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RECOVERY FUND: FUGA DALLA BONUSPATIA

In questo periodo di crisi economica non si è parlato altro che di Bonus. Bonus di ogni tipo e pronti ad aiutare chiunque, tracimando in favoritismi e privilegi per certe classi sociali. Il Recovery Fund riuscirà a salvarci da questa “Bonuspatia” italiana?

Durante mesi di polemiche televisive e dibattiti politici che quasi da sempre mancano il bersaglio, l’Italia ha sempre mostrato il proprio vittimismo additando l’Unione Europea di mancanza di solidarietà. Si parlava di indifferenza ed egoismo sotto ogni punto di vista: a partire dall’immigrazione sino alla presunta avversione dell’UE di garantire dei sussidi economici ai vari paesi membri. C’era anche chi invocava l’uscita dall’Euro: ovviamente gli screanzati sovranisti. L’Unione Europea non era rimasta in silenzio di fronte a queste polemiche e, a luglio, aveva risposto con un importante strumento per aiutare i paesi membri a rialzarsi dall’odierna crisi: il Recovery Fund.

RECOVERY FUND

Detto strumento è stato inaspettatamente avanzato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron. A seguito di scontri e discussioni in Consiglio Europeo, il progetto a metà luglio ha preso forma ed è divenuto realtà. Si tratta di un pacchetto da 750 miliardi di euro finanziato dal Commissione Europea e distribuito tra i paesi europei nel 2021. Il tutto condividendo il rischio e rendendo molto vantaggioso il tasso di interesse. Secondo diverse stime all’Italia andrebbero 208 miliardi di euro, da suddividere in 81 miliardi a fondo perduto e 127 miliardi in prestiti.

Ma siamo realmente certi che l’Italia riuscirà a spenderli in modo efficiente e, almeno questa volta, senza mancare il bersaglio?

LA BONUSPATIA ITALIANA

Spendere bene questi fondi significa implementare delle riforme capaci di garantire una crescita di lungo periodo dell’economia italiana (ormai stagnante da quasi 20 anni). Dovrebbe infatti trattarsi di investimenti in grado di risollevare il nostro paese, ma il monito delle attuali decisioni del governo non parrebbe tanto longevo a causa delle classiche “mance elettorali” che ad oggi hanno preso la forma dei c.d. Bonus. A partire da febbraio ne sono stati lanciati una miriade sperando che potessero risollevare l’economia. Alcuni di detti bonus sono stati utili per sostenere delle minoranze in difficoltà, mentre molti di essi (a partire dal bonus PC e dal bonus bici e monopattini sino al bonus baby sitter) paiono essere un vero e proprio sperpero di denaro.

Come dichiarato dall’economista Carlo Cottarelli su La Stampa, questi provvedimenti presi non avranno alcun effetto nel lungo periodo bensì si tratterà di “spese inutili con effetto potenzialmente espansivo nel breve periodo”. Il decreto agosto è la prova di una politica affetta da “breve-termismo” con decisioni economiche che gravano sul debito pubblico (a cui aggiunge ulteriori 25 miliardi di deficit pubblico) in via permanente. Continua Cottarelli: “se si devono prendere misure espansive meglio fare qualcosa che sia utile nel lungo periodo”. Piuttosto che spendere a deficit  sarebbe molto più utile spendere con intelligenza i soldi del Recovery Fund implementando delle riforme strutturali.

RECOVERY FUND E RIFORME

L’Italia è un po’ in ritardo considerando che la Francia ha già presentato il suo France Rilance in cui utilizzerà il 40% delle risorse del Recovery Fund. Il piano di rilancio dell’economia francese si basa su tre pilastri: transizione verde, competitività e coesione sociale. Invece noi?

Forse, gennaio. Prendiamocela comoda!

Il Recovery Fund è un’opportunità che non va sprecata. Si tratta di fondi ingenti a basso costo che, se spesi adeguatamente, potrebbero rilanciare l’economia italiana e non solo. Il nostro paese dovrebbe affrontare diverse riforme (principalmente andando a toccare giustizia, fisco, lavoro e istruzione), conditio sine qua non per raggiungere gli obiettivi imposti dall’UE: la crescita del PIL, la creazione dei posti di lavoro e un importante impegno verso la transizione verde e digitale.

Staremo a vedere se arriveranno delle vere e proprie riforme, piuttosto che bonus lanciati quasi fossero polpette.

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