sia nel Centro-sinistra che nel Centro-destra, nonché da molti osservatori internazionali che spesso citano l’instabilità e la breve durata dei governi italiani come una delle principali cause dei problemi economici, in più sarebbe la prima donna Presidente della Repubblica, qualcosa che l’opinione pubblica chiede, giustamente, a gran voce.

Max Allegritti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Anche in questo caso ci sono però molti dubbi, è probabile che la coalizione di governo imploda il prossimo anno anche con Draghi Premier, a causa della sua profonda diversità. In più in questo scenario il M5S potrebbe dare problemi in Aula al momento del voto, infatti anche qualora Giuseppe Conte acconsentisse all’elezione dell’attuale Guardasigilli, non è detto che i parlamentari voterebbero colei che ha smontato la riforma dell’ex Ministro della Giustizia Bonafede, trasformando la vicenda in una bomba per la leadership del Movimento. Anche Giorgia Meloni difficilmente voterebbe Marta Cartabia, proprio perché questo allontanerebbe la data delle elezioni e la costringerebbe ad un altro anno di difficile opposizione; paradossalmente questa ipotesi troverebbe più favorevoli gli alleati di Meloni, cioè Lega e Forza Italia (anche se ovviamente prima andrà digerita l’impossibilità di eleggere Berlusconi al Quirinale). Matteo Salvini ha infatti bisogno di tempo prima di votare, a causa dei recenti problemi giudiziari ed elettorali che hanno colpito il suo partito e da cui non si è ancora ripreso (alcuni sondaggi vedono la Lega al 17%, addirittura sotto il risultato delle elezioni del 2018).

Gli ultimi due candidati non immediatamente assimilabili ad uno dei due schieramenti sono due ipotesi di scuola: Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini. Come detto recentemente da una vecchia volpe della politica, Clemente Mastella, sono gli unici che potrebbero pescare voti sia a sinistra che a destra.

Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Francesco Pierantoni, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Tra le candidature di parte troviamo quella del Centro-destra, l’ex cavaliere Silvio Berlusconi, più volte Presidente del Consiglio, leader di Forza Italia e padre nobile del Centro-destra che fondò nel 1994, portando nell’arco costituzionale gli ex fascisti del MSI e gli indipendentisti padani della Lega.

Nominalmente la sua candidatura è supportata da tutto il suo schieramento, anche se molti hanno espresso perplessità: in primis Giorgia Meloni, e nel segreto dell’urna questo potrebbe tradursi in una situazione simile a quella che affossò la candidatura di Prodi nel 2013 e costrinse alle dimissioni l’allora Segretario del PD Pierluigi Bersani, prontamente sostituito da Matteo Renzi che, oggi come allora, prova a fare il dominus dell’elezione grazie ai suoi 41 parlamentari, che potrebbero apportare voti fondamentali a Berlusconi (ipotesi smentita da esponenti d’Italia Viva ma non dal suo leader).

Inoltre questa candidatura è altamente impopolare nel Paese, infatti circa il 70% degli italiani non vorrebbe Berlusconi Presidente della Repubblica secondo un sondaggio Ipsos; una fetta molto consistente che, inevitabilmente, contiene anche parte dell’elettorato della destra, dunque questa scelta rischierebbe di avere ripercussioni elettorali sia per Salvini che per Meloni. Per questo lo scenario più probabile è che questa ipotesi venga abbandonata già dopo la terza votazione.

Il Centro-sinistra, invece, non ha ancora espresso una candidatura, cosa per nulla strana visto che il PD rappresenta solo il 12% del Parlamento, a causa della sconfitta di Renzi nel 2018 e della sua successiva scissione, in più Letta è consapevole che se vuole portare un suo candidato al Quirinale non è questo il momento giusto per fare il suo nome: è più prudente aspettare che lo schieramento opposto si divida su Berlusconi e vedere le reazioni di Forza Italia, per capire se è possibile spostare i voti di un Berlusconi deluso su una candidatura che piace ai Democratici.

Detto ciò vanno citati alcuni nomi che ufficiosamente sono spuntati fuori a sinistra.

Fra questi il principale è quello di Rosy Bindi, ex Ministra della Salute prima e della Famiglia poi ed ex Presidente del PD a guida Bersani, questa ipotesi è molto gradita al Nazareno e potrebbe trovare il consenso di tutto il Campo Progressista e di qualche tiratore libero nel Gruppo Misto, ma difficilmente sarebbe appoggiata da qualcuno nel Centro-destra visti i trascorsi con Berlusconi.

