Gino Strada, da Wikipedia
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L’Orizzonte di Gino Strada

“C’è chi ritiene che noi, medici e infermieri che lavoriamo in zone di guerra, dovremmo limitarci a fare interventi chirurgici e medicazioni, senza pensare né prendere la parola.”

Non si può non parlare davanti alla constatazione delle guerre, del dolore, della fame e della miseria. La visione dei più grandi mali del nostro tempo non può lasciare indifferenti. Chi fa questa affermazione non era solo un medico: il medico cura il paziente, ma tiene un certo distacco.

Alla domanda “Come si fa a mettere un perimetro intorno al dolore della guerra per vivere degnamente?” rispondeva “Non credo che serva isolarsi. Di fronte a tutto questo non ha senso isolarsi per mantenere la propria stabilità. Bisogna mescolarsi col dolore e se si può dare una mano”. Il medico in questione è Gino Strada, ma è riduttivo definirlo solamente un medico. 

È stato il fondatore dell’organizzazione non governativa Emergency. Ha lasciato un vero e proprio esempio di vita, e la sua azione ha oggi milioni di emulatori in tutto il mondo. 

Quante volte un uomo può girare la testa

E fingere di non vedere?

La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento.

da Blowin in the wind, B. Dylan

Gino Strada ha ascoltato il soffio di questo vento e ha afferrato una sua risposta. “Il compito di Emergency è sempre stato fare il possibile, cercare di dare una mano. Una goccia in un oceano”.

La missione di Emergency è contrassegnata dal titanismo, tipico di chi si ribella contro i limiti imposti e nella coscienza dell’utopica lotta che si ingaggia:

Se ciascuno fa il suo pezzettino ci troviamo in un mondo più bello senza neanche accorgersene.

Gino Strada e la guerra

Emergency si è posta come una risposta ad una determinata visione del mondo maturata in scenari tetri: le conseguenze della guerra rendevano necessario l’intervento di personale specializzato. Rispetto a quello che gli stati e le istituzioni internazionali facevano e quello che si sarebbe dovuto fare c’era un vuoto abissale.

Il chirurgo milanese era stato un medico volontario della Croce Rossa Internazionale di Ginevra. La sua esperienza ha luogo nei territori della Prima Guerra del Golfo (o ‘del petrolio’), tra l’Iraq e l’Iran.

Dopo la seconda guerra mondiale il paradigma stesso della guerra cambia radicalmente. Le armi sono sempre più letali e tra le vittime dei conflitti rientrano sempre più civili. Secondo una stima il 90% delle vittime delle guerre, a partire dal ’45, sono civili.

Di questo teatro cruento Strada dà un resoconto personale nel libro ‘Pappagalli verdi’. Il titolo deriva da un tipo di mina antiuomo, particolarmente colorata, dalle sembianze di un uccello. Come racconta l’autore si tratta di mine ‘giocattolo’ studiate per mutilare bambini e civili:

La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po’ di tempo funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione.

Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie, insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se la passano di mano in mano, ci giocano. […] che cosa spinge la mente umana a immaginare, a programmare la violenza?

da Pappagalli Verdi

Uno slogan del medico milanese fu ‘Io non sono pacifista. Sono contro la guerra’. Ci sarebbe da chiedersi, ma non è la stessa cosa? Ma lui ribatteva che pacifiste sono le istituzioni ed i suoi membri – che si proclamano tali- , ma di fatto vendono armi ed alimentano guerre, rendendo schiavi del bisogno altri uomini.

In molte occasioni richiamava il famoso “Doomsday clock”, l’orologio che segna il tempo per la fine del mondo. A causa delle guerre, delle armi atomiche e dei cambiamenti climatici oggi segna 1,40 dalla mezzanotte dell’umanità. Mai così vicino!

Per questo motivo Strada proponeva una Dichiarazione universale per l’abolizione della guerra in seno alla comunità internazionale, su spinta della società civile. Diceva “potrebbe sembrare un’utopia, ma anche l’abolizione della schiavitù qualche secolo fa lo era”.

