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EDUCAZIONE CIVICA: RIPARTIAMO DA ZERO

Introdotta nel 1958 e poi soppressa nel 1990, a partire dall’anno scolastico in corso é stato reintrodotto l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Ai propositi encomiabili della riforma non è però corrisposta un’adeguata progettazione, e il provvedimento, per come implementato, sembra avere più ombre che luci.

A fine agosto 2019 il Parlamento reintroduceva per legge l’insegnamento dell’educazione civica nei curricoli scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, con tanto di voto in pagella. Il provvedimento sarebbe entrato in vigore a partire dall’anno scolastico successivo, ossia quello attualmente in corso. Il Ministero dell’Istruzione ha dunque avuto oltre un anno di tempo per definire programmi, obiettivi e modalità di insegnamento, ma tra un cambio di ministro e una pandemia, i decreti attuativi non sono arrivati prima della fine di giugno, a scuole già chiuse e insegnanti ormai in vacanza.

A sollevare dei dubbi sull’efficacia della nuova materia, però, sono le modalità di insegnamento: la legge infatti non dispone l’istituzione di una vera e propria ora curricolare da dedicare all’Educazione Civica (alla stregua di – chessò – l’ora di Religione), ma specifica invece che l’insegnamento della materia debba essere “trasversale e in cotitolarità”. Ovvero: nessun docente preposto e formato all’insegnamento dell’educazione civica e nessuna ora dedicata. Gli insegnanti di ogni materia (dalla fisica al francese) dovranno in qualche modo far rientrare nei loro programmi (per inciso già stracolmi) alcuni precetti di educazione civica. A rendere ancora più perplessi è poi la mancanza di un vero e proprio programma di insegnamento. Nelle linee guida ministeriali vengono illustrate solo alcune vaghe aree tematiche da coprire, senza ulteriori specifiche, allo stesso modo per gli alunni di primo elementare e di quinto superiore. 

Il risultato? L’insegnamento, ad oggi, è de facto arbitrario, e la mancanza di docenti formati e di ore dedicate non garantisce alla materia la meritata importanza. Tali perplessità erano state da tempo sollevate dai dirigenti scolastici, che intervistati da Ipsos lamentavano carenza di orari, formazione e una generale malaorganizzazione. 

Agli intenti lodevoli della riforma non è dunque seguita un’adeguata risposta organizzativa. Insomma, sembra di essere di fronte a un pattern che si registra da anni: la politica si occupa di scuola solo nella misura in cui è possibile farne merce da proclamo, ma l’interessamento non è tale da dare il la ad un processo di riforma organica e coraggiosa, anche nelle risorse da destinarvisi. E la questione dell’educazione civica ne è un esempio lampante: ci si è accontentati di un provvedimento legislativo sufficientemente elegante da permettere alle parti politiche di cantare vittoria, salvo poi includere la consueta ed eloquente clausola finale a specifica che il provvedimento debba entrare in vigore “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.” 

L’importanza dell’educazione civica

L’educazione civica è la materia scolastica che meglio dovrebbe incarnare uno degli scopi cardine dell’istruzione pubblica: lo sviluppo del cittadino consapevole e la sua preparazione alla vita pubblica. Dopo quasi trent’anni di letargo, la materia non si è risvegliata nel migliore dei modi, per utilizzare un eufemismo. Occorre ripensarne l’insegnamento, partendo dai suoi principi ispiratori. Se lo scopo è quello di costruire un cittadino consapevole, la conoscenza delle istituzioni, dei meccanismi democratici e dei principali codici giuridici è una premessa da cui non si può prescindere. Tutto ciò non può essere ottenuto tramite un vago ed impacciato metodo di “insegmanento diffuso”. Deve seguire un percorso programmatico preciso, che cresca assieme al giovane cittadino che ambisce a forgiare, ed disporre di personale qualificato al suo insegnamento.

Fino a ieri abbiamo ritenuto che il civis probus modello si sviluppasse con la lettura di Dante o di Sallustio. La riforma risponde alla consapevolezza che l’ossessione umanistica della scuola italiana non garantisce la crescita di cittadini coscienti e responsabili, quantomeno se a questa non viene affiancata una conoscenza rigorosa dei sistemi istituzionali della nostra democrazia. Il sistema scolastico italiano, senza troppe remore, ha da tempo fatto del nozionismo più spinto il suo tratto peculiare. Su tutto, tranne che sull’Educazione Civica. Tentiamo goffamente di far imparare a 14enni (giustamente) disinteressati le coltivazioni tipiche delle più remote regioni del mondo, ma gettiamo la spugna di fronte a un 18enne che si appresta a marcare per la prima volta la scheda elettorale senza conoscere il significato del proprio gesto. Non si tratta di un’esagerazione. Quanti 18enni conoscono il funzionamento di un meccanismo elettorale, o il rapporto tra parlamento ed Esecutivo? Quanti invece votano semplicemente credendo di esprimere il loro apprezzamento per il leader di turno?

Occorre una visione coraggiosa e d’impatto. Prima di lanciare una campagna di stabilizzazioni che coinvolga 85.000 docenti (quella sì, libera da clausole di invarianza finanziaria), sarebbe stato opportuno ragionare su un rinnovamento del piano di studi, includendo anche una seria Educazione Civica. Eppure, mentre i fondi per bonus e mancette si moltiplicano a ritmi surreali, la scuola conta evidentemente ancora troppo poco.

2 Comments

  1. Grido di dolore illuminato su una materia che dovrebbe essere fondamentale per rischiarare il Medioevo che stiamo attraversando in tema di coscienza civica ma anche, e forse soprattutto, di cultura politica.
    Sembra quasi che si dovesse in qualche modo far fronte a una necessità burocratica di reintrodurre la materia, perché farla insegnare in modo traversale senza un programma ministeriale e senza la dignità di una valutazione autonoma vuol dire solo apporre una marca da bollo, l’iniziativa è morta nel ventre della mamma.
    Bravi comunque a dare risalto a questo scempio.

  2. Vera la necessità di trasferire ai docenti i contenuti, se non altro per un insegnamento uniforme della materia.
    Ma in merito al metodo di “insegnamento diffuso” credo sarebbe una modalità appassionante.
    In genere lasciamo ai nostri studenti il compito di trarre quella sintesi trasversale che è l’obiettivo stesso dell’insegnamento, prima ancora del mero trasferimento di contenuti.
    Sarebbe interessante sapere se sono già in corso esempi positivi di “insegnamento multidisciplinare” dell’educazione civica, ma in un anno di disorganizzazione pandemica gli esempi di proattività del corpo insegnate sono poco evidenti. Chissà che non cominci a brillare qualche stella…

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