Harry Ryle Hopps, Public domain, via Wikimedia Commons
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Abbandonare la demonizzazione dell’avversario

16 Gennaio 2024

È parte ed arte del giuoco politico osservare nel dibattito pubblico divergenze di opinione su come gestire la cosa pubblica, l’economia, le istituzioni. Un aspetto normale della democrazia e dei sistemi aperti. E meno male, visto l’incremento del supporto per i regimi autocratici nel mondo, specialmente da parte di alcuni all’interno delle democrazie occidentali. Cosa che può contribuire a creare soluzioni più complete e rappresentare meglio la diversità ideologica in materia politica, certo. Ma dannosa nel lungo termine. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un aumento della polarizzazione e dell’antipatia politica, alimentati dalla tendenza a demonizzare l’avversario politico. La demonizzazione dell’avversario è qualcosa di insidioso nelle democrazie liberali. L’odio, non la semplice e anche naturale avversità, si è intensificato negli ultimi, grossomodo, quindici anni. L’avversario non è più soltanto chi la pensa diversamente. È il nemico esistenziale fonte di minacce esistenziali.

Con la demonizzazione dell’avversario si dà implicitamente il via ad ogni metodo – lecito e illecito – per annientarlo. Se in gioco è la tenuta stessa del paese o dei propri interessi, allora chi vede l’altro come un nemico è disposto a tutto. La demonizzazione dell’avversario politico la propugna una certa destra con una certa sinistra accusandola di lassismo. Di converso, lo fa anche una certa sinistra con una certa destra accusandola di fascismo. Una tendenza, oltre che triviale ed infantile, che mette in pericolo la salute delle democrazie. Perché quando vediamo i nostri avversari come nemici da distruggere piuttosto che come avversari con cui confrontarsi, stiamo gettando le basi per l’antipolitica. Che rappresenta il disprezzo per il sistema politico, spesso accompagnato dall’astensionismo, dalla logica populista e disfattista del “uno vale uno”, dalla sfiducia nelle istituzioni democratiche. Quando il pubblico perde fiducia nella politica è la democrazia stessa ad essere in pericolo.

I politici, di tutti gli schieramenti, dovrebbero astenersi dal meccanismo di demonizzazione dell’avversario perché questo non è rappresenta buon servizio reso al paese stesso e alla democrazia. Quando i politici – ma anche la patetica gran cassa di contorno mediatico di costoro – dipingono i loro avversari come malvagi, incompetenti o addirittura traditori, stanno alimentando un clima tossico in ambito politico. La demonizzazione frammenta la società su di una certa tematica e poi la polarizza all’interno di certe etichette o canoni. I vari noi contro loro, destra contro sinistra, bianchi contro neri e così via. Essa, dunque, erode le possibilità di compromesso e cooperazione in seno alle istituzioni. In una democrazia funzionante, il dialogo e il compromesso sono fondamentali per il progresso. Se gli avversari politici sono visti come nemici, diventa impossibile trovare soluzioni condivise.

La demonizzazione dell’avversario contribuisce a un clima di ostilità, lasciando intere porzioni di terreno sociale fertili alla crescita dell’odio. Il ricorso alla menzogna, alla frode, all’uso di un linguaggio irresponsabile e incendiario contribuisce a scavare il solco di divisioni che potrebbero via via accentuarsi. La rinuncia alla demonizzazione dell’avversario è cruciale per lo sviluppo delle democrazie. Le regole del gioco democratico si scrivono assieme e le conclusioni nell’ambito del riformismo o delle decisioni importanti devono riflettere le intenzioni dei decisori. L’antipolitica, il “vaffa”, l’odio sociale hanno fatto molto male alle democrazie in questi anni. Per evitare che queste logiche trionfino, è nell’interesse dei singoli e di tutti promuovere un dialogo civile e un rispetto reciproco. È chi non vuole rispettare queste regole è un pericoloso eversore e nemico della seppur imperfetta democrazia liberale.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

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