Quando la popolarità della ONG e della sua persona toccarono l’apice, molti auspicavano per Emergency il Nobel per la Pace. Tuttavia il suo fondatore ripudiava il valore del premio come simbolo.

Premio, diceva Strada, svilito dopo l’assegnazione all’Ue che aveva alzato muri e iniziato guerre, o ad Obama “solo per l’aver tenuto un discorso”, non avendo fatto abbastanza. Al più l’unica utilità che vi ravvisava era la somma che accompagnava il premio svedese: sarebbe stata utile per professare in maniera concreta – e non solo con parole e principi – una vita al fianco dei feriti e degli affamati.         

Emergency, storia e risultati

E così dall’esperienza della guerra e dalla visione dell’abissale disuguaglianza e miseria parte la missione di Gino Strada. Nel 1994 lui e la moglie, insieme ad un gruppo di medici e amici, programmano Emergency. 

Inizialmente vi sono stati problemi economici per la fondazione:  

Raccogliemmo 12 milioni di lire, ma volevamo cominciare dal genocidio in Ruanda e non bastavano. Ne servivano 250. Io dissi: beh, ragazzi, firmiamo 10 milioni di cambiali a testa… Per fortuna venni invitato da Costanzo e, puf, la tv è questa cosa qui: in un paio di mesi, arrivarono 850 milioni. Gente che mi suonava al campanello di casa, ricordo una busta con dentro duemila lire spillate.

La scelta del nome fu dettata dalla decisione di intervenire in Emergenza, in situazioni difficili e soprattutto di conflitto.

Blackcat, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La goccia, frutto del lavoro, dell’impegno e della passione di Strada e di tutti gli operatori di Emergency non può aver spento un oceano immenso di dolore, fame e sofferenze. E’ riuscita a placare quelle di 11 milioni di persone curate, di milioni di persone assistite, anche attraverso le numerose strutture costruite in più paesi.

Emergency ha aperto gli occhi di parte dell’occidente, testimoniando le situazioni inaccettabili che una parte del mondo – oppressa e soffocata – vive quotidianamente. La fame di quasi il 13% della popolazione mondiale, che vive con meno di 1,90 dollari al giorno. Le malattie, il più delle volte evitabili con una profilassi basica secondo i canoni occidentali di sanità. La guerra e la schiavitù in medio oriente e nei paesi centro e nord africani.

Emergency in Africa

Gino strada in un’intervista nel 2015 parlava orgogliosamente del modello sanitario di Emergency, e descrivendo quanto fatto in Sudan spiegava le sue concezioni di sanità e di eguaglianza.

Il suo punto di vista era quello dell’eguaglianza fattuale, e non di principio, del paziente. Egli considerava inaccettabile una “medicina africana” portata avanti dalle case farmaceutiche, che dispensavano ‘generosamente’ farmaci sperimentali o scaduti, e qualche migliaio di vaccini a fronte di popolazioni numerosissime.

Prima dell’intervento di Emergency in un campo profughi sudanese di circa 500 mila persone non era presente alcun presidio sanitario di base. L’organizzazione fondata da Strada costruì prima due centri pediatrici, tuttora operanti. Successivamente un ospedale all’avanguardia di Cardio-Chirurgia.

Il solo nell’intero continente africano in grado di fare operazioni cardiache di elevata importanza.

Il senso del Centro Salam di cardiochirurgia deriva dalla presenza nel continente di circa 20 milioni di persone che soffrono, spesso inconsapevolmente, di febbre neumotica che può comportare complicanze cardiache. Appunto una fra le molte malattie prevenibili, con una profilassi di pochi euro.

 Inoltre Gino Strada si focalizzava sull’essenzialità di mostrare modelli qualitativamente superiori, su cui porre le basi di un sistema sanitario inesistente, come quello africano. Costruendo degli ospedali limitati e fatiscenti questi non potranno mai migliorarsi. È più facile che peggiorino, degenerando nella cd. “Medicina africana”. Bisognava partire da uno standard qualitativo elevato. Bisognava dare degli exempla.

