L’omicidio di Abe Shinzō, ex Primo Ministro del Giappone, ha sconvolto la popolazione e la comunità internazionale. Personaggio divisivo e al contempo illuminante, Abe è stato il politico più influente del Giappone degli ultimi decenni.
Abe Shinzō, ex Primo Ministro giapponese, è morto l’8 luglio 2022 all’età di 67 anni a seguito di alcuni colpi di arma da fuoco esplosi durante un comizio che si teneva nella città di Nara.
Enfant prodige della politica giapponese, Abe è stato il più giovane Primo Ministro del Giappone dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nonché il più longevo. A capo del governo per quattro volte, si è imposto come la figura politica più rappresentativa del Giappone dal dopoguerra in avanti.
Abe Shinzō: la biografia
Nato a Tōkyō il 21 settembre del 1954, Abe Shinzō proveniva da una famiglia illustre e controversa. Suo nonno materno, Kishi Nobusuke, fu membro del governo durante la Seconda Guerra Mondiale e pianificatore industriale della Manciuria negli anni dell’occupazione giapponese. Venne imprigionato dagli statunitensi come criminale di guerra di “classe A”. Dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 1948, Kishi Nobusuke contribuì alla fondazione del Partito Liberaldemocratico (LDP) e fu Primo Ministro Giapponese dal 1957 al 1960. Lo stesso incarico fu poi ricoperto dal prozio Eisaku Sato dal 1964 al 1972.
Anche dal lato paterno l’albero genealogico è di assoluto rilievo: il nonno, Abe Kan fu parlamentare negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale e oppositore del militarismo giapponese, mentre il padre, Abe Shintaro, giornalista del Mainichi Shimbun, ricoprì la carica di Ministro degli Esteri dal 1982 al 1986.
Il giovane Abe, dopo aver ricevuto un’educazione privata, studiò scienze politiche all’Università Sekei di Tōkyō dove si laureò nel 1977, per poi proseguire gli studi negli Stati Uniti alla University of Southern California.
Ritornato in patria, Abe lavorò per la Kobe Steel Ldt, un’importante azienda attiva nel settore del ferro e dell’acciaio, per poi iniziare la sua carriera politica in seno al Partito Liberaldemocratico.
Nel 1987 sposò Matsuki Akie, figlia del presidente di Morinaga, azienda del settore dolciario. Dal matrimonio non nacquero figli.
La carriera politica di Abe Shinzō
Negli anni ‘80 divenne segretario del Ministero degli Esteri, dicastero allora presieduto dal padre Abe Shintaro, mentre nel 1993 divenne membro della Camera Bassa della Dieta, il Parlamento giapponese, in qualità di rappresentante della prefettura di Yamaguchi.
Da allora Abe ha ricoperto diversi ruoli tra i quali direttore della Divisione Affari Sociali, Vicesegretario e Segretario di Gabinetto e Segretario generale dell’LDP.
Abe fu capo negoziatore per la restituzione dei cittadini giapponesi rapiti dalla Corea del Nord. In quella veste, nel 2002, accompagnò l’allora Primo Ministro Koizumi Jun’ichirō a incontrare Kim Jong-il.
Esponente del fronte nazionalista della politica giapponese, Abe salì al potere per la prima volta nel settembre del 2006 a seguito delle dimissioni di Koizumi. Venne nominato il 26 settembre, divenendo il più giovane Primo Ministro dal dopoguerra, ma si dimise un anno dopo per motivi di salute. Abe, infatti, soffriva di rettocolite ulcerosa cronica, la stessa malattia che lo costringerà alle dimissioni anche nel 2020.
Nel 2012 venne eletto Segretario dell’LDP, in un momento di forte instabilità politica. In quel periodo, infatti, si susseguirono diversi governi di entrambi gli schieramenti, due del Partito Liberaldemocratico di centro-destra e, evento quasi unico nella storia recente del Giappone, tre del partito Democratico del Giappone (JPD) di centro-sinistra. Nel dicembre dello stesso anno condusse una campagna elettorale in vista delle elezioni per la Camera dei Rappresentanti. I risultati elettorali furono una vittoria schiacciante: il partito di Abe si aggiudicò 294 seggi su 480.
