(Army Medicine/Flickr)
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LEGALIZZARE IL MERCATO DEGLI ORGANI: SÌ O NO?

Quindici anni fa Gary Becker, premio Nobel per l’economia nel 1992, propose di legalizzare il mercato degli organi per aumentare la disponibilità di reni e rimediare alle lunghissime liste d’attesa per chi attende un trapianto. Il tema è ancora un tabù e solo poche nazioni hanno effettivamente accolto la proposta. Vediamo quali sono le problematiche della legalizzazione e quali i vantaggi che essa porterebbe.

Il problema

L’idea esposta da Gary Becker e ripresa anni dopo anche da Alvin Roth, Nobel per l’economia nel 2012, non è mai stata presa veramente in considerazione ma è subito stata bollata come una proposta assurda e inaccettabile.

Eppure un problema legato al basso numero di trapianti effettuati esiste, a partire dalle lunghissime liste d’attesa dovute alla mancanza di donatori. Basti pensare che solo in Italia il tempo medio d’attesa per un rene è di 2-3 anni e che ognuno dei 10.000 pazienti attualmente in dialisi costa ogni anno allo stato circa 40.000€. Va ancora peggio negli USA dove ci sono circa 100.000 pazienti in attesa ma appena 12.000 trapianti all’anno. Quando poi guardiamo ai paesi meno sviluppati la situazione degenera del tutto. Moltissime nazioni non possono né garantire trapianti in un tempo ragionevole e neppure permettersi di pagare la dialisi, che grava quindi sul portafoglio dei malati. Cosa accade a chi non può permettersi di pagare le cure necessarie in questi paesi è facile intuirlo.

Ci si rende immediatamente conto che lo scarso numero di trapianti in tutto il mondo crea un problema e sono sempre di più quelli che per risolverlo fanno ciò che la legge vieta: comprare un rene. Soprattutto nei paesi africani e asiatici questo mercato nero prolifica nella più totale illegalità e molti malati, spinti anche dalla disperazione, si mettono nelle mani di questi criminali che gestiscono il business dal traffico di organi.

Le eccezioni nel mondo: Iran e Singapore

A differenza della maggioranza delle nazioni del mondo esistono due mosche bianche che hanno deciso di legalizzare il mercato degli organi: l’Iran nel quale la pratica è legale già dalla fine degli anni ’80 e il mercato è gestito dallo stato che coordina l’incontro fra domanda e offerta per i soli cittadini iraniani.

In modo simile avviene la gestione del mercato a Singapore dove, dal 2009, è legale ricevere un rimborso se si decide di donare un rene. La differenza nella città-stato asiatica è che qui è permesso anche venire dall’estero per ricevere un trapianto con queste procedure. Per quanto riguarda i costi per chi vuole acquistare un rene i prezzi vanno dai 6.000 ai 10.000 $, a cui vanno aggiunti naturalmente i costi dell’intervento. Una scelta quella di Singapore volta anche ad attirare nel paese stranieri malati in cerca di un trapianto e stanchi di aspettare un donatore che potrebbe non arrivare mai.

Nel resto del mondo nessuno ha deciso di prendere ad esempio questi paesi ma ciò che fa più riflettere è la totale mancanza di un vero e proprio dibattito su questo tema, come a voler ignorare un problema che c’è, ed è pure bello grosso.

Perché no

Chi non vede di buon occhio la legalizzazione del mercato degli organi sono coloro che la ritengono una pratica contraria all’etica e al principio di inviolabilità della persona umana. Oltre a questo vi è poi una riflessione su come questa pratica potrebbe creare discrepanze fra ricchi e poveri. È facile intuire che chi in maggiore difficoltà economica sarà più incline a prendere in considerazione questa opzione in cambio di soldi. Andrebbe posto un freno per evitare che i soggetti in bisogno economico agiscano d’impulso, per far si che solo chi è cosciente di ciò che sta compiendo possa effettivamente donare.

Per quanto riguarda chi si trova a dover ricevere un organo è inevitabile che, in paesi che non prevedono una sanità pubblica come gli Stati Uniti, sarà purtroppo una pratica accessibile solo a chi può permetterselo, come accade del resto per altre cure fondamentali.

Perché sì

Come abbiamo visto, sono molti i problemi dovuti alla mancanza di donatori per i trapianti e la possibile soluzione sta nel provare ad aumentare il numero dei donatori. La possibilità di prevedere un rimborso sarebbe un ottimo incentivo a donare che si tradurrebbe in più trapianti e meno persone in lista d’attesa. Si andrebbe, dice Becker, a ridurre il gap fra domanda e offerta che è tanto ampio in questo particolare mercato. Inoltre, si salverebbero le vite di chi oggi muore aspettando un trapianto. La convenienza ci sarebbe anche per gli stati che risparmierebbero sulle costose cure di dialisi. Per finire si arginerebbe anche il pericolosissimo traffico illegale di organi al quale nessuno avrebbe più interesse a ricorrere.

Abbiamo visto che ragionando oggettivamente sulla legalizzazione sono molti i lati positivi che essa porterebbe, a cominciare dalle vite che si andrebbero a salvare. Se ci mettessimo tutti una mano sul cuore capiremmo che è il momento di sfatare questo tabù e porre finalmente rimedio ad un problema che non può più essere ignorato.

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