Oppure la sua idea di sanità la si può comprendere nel senso dell’estetica che, secondo lui, deve caratterizzare le strutture ospedaliere: “non dei casermoni di cemento“, guarire è anche un aspetto psicologico. La cura deve anche toccare l’anima e offrire comfort. E definiva con orgoglio “scandalosamente bello” un ospedale costruito da Renzo Piano in Uganda.

Gino Strada e la sanità in Italia

Quando alludeva ai casermoni di cemento si riferiva manifestamente alla sanità italiana basata su un’ottica industriale ed eccessivamente aziendalista. Così affermava: “La medicina deve essere orientata solo alla salute, non al fatturato. Il sistema sanitario pubblico e privato è degenerato: funziona con i rimborsi a prestazione: più prestazioni fa il medico, più incamera soldi sotto forma di rimborsi. È un conflitto di interessi pazzesco”.

Spesso alludeva al fatto che la medicina moderna guardava più la malattia (anche se talvolta assente nel paziente, con la conseguenza di cure non essenziali), piuttosto che la salute, che deve stare al primo posto.

L’attività della sua Organizzazione quindi arrivò persino in italia, originariamente per l’aiuto dei migranti. Successivamente la domanda di una buona parte della popolazione italiana che non sapeva districarsi nella burocrazia sanitaria del Belpaese o che non aveva i soldi per pagare il ticket, spinse l’organizzazione a costruire dei centri sanitarie in zone povere e depresse. Sono moltissimi i presidi di Emergency da Palermo a Venezia, nelle carceri laziali, in Calabria ed in molte altre regioni.

Più e più volte il fondatore di Emergency aveva attaccato la classe politica sul tema della sanità, in particolar modo sul binomio sanità pubblica-privata e sugli interessi di determinati politici in quest’ultima. Alla ‘Stampa’ così affermava il 22 aprile 2021: ″A oggi è tutto da ricostruire a cominciare dalla sanità territoriale. Non c’è un politico che spieghi perché la sanità privata funziona coi soldi pubblici. È un controsenso. È un settore a profitto garantito, dunque se lo facciano coi soldi loro″.

L’esperienza di Emergency si tradusse anche nel “Manifesto per una medicina basata sui diritti umani“, seguendo lo spirito ed i principi della “Dichiarazione universale dei diritti umani”:

DICHIARIAMO
il «Diritto ad essere curato» come un diritto fondamentale e inalienabile appartenente a ciascun membro della famiglia umana.

CHIEDIAMO QUINDI
la creazione di sistemi sanitari e progetti dedicati esclusivamente a preservare, allungare e migliorare la vita dei pazienti e basati sui seguenti principi:

Eguaglianza
Qualità
Responsabilità Sociale

Gino Strada e la politica

Negli ultimi periodi era stato al centro delle polemiche relative al tema immigrazione. Rispondeva senza peli sulla lingua a quella fazione politica che propugna lo slogan “aiutiamoli a casa loro”: “solo noi di Emergency da 25 anni li aiutiamo a casa loro (così nel 2019, ndr)”.

Andava in escandescenza quando si prese a parlare nel 2019 della suddivisione dei migranti tra gli Stati e il considerarli come numeri piuttosto che come persone. “Gli esseri umani non sono sacchi di patate, che vengono dirottati, tu ne prendi 10, io 15. Ma dico, siamo impazziti? Questo è un mondo di barbari. Qui stiamo tornando con le stesse logiche di tempi che speravamo non dovessero più presentarsi. Questa idea di un’Europa che si chiude con muri è un’idea che ha un nome molto chiaro: l’idea della fortezetta Europa è un’idea hitleriana”.

Sulla distinzione tra migranti economici e politici così rispondeva, forte di una esperienza in più di venti paesi che vivono la miseria: «È una distinzione ipocrita. I ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli quanto resisterebbero con un dollaro al giorno? Per milioni di persone la domanda non è ‘che cosa mangio stasera?’ , ma ‘mangio stasera?’. I politici europei non hanno idea di che cosa voglia dire morire di fame”.