Divenuto nuovamente Primo Ministro, mantenne la carica in tre differenti governi (2012-2014; 2014-2017; 2017-2020) per poi rassegnare le dimissioni il 16 settembre del 2020 a causa del riacutizzarsi dei suoi problemi di salute.
La politica di Abe Shinzō
La vittoria alle elezioni rappresentò il momento di ascesa di Abe Shinzō e lo portò, in pochi anni, a diventare l’uomo politico più rilevante della storia del Giappone contemporaneo.
Politica interna
Durante il suo primo mandato, la politica di Abe si concentrò su questioni sociali, con forte accento sul sistema pensionistico e dell’assicurazione sanitaria, nonché sui criticati programmi di educazione scolastica volti a riscrivere i manuali di storia in uso agli studenti e ad incoraggiare un forte patriottismo tra i giovani giapponesi.
Rilevante dal punto di vista istituzionale fu la riforma che permise all’Agenzia per la Difesa del Giappone di ottenere lo status di Ministero a tutti gli effetti.
Esponente di spicco dei conservatori giapponesi, nel 2006, Abe, a seguito della nascita del principe Hisahito, nipote del principe ereditario, decise di abbandonare la revisione della legge sulla casa imperiale del 1947 che avrebbe permesso alla figlia del principe ereditario, Toshi, di succedere al trono.
Politica economica
Il piano economico del nuovo Primo Ministro, soprannominato “Abenomics” – mai attuato nella sua interezza e che portò a risultati altalenanti -, si basava sulle cosiddette “tre frecce” (nome ispirato alla leggenda che vede protagonista il Daimyo Mōri Motonari): il tentativo di portare l’inflazione al 2%, l’aumento della spesa pubblica e l’implementazione di riforme strutturali, vertenti principalmente sulla liberalizzazione del commercio e l’ampliamento delle politiche di assistenza all’infanzia, per consentire a un maggior numero di donne di entrare nel mondo del lavoro.
Nel 2018 lavorerà per approvare un nuovo regolamento sull’immigrazione, finalizzato ad aumentare il numero di permessi di soggiorno per lavoro, nell’ambito delle politiche atte a rispondere alla carenza di manodopera del paese causate dall’invecchiamento della popolazione giapponese.
Proprio su quest’ultimo punto, Abe ha spesso espresso la preoccupazione per la decrescita demografica che il Giappone vive da un decennio, senza però riuscire a varare politiche capaci di invertire la tendenza.
Scarsi risultati furono registrati anche nelle politiche del lavoro, soprattutto per quanto riguarda il contrasto al fenomeno del karoshi, la morte da eccesso di lavoro, causato da una cultura che spinge i lavoratori giapponesi a fare numerose ore di straordinari non retribuiti.
Politica estera
Relativamente agli affari esteri, invece, assolutamente importante fu il tentativo di promuovere la firma di trattati multilaterali con i paesi asiatici e oceanici, nonché di approfondire i rapporti con gli Stati Uniti.
Il punto di svolta avvenne durante la presidenza Obama, quando nel 2015 il Giappone spinse per la conclusione delle consultazioni e la firma del Partenariato Trans-Pacifico (TPP), un progetto finalizzato alla regolamentazione degli investimenti regionali, cui hanno preso parte diversi paesi asiatici e dell’area del Pacifico. Il trattato fu firmato il 4 febbraio 2016 a Auckland, in Nuova Zelanda.
Il TPP venne fortemente depotenziato proprio in concomitanza con la sua entrata in vigore quando, nel 2017, il presidente statunitense Trump firmò un ordine esecutivo per ritirare gli Usa dal trattato.
