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L’EURO DIGITALE SPIEGATO IN 5 PUNTI

Se ne parla da poco, ma la Presidente Lagarde è già molto entusiasta. I dettagli sono ancora limitati, e la BCE, dopo aver presentato il progetto lo scorso ottobre, ha annunciato che deciderà se procedere o meno con lo sviluppo di un “Euro digitale” entro la prima metà del 2021. Ecco alcuni punti per comprendere di cosa si tratta.

1. Che cos’è l’Euro digitale

Un euro, ma digitale. Insomma, niente più di quanto non sia già espresso nel nome. È questa l’essenza dell’innovativo progetto della BCE: offrire ai cittadini la possibilità di possedere un’alternativa digitale al classico denaro contante, che disponga della stessa affidabilità, sicurezza e spendibilità. Delle vere e proprie banconote digitali da conservare in un portafoglio virtuale, secondo l’opinione di Christine Lagarde. “Ma i bancomat sono stati inventati 40 anni fa!”, si potrebbe obiettare. A prima vista, in effetti, il progetto non propone nulla di diverso da una comune carta di debito rilasciata da una banca mediamente solida. Eppure, l’idea del digital euro differisce da un normale conto corrente per la sua natura “pubblica”.

Un euro digitale è l’equivalente della classica moneta in rame e zinco, mentre un euro depositato in un conto corrente è solamente un credito nei confronti di una banca. Detenendo un euro digitale, dunque, si ha la stessa garanzia sicurezza che si avrebbe tenendo una moneta sotto il materasso. Con un euro sul conto corrente, invece, non si possiede null’altro che la promessa di una banca di restituire la somma su richiesta. Sul piano pratico, però, non sembrano esserci vantaggi immediatamente riconoscibili. Da dove nasce, dunque, la necessità di un euro digitale?

2. Le ragioni per un Euro digitale

I principali motivi che spingono la BCE a dotarsi di un’alternativa digitale al denaro da essa emesso sono due. In primis, la preoccupazione per la diffusione di nuove forme di pagamento digitale private, prima fra tutti Libra di Facebook. Da tempo le istituzioni europee si chiedono come regolamentare la nuova forma di pagamento del colosso del web, e una delle ragioni che spingono verso l’offerta di una moneta digitale pubblica risiede proprio nell’evitare che il mercato dei pagamenti virtuali venga dominato da enti privati esterni al sistema bancario, dal momento che ciò comporterebbe seri rischi per la trasmissione della politica monetaria. Rendere disponibile al pubblico un’alternativa sicura, affidabile e riconosciuta aiuterebbe dunque la BCE a mantenere il pieno controllo della politica monetaria.

Un secondo elemento che preoccupa Francoforte, come si legge nel report sul digital euro, è la possibilità che monete virtuali di Paesi terzi (leggi: Cina) diventino una “alternativa credibile come mezzo di scambio e riserva di valore”. Gli occhi sono puntati allo yuan digitale, moneta di corso legale a cui Pechino lavora già dal 2014. Di recente, una società di e-commerce cinese ha utilizzato il nuovo yuan per pagare gli stipendi ai propri dipendenti, e il governo intende offrire ai visitatori delle Olimpiadi invernali del 2022 la possibilità di pagare tramite la valuta virtuale.

3. I possibili rischi

Il progetto di un Euro digitale non è però privo di rischi. Sebbene la BCE prema per non porre la questione in questi termini, la nuova versione dell’Euro si presenterebbe come un’invitante alternativa ai classici depositi bancari, potendo vantare una maggiore sicurezza e una fruibilità senza commissioni in tutta l’Eurozona. Se da un lato ciò rappresenterebbe un possibile immediato vantaggio per il cittadino, in assenza di specifiche contromisure la valuta potrebbe arrecare seri danni alla solidità del sistema bancario e, di conseguenza, all’economia reale. Le banche sono infatti i principali intermediari di credito nell’economia europea, e il loro ruolo è garantito dalla cospicua disponibilità di depositi da parte degli attori economici. Semplificando, i cittadini depositano i propri risparmi presso le banche, con la promessa di poterli ritirare e utilizzare per i propri pagamenti, e queste li utilizzano per erogare prestiti ad altri cittadini o imprese in cerca di credito. Ma una banca senza depositi è come un’auto senza benzina. Dovesse diminuire significativamente la quantità di denaro che il pubblico è disposto a detenere presso le banche private, per effetto, ad esempio, dell’alternativa pubblica dell’Euro digitale, l’attività di credito delle banche sarebbe fortemente danneggiata, dal momento che queste mancherebbero della loro principale fonte di finanziamento. Una ridotta capacità di credito risulterebbe in una minor attività imprenditoriale, e ciò andrebbe a detrimento dell’intera economia. 

4. Le possibili soluzioni

I rischi dell’operazione non sono chiaramente passati inosservati alla Banca Centrale Europea. Il design dell’Euro digitale sarà cruciale nell’evitare che, da opportunità per una politica monetaria adatta all’era digitale, lo strumento si trasformi in un danno per la stessa. In particolare, la BCE vuole evitare di trasformarsi in un competitor delle banche tradizionali. “La banca centrale non diventerà un client manager”, ha affermato Lagarde in un’intervista a Bloomberg. Per separare nettamente i ruoli, ed evitare la fuga di depositi verso l’Euro digitale, si sta ipotizzando di utilizzare i tassi di interesse come disincentivo a possedere più di una certa somma nel proprio portafoglio virtuale, o di porre tout court un limite alle somme detenibili. In particolare, il membro del comitato esecutivo della BCE Fabio Panetta ha ipotizzato un limite di 3000€ per cittadino, o in alternativa degli interessi negativi crescenti sopra tale soglia. Una cifra “ben al di sopra degli attuali bisogni di contante della maggior parte dei cittadini”, ha affermato, che permetterebbe la piena fruibilità per le transazioni economiche di tutti i giorni garantendo al tempo stesso alle banche commerciali il loro ruolo di depositari dei risparmi.

5. Gli orizzonti temporali

Progettare una moneta adatta all’era digitale e pienamente sicura agli occhi dei cittadini non sarà facile, soprattutto in considerazione delle sfide appena esposte. Christine Lagarde sembra essere entusiasta circa la possibilità di rilasciare quanto prima questa alternativa di pagamento al pubblico, ma preme anch’ella affinché la procedura sia curata nei minimi dettagli. Prima di procedere alla progettazione dello strumento, però, il Consiglio direttivo dovrà esprimersi, entro la metà del 2021, sull’opportunità del progetto. In caso di assenso, seguirà un periodo di valutazione e sperimentazione di sei mesi/un anno, sulla base del quale si deciderà se rilasciare l’Euro digitale o archiviare il progetto. Se anche questo secondo stadio avrà esito positivo, stando alle parole della Presidente, la BCE renderà la moneta disponibile al pubblico nel giro di quattro o cinque anni. Nel frattempo, saranno condotti esperimenti sul campo testando l’efficacia del digital euro in diverse città europee, seguendo le orme dei trial cinesi, nei quali sono stati regalati ai consumatori yuan digitali da spendere nei negozi cittadini.

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