Un altro nome che si è fatto è quello di David Sassoli, attuale Presidente del Parlamento Europeo, ancora per poco visto che ha deciso di non ricandidarsi (tempismo perfetto); secondo alcuni sarebbe la prima scelta del Segretario Letta. Fra i suoi pro c’è sicuramente una forte credibilità internazionale riconosciuta da tutte le istituzioni europee e dagli alleati americani, visti anche i suoi forti contrasti con la Cina dopo le sanzioni imposte dal Governo di Pechino contro alcuni parlamentari europei e membri di altre istituzioni. Anche lui però difficilmente troverebbe voti fra lo schieramento di destra.

Rimanendo in ambito europeo va citato anche Paolo Gentiloni, ex Presidente del Consiglio ed attuale Commissario Europeo all’Economia, fra i padri del Next Generation EU, cioè il piano di aiuti che in Italia ha portato 200 miliardi di euro per la ripresa economica post-pandemica. Nome che però fa storcere qualche naso anche fra i 5 Stelle vista la dura opposizione che i grillini fecero al suo governo; anche questo potrebbe trasformarsi in uno scenario pericoloso per Conte.

Infine abbiamo un grande classico, Dario Franceschini, attuale Ministro della Cultura, ruolo che ricopre quasi ininterrottamente dal 2014 in 4 governi diversi, la sua figura potrebbe pescare voti fra i centristi e forse anche fra i moderati di Centro-destra vista la fitta rete di rapporti politici che il Ministro ha intrecciato in questi anni. Tuttavia questa ipotesi per avverarsi avrebbe bisogno di molti turni di votazione, scenario che a parole tutti i leader chiedono di evitare ma che appare possibile vista la frammentazione del Parlamento.

Fatti i nomi bisogna ora parlare dei numeri. Il Centro-destra per la prima volta nella storia parte in vantaggio nell’elezione del Presidente, può infatti contare su 414 grandi elettori, esclusi i delegati regionali, (Lega 197, Forza Italia 126, Fratelli d’Italia 58, Coraggio Italia 30 e Noi con l’Italia 3), dunque a Berlusconi, il candidato di questo schieramento, servirebbero 91 voti alla terza votazione, cioè quando non è più necessaria la maggioranza di due terzi ma solo la maggioranza assoluta, che dovrebbero ridursi a 59 dopo che i consigli regionali avranno deciso chi mandare a Roma.

Molte sono le speculazioni su chi porterebbe quei voti decisivi: alcuni hanno indicato Renzi, in particolare lo ha svelato Miccichè in un retroscena sul suo incontro con il Senatore di Scandicci, ma anche con quei voti mancherebbero ancora 16 parlamentari per portare l’ex cavaliere al Quirinale; Forza Italia spera di recuperare qualcosa dal Centro-sinistra e dal gruppo misto, ma resta un’ipotesi molto improbabile anche perché è sicuro che dai partiti di destra verrà a mancare qualche voto come anticipato da Ignazio La Russa

Il Centro-sinistra parte con 391 grandi elettori (Movimento 5 Stelle 233, Partito Democratico 133, Liberi e Uguali 18, Facciamo Eco – Verdi 5, PSI 2) numero che dovrebbe aumentare fino a 415 con i delegati regionali; la strategia che Letta ha in mente è quella di non svelare le carte finché la candidatura di Berlusconi non sarà naufragata e, a quel punto, sondare la disponibilità dei moderati a trovare un punto d’incontro comune. Il leader del PD sa bene che non è il momento di proporre nomi, anche perché non è sicuro di poter contare sulla tenuta del gruppo parlamentare del M5S, che Conte governa solo in parte; nonostante ciò l’ex Presidente ha già fatto trapelare diversi nomi (Severino, Moratti e Belloni).

Ma la sinistra da dove potrebbe prendere i voti mancanti? Probabilmente si punterà a convincere i partiti autonomisti (SVP 6 ed UV 1), i centristi (Azione 3, UdC 3, +Europa 2, Italia dei Valori 2…) ed i partiti degli italiani all’estero (MAIE 3 ed USEI 1), sperando di convincere anche i parlamentari ex M5S (Indipendenti ex M5S 38, Alternativa 16). In totale si arriverebbe quasi alla soglia dei 500 grandi elettori e magari a questo punto potrebbe arrivare qualche aiuto dai renziani e da Forza Italia…

In conclusione la partita del Quirinale appare molto poco chiara a tutti i partecipanti, nessuno ha i numeri per farcela da solo e la presenza di correnti nei partiti (Giorgetti nella Lega, Di Maio nei 5 Stelle ecc…) e del più grande gruppo Misto nella storia del Parlamento rende impossibile ai leader poter parlare con sicurezza. Nemmeno un veggente riuscirebbe a dire chi la spunterà, l’unica cosa che ci si augura è che chiunque subentri a Mattarella riesca ad avere, anche solo in parte, il suo stesso senso delle Istituzioni, la sua empatia e la sua credibilità, che lo hanno reso il Presidente della Repubblica più amato dagli Italiani dai tempi di Pertini.

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