Abe, tuttavia, mantenne in vita il progetto, mettendo il Giappone a capo del partenariato e, l’8 marzo del 2018 a Santiago del Cile, fu sottoscritto il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP o TPP11) da Giappone, Singapore, Vietnam, Brunei, Malaysia, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Cile, Messico e Perù.
Il governo Abe, inoltre, ha lavorato affinché le imprese giapponesi investissero maggiormente nei paesi asiatici, in particolare del sudest asiatico e ha approfondito i rapporti con Taiwan, il tutto nell’ambito di una strategia di contrasto all’aumento dell’influenza cinese nella regione.
Difesa e strategia
Le politiche più rappresentative della carriera politica di Abe sono quelle relative alla rielaborazione della strategia del Giappone nel quadrante asiatico, con particolare sguardo al tema della difesa nazionale e del superamento dell’articolo 9 della Costituzione, il quale obbliga il Giappone a rinunciare alle forze armate e alla guerra quale sovrano diritto della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per la risoluzione delle dispute internazionali.
Nell’ambito della ridefinizione della strategia giapponese, Abe fu l’ispiratore del concetto geopolitico di Indo-Pacifico: Nel 2007, l’allora Primo Ministro, in un discorso al Parlamento indiano, parlò della “confluenza dei due mari”, un’espressione utilizzata per porre all’attenzione dei paesi asiatici – e occidentali – l’importanza della libera navigazione e della libera circolazione di merci, persone, servizi etc., minacciati dalla sempre maggiore assertività della Cina nel Mar Cinese Meridionale.
La nuova strategia elaborata da Abe e i suoi consiglieri, allora sintetizzata nell’espressione “Arco della libertà e della prosperità” – poi divenuta “Indo-Pacifico Libero ed Aperto” o FOIP (Free and Open Indo-Pacific) -, mirava a promuovere una serie di attività in collaborazione con i paesi che condividono i valori universali della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Il riferimento ai paesi democratici, chiaramente strumentale, individuava gli attori principali dell’area: Giappone, Australia e India, ai quali si aggiungevano gli USA. Quella proposta di alleanza, che oggi è diventata il Quadrilateral Security Dialogue (Quad), passando prima per il concetto “Democratic Security Diamond”, vide in Abe Shinzō uno dei principali ispiratori.
Contemporaneamente, Abe, nell’ambito della politica del “pacifismo proattivo”, mise in campo una serie di misure che andavano dal riammodernamento delle forze di autodifesa giapponese (Jieitai), alla creazione nel 2013 del Consiglio di Sicurezza Nazionale giapponese, definendo poi la prima Strategia di Sicurezza Nazionale nella storia del Giappone.
Abe si è impegnato anche a contrastare le pretese territoriali cinesi nel Pacifico, oltre ad aver intrapreso una disputa con la stessa Cina in merito alla questione della sovranità territoriale delle isole Senkaku, riesplosa nell’ultimo decennio.
La modifica dell’articolo 9 della Costituzione giapponese
Tra i suoi progetti più ambiziosi e importanti va annoverato il tentativo di modifica dell’articolo 9 della Costituzione che vieta al Giappone di avere forze armate e impone il rigetto totale della guerra, con l’unica eccezione dell’impiego minimo e indispensabile della forza in caso di attacco diretto sul territorio giapponese.
Pur non riuscendo ad emendare la Costituzione, nel 2015, nonostante le forti critiche della popolazione, il Governo Abe riuscì a far passare una legge interpretativa che introdusse il concetto di “Autodifesa collettiva”, secondo la quale la sicurezza del Giappone poteva essere salvaguardata militarmente anche in un territorio diverso da quello dell’arcipelago, non definibile geograficamente, a condizione che l’ipotetica crisi fosse in grado di minacciare direttamente il “diritto delle persone alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”.
Critiche e controversie
Abe Shinzō è stato, nel corso degli anni, al centro di numerose critiche e scandali che hanno toccato le sue amministrazioni e direttamente la sua persona.