Gino Strada aveva sferrato attacchi e provocazioni – mai fini a sé stesse – a tutti i principali attori politici, oltre che alle forze sovraniste sul tema migranti. Definì il governo Conte I un governo formato “per metà da fascisti, per metà da coglioni”.

A novembre 2020 si fece il suo nome per presiedere la gestione commissariale della sanità calabrese, ma poi così non fu. Il governo Conte II gestì male la vicenda in un momento acuto della crisi pandemica. Il suo nome era legato alla presenza di più presidi dell’Organizzazione Emergency nella regione, oltre che alla competenza ed al prestigio della figura.

E Strada così rispose sulla vicenda, dopo aver dato la propria disponibilità all’incarico e dopo lo sfumare di questa possibilità: “se l’Italia sposta verso il privato 25-30 miliardi di bilancio, non dobbiamo stupirci se poi arriva la ‘ndrangheta. La Salute non è più un diritto, ma un bene di mercato, legale e illegale. E le truffe alle Asl non sono un’esclusiva calabrese”.

Non risparmiava i suoi attacchi neppure ai partiti di sinistra, che avevano perso l’approccio pacifista. Parlava di una netta continuità tra la politica migratoria di Salvini con il ministro dell’Interni che lo aveva preceduto, Marco Minniti del PD. Oppure nel 2015 contro le politiche del governo di centro-sinistra sulla produzione di armi polemicamente diceva:”Matteo Renzi ha rivendicato e applaudito l’aumento vertiginoso delle esportazioni militari durante il suo governo”.

Il Covid e le conseguenze delle disuguaglianze

La necessità di una medicina egualitaria e globale è emersa con la lotta al Covid-19: le strategie devono essere comuni nei diversi paesi. Così, però, la politica non ha ritenuto. Il tema vaccino ne è la riprova ulteriore, oltre alla gestione dell’emergenza pandemica in toto.

Gino Strada spiegava le motivazioni per cui sarebbe stato proficuo sospendere i brevetti sui vaccini prodotti dalle case farmaceutiche. L’obiettivo era di rendere il vaccino, per davvero, un bene comune.

 Tuttavia non dare la possibilità di vaccinare zone ampie del mondo potrebbe essere una scelta pericolosa. Il virus si deve sconfiggere una volta per tutte. In ogni area del pianeta. Il fantasma di nuove varianti provenienti dalle zone meno vaccinate è dietro l’angolo. Se così dovese essere la miopia dell’occidente potrebbe vanificare quanto fatto fino ad ora.

Così strada afferma nell’aprile 2021:

Li abbiamo abbandonati a loro stessi. In Sudan hanno fatto i tamponi al personale sanitario. Su milletrecento medici ed infermieri i positivi erano il 70%. A Khartoum addirittura l′80%. L’Occidente è miope. Le mutazioni del virus rischiano di rendere obsoleti i vaccini. Se il virus non si ferma anche in Africa poi ce lo ritroviamo mutato in casa nostra.

Il capitolo Afghanistan

Gino Strada è vissuto complessivamente 7 anni in Afghanistan. Emergency è presente con 3 centri chirurgici, un centro maternità con reparto pediatrico, una rete di primo soccorso e l’assistenza medica ai detenuti delle carceri.

L’ultimo suo intervento pubblico è stato con un articolo uscito lo stesso giorno della sua morte e intitolato “Così ho visto morire Kabul”. In questo articolo denunciava le modalità in cui è scaturito l’intervento degli Stati Uniti e dei paesi occidentali. La guerra è iniziata dopo l’11 settembre, ma già da prima c’era il sentore delle ostilità nell’aria e scriveva:

“Ufficialmente l’Afghanistan veniva attaccato perché forniva ospitalità e supporto alla “guerra santa” anti-Usa di Osama bin Laden. Così la “guerra al terrorismo” diventò di fatto la guerra per l’eliminazione del regime talebano al potere dal settembre 1996, dopo che per almeno due anni gli Stati Uniti avevano “trattato” per trovare un accordo con i talebani stessi: il riconoscimento formale e il sostegno economico al regime di Kabul in cambio del controllo delle multinazionali Usa del petrolio sui futuri oleodotti e gasdotti dall’Asia centrale fino al mare, cioè al Pakistan.”

