TOMMASO ROPELATO

Mi è spesso capitato di presentarmi scordando quella convenevole pratica che definiremo della “carta di identità”. Quel formalbanale: ciao, sono Tommaso Ropelato. Nato il 23/01/1998 a Trento in provincia di
Trento, CAP 38122. Professione studente, centimetri 171. Più un paio, all’occorrenza. Capelli castani, occhi “dipende dal meteo”, segni particolari: nessuno.

Mi fa arrabbiare, parecchio. Un buon 80% della popolazione mondiale (fonte: me) presenta sulla carta di identità la dicitura “nessun segno particolare”. Ciò vuol dire che 6.227.830.940 persone hanno un’identità pressoché totalmente commutabile. Questa grigia essenza sarebbe dunque ciò che caratterizza il nostro modo di stare al mondo, con buona pace per il verso shakespeariano (che poi io pensavo fosse di Alfa Romeo): “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.
Mi pare dunque controproducente esibire la mia persona quale interista, amante della musica, dilettante inventore di basi rap (o producer, per il lettore più international), aspirante giornalista, buona forchetta, ormai sporadico chitarrista (dopo 13 anni di brillante e sudata carriera al vertice della scena tridentina).
Insomma, sono tutte questioni secondarie, tratti accidentali, probabilmente burle dell’esistenza: potevo decidere diversamente, credo.
Converremo invece sul fatto che essere biondo, o avere 30 centimetri in più sopra la testa, dipenda da qualcun altro. E non ce l’ho con voi, cara mamma, caro papà per avermi creato al limitar del “basso”. Non so nemmeno io con chi prendermela. Sicuramente con chi ha deciso che sulla carta di identità vada tutto ciò, ad esempio. E non la squadra del cuore. Che il mio mito è stato per anni ed anni Slash, chitarrista dei Guns N’ Roses, piuttosto che io abbia gli occhi verdi. Che poi è una balla. Quando piove sono marroni.
Potesse diluviare, grandinare, scoppiare il mondo che invece giuro di essere fedele sempre alla prima squadra di Milano, di osservarne le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i suoi doveri: resistere
al ladrone bianconero, inserire la dicitura “triplete” in qualsivoglia discussione sportiva (e non, perché no?), ricordare che “mai stati in B” a tutto il mondo e amala, sempre.
Io studio filosofia, come detto. Penso che i blog siano una gran bella cosa: per questo con Leonardo Marchesini abbiamo deciso di dare vita ad AlterThink. Poi penso anche che definire l’identità a partire dalla supercazzola “l’essere è e non può non essere e il non essere non è e non può essere” sia un gioco di palazzo. Faciloneria da torre d’avorio.
Sono dell’idea che gli unici ad aver detto qualcosa di veramente sensato siano gli esistenzialisti russi. Se solo la filosofia si preoccupasse di problemi seri… come ribellarsi a questa obbrobriosa convinzione del “nessun
segno particolare
”.
Mi occuperò di questo. Piacere mio.

4 Comments

  1. Questa presentazione la trovo molto “intrigante” e da… “nessun segno particolare” si capisce la valenza che connota il tuo impegno, non facile ma sicuramente ricco di soddisfazioni per nuove scoperte di Idee e di Pensiero

    • Grazie Stefano,
      mi fa molto piacere tu l’abbia trovato intrigante.
      Spero di rivederti presto tra le righe del Blog.
      Tommaso

  2. Ciao Tommaso, bellissimi pensieri, peccato per una grandissima piccolezza. Il tuo essere interista sfegatato mi fa immediatamente abbandonare questo blog. Vorrei porti un semplice quesito che mi lascia molta perplessità d’animo: come fa a parlare di onore un Prescritto? Detto questo purtroppo e con dispiacere abbandono il tuo blog, ma soprattutto cancellerò la cronologia per non poterci mai più capitare. Grazie. R.G.

    • Di questi tempi parlare di prescrizione è cosa assai difficile e dibattuta. Penso che invece di abbandonare, dovrebbe piuttosto contribuire ad un sano e focoso dibattito.
      Di fede calcistica ne parleremo in altra sede, e di domenica.
      In tutti gli altri giorni della settimana ci impegneremo a portare contenuti di qualità.
      La aspettiamo.

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