/

IL DESTINO DELLA NAVE EUROPA

L’Europa è ad un bivio: o andare addosso a quell’iceberg che rappresenta tutte le difficoltà e le divisioni interne, affondando come il Titanic, oppure salvare i propri abitanti con una manovra difficile ma fondamentale per un futuro in comune.

Una battaglia a colpi di nomine

Questa seconda parte di luglio sarà fondamentale per stabilire il destino del piano degli aiuti previsti dal piano Next Generation EU: al consiglio europeo del 17 se tutto va bene si delineeranno con precisione tutti i contorni della strategia di ripresa europea, ma per molti commentatori il vertice dei capi di stato si concluderà con un nulla di fatto. Si, perché la “nave” Europa è indecisa sul da farsi e su che manovra eseguire per uscire dall’impasse: la spaccatura tra paesi frugali, capeggiati da Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, che vogliono riforme in cambio di prestiti, con una ferma opposizione a un debito a livello europeo, e gli amici della solidarietà, rappresentati da Spagna, Italia, Portogallo e Grecia, che vogliono robusti fondi senza condizioni, può far ritardare il piano di molti mesi e prendere svolte inaspettate, in particolare con l’incognita del gruppo est europeo di Visegrad, che agisce con l’euro-opportunismo che da sempre li caratterizza.

E così è successo all’elezione del presidente dell’Eurogruppo, l’organo che riunisce i ministri dell’economia dei paesi che hanno adottato la moneta unica: con un coup de théâtre, è stato il centrista irlandese Paschal Donohoe ad avere la meglio sulla spagnola socialista Nadia Calviño, appoggiata tra gli altri da Francia, Germania, Italia, Spagna e Portogallo. Una vittoria che sconvolge totalmente il sistema di nomine europee, fondato sull’equa ripartizione tra popolari, socialisti e liberali: il nome doveva infatti essere un socialista dopo le dimissioni del portoghese Mario Centeno, ma i frugali, con l’aiuto dell’Est Europa, hanno ottenuto la nomina.

Non c’è solo il COVID sulla nave Europa

Non sarà quindi affatto facile superare le distanze tra i paesi membri, ma purtroppo la crisi sanitaria è solo la punta dell’iceberg; il trittico al femminile composto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (che presiederà il consiglio europeo nei prossimi sei mesi), dalla presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen e dalla presidente della BCE Christine Lagarde nei prossimi mesi affronterà tante altre difficoltà quasi invisibili ma molto pericolose per la sopravvivenza dell’Unione: crescenti tensioni euroscettiche negli stati nazionali dovuti alla lentezza della risposta europea alla crisi sanitaria ed economica; stato di stagnazione del Green Deal europeo pubblicizzato come provvedimento di bandiera della commissione; una geopolitica sempre più stretta tra USA e Cina e il rallentamento dei negoziati con i futuri stati membri sono solo alcune delle problematiche che i vertici del vecchio continente dovranno affrontare.

L’incognita di Visegrad

I due schieramenti frugali e solidali si trovano inoltre costretti a dialogare e a modulare le proprie proposte di modo che esse abbiano il sostegno del problematico gruppo di Visegrad, che in molti casi ha remato contro il volere dei grandi stati esprimendo diversi veti oppure cambiando totalmente le carte in tavola in molte occasioni. Sono poche le richieste che Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia fanno: molti aiuti economici come richiedono i solidali, poche spese da parte dei loro stati come vogliono i frugali, con in aggiunta un no secco ad ogni condizione sul Green Deal (Andrzej Duda, appena rieletto presidente della Polonia, è il principale nemico della transizione data la quasi totale dipendenza di Varsavia dal carbone) e uno stop a qualsiasi investigazione sulla violazione dello stato di diritto da parte di Bruxelles e da parte della commissaria europea competente Vera Jourova. Quest’ultima misura è molto cara al premier ungherese Viktor Orban, che negli ultimi tempi ha stretto in modo molto sinistro le libertà nella nazione magiara, sfruttando l’emergenza COVID. 

E allora qual è la soluzione?

Il piano perfetto per tutti non esisterà mai, ne siamo più che certi; ma anche in questo senso le abilità di moderazione e di confronto della cancelliera Merkel saranno fondamentali, perché entrambe le parti hanno parzialmente ragione: i frugali, ad esempio, vogliono che i soldi dei loro contribuenti vengano spesi bene e non in misure assistenzialiste e anti-impresa come Reddito di Cittadinanza e Quota 100 oppure in aumento di pensioni in paesi con un welfare insostenibile. In compenso anche i solidali sono dalla parte giusta: in questa fase bisogna aiutare senza discriminazioni operando se serve anche con una mutualizzazione del debito a livello federale. L’Europa è ad un bivio: o andare addosso a quel iceberg che rappresenta tutte le difficoltà e le divisioni interne, affondando come il Titanic, oppure salvare i propri abitanti con una manovra difficile ma fondamentale per un futuro in comune.

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.

GRACELAND: L’ALBUM SCRITTO “SOTTO I CIELI AFRICANI”

INDUSTRIA 8.0