L’Italia si accodò all’alleato atlantico, con il voto del 92% dei parlamentari e partecipando ad una guerra offensiva non consentita dalla Costituzione. L’Italia ha speso 8,5 miliardi di Euro. Gli Stati uniti ben 2 mila miliardi di dollari. Strada commentava: “ Le grandi industrie di armi ringraziano: alla fine sono solo loro a trarre un bilancio positivo da questa guerra. Se quel fiume di denaro fosse andato all’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una grande Svizzera.”

A qualche giorno dalla sua morte le notizie che arrivano dal paese asiatico sono molto tristi. Le ambasciate dei paesi occidentali sono state smantellate ed in migliaia fuggono. I civili cercano una via di fuga, temendo le rappresaglie dei Talebani oramai di nuovo al potere.

Dopo 20 anni di guerra ecco quel che è rimasto secondo il defunto fondatore di Emergency:

“Oggi l’esito di quell’aggressione è sotto i nostri occhi: un fallimento da ogni punto di vista. Oltre alle 241 mila vittime e ai 5 milioni di sfollati, tra interni e richiedenti asilo, l’Afghanistan oggi è un Paese che sta per precipitare di nuovo in una guerra civile, i talebani sono più forti di prima, le truppe internazionali sono state sconfitte e la loro presenza e autorevolezza nell’area è ancora più debole che nel 2001.”

Il 16 agosto il coordinatore medico del centro per vittime di guerra di Emergency a Kabul, Alberto Zanin, in un briefing ha parlato del fatto che si respiri una sorta di ‘nuova normalità’, nonostante la paura palpabile. La speranza di Emergency è quella di poter continuare a lavorare ed ad aiutare chi ne avrà bisogno nel paese, nonostante le vicissitudini politiche.

Addio Gino

È facile lodare la grandezza di una persona, specie nel momento in cui non c’è più.

Tanti hanno espresso parole di cordoglio e lodi nei confronti di Gino Strada, che è venuto a mancare il 13 Agosto 2021. Probabilmente la cosa più nobile che si possa fare, vivendo in un mondo rigonfio di comodità ed ipocrisie, è cercare di fare quel “pezzettino” sopracitato.

Cercare di dare una mano, ciascuno come può. Aggiungere una goccia a quanto già c’è, per alleviare una goccia del sudore delle sofferenze altrui. In maniera concreta e sfuggendo da quelle declamazioni, parole e principi odiate da Strada- se non accompagnate dal gesto pratico.

Non ch’io voglia oppormi ai ritratti di marmo e di bronzo, ma, come il volto degli uomini, anche l’effigie del volto è fragile e peritura; immortale è l’immagine spirituale, che tu puoi serbare e riprodurre non come materia esterna modellata dall’arte, bensì con la tua personale condotta di vita. Tutto quello che in Agricola abbiamo amato, tutto quello che in lui abbiamo ammirato rimane e rimarrà fermo nell’animo degli uomini per l’eternità del tempo nel ricordo delle sue imprese.

De vita et moribus Iulii Agricolae, Tacito

Così Tacito conclude l’opera che celebra la memoria di suo suocero Giulio Agricola, rappresentato come uomo giusto che si contraddistinse per virtù. Tacito erge un vero e proprio monumento di quanto fatto in vita da Agricola, che resterà ai posteri come spirito ed exemplum manifesto cui attingere.

Di Gino Strada allo stesso modo si deve comprendere l’importanza dell’operato, senza perdersi in esaltazioni buonisti e fini a sé stesse. Le statue e i ritratti sono inutili senza carpire lo spirito e la grandezza di chi vi è ritratto. Il monumentum vitae è qualcosa di inscalfibile, che rimarrà fermo nell’animo degli uomini.

Addio Gino.

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