Nel corso del primo mandato i critici hanno puntato il dito verso l’incompetenza e la corruzione di molti dei ministri da lui nominati, in particolare quelli al Ministero dell’Agricoltura. Nel corso degli anni, poi, si sono succeduti numerosi scandali per corruzione che hanno coinvolto personalità vicine ad Abe.
Anche nei successivi mandati la figura di Abe fu al centro di numerosi scandali, tra i quali il Moritomo Gakuen, il Kake Gakuen egli scandali olimpici.
Il primo riguardava una vendita di terreni di proprietà statale ad un prezzo irrisorio finalizzati alla costruzione di un istituto scolastico privato shintoista di forte stampo nazionalista. La vendita ad un prezzo inferiore dell’80% a quello del mercato, si presume fosse dovuta agli stretti legami tra il direttore dell’istituto Yasunori Kagoike e la moglie di Abe, con il coinvolgimento di funzionari del Ministero dell’istruzione e membri del partito Liberaldemocratico.
Lo scandalo del Kake Gakuen,invece, riguardava favoritismi che Abe avrebbe concesso ad un amico di lunga data per l’apertura del dipartimento di veterinaria di un’università dello Shikoku.
Quanto agli scandali olimpici, questi hanno riguardato diverse figure che hanno partecipato all’organizzazione dei Giochi, tra i quali il capo del Comitato organizzatore di Tōkyō 2020, Mori Yoshiro, dimessosi dopo aver fatto commenti sessisti nel corso di una riunione del Comitato Olimpico; il capo creativo delle Olimpiadi di Tōkyō, Sasaki Hiroshi, anch’egli resosi protagonista di commenti sprezzanti rivolti ad una popolare intrattenitrice giapponese; il direttore della cerimonia di apertura, Kobayashi Kentaro, dopo che sono emerse vecchie battute sull’Olocausto e il musicista Oyamada Keigo, a causa di un’intervista del 1995 nella quale ammetteva di essere stato protagonista di atti di bullismo nei confronti dei suoi compagni di classe dell’epoca, tra i quali uno affetto da handicap.
Forti polemiche, poi, si sono registrate nel corso degli anni, in particolare dalla Cina e dalla Corea.
Nel 2013 e nel 2020 Abe si è recato in visita presso il Santuario Yasukuni, fondato nel 1869 per commemorare tutti i giapponesi morti durante le guerre combattute dal paese. Il tempio, che conserva le urne e ha registrato i nomi di diversi criminali di guerra condannati, incluse 14 persone processate e condannate per crimini di guerra di classe A durante la Seconda Guerra Mondiale, è considerato dai paesi vicini il simbolo dell’imperialismo e dell’aggressione giapponese.
La questione è particolarmente sentita in Cina e in Corea: per la Cina a causa soprattutto del massacro di Nanchino, avvenuto tra il dicembre 1937 e il gennaio 1938, quando i soldati giapponesi uccisero circa 300.000 persone, mentre per la Corea a causa del tentativo di cancellazione della cultura che avvenne durante l’occupazione giapponese, nonché per la questione delle “donne di conforto”: donne coreane schiavizzate a fini sessuali dai soldati giapponesi.
Nel 2015 Abe tentò di risolvere definitivamente la controversia con la Corea del Sud siglando un accordo con il quale venivano poste le scuse a nome del popolo giapponese e inviate compensazioni economiche pari a 9 milioni di dollari alle donne vittime dei soldati giapponesi ancora in vita.
L’accordo, tuttavia, fu stralciato dal presidente sudcoreano Moon Jae-in che lo definì pieno di “difetti significativi in termini di procedure e contenuti” e rimandò al futuro la risoluzione della questione storica.
La morte
L’8 luglio 2022 Abe Shinzō muore a Nara a seguito di un attentato condotto dal 41enne Tetsuya Yamagami. L’uomo, un ex militare della marina giapponese, nel corso di un comizio al quale stava partecipando l’ex Primo Ministro, ha esploso dei colpi di arma da fuoco con una pistola artigianale.
L’ex premier giapponese, colpito al cuore e al collo, era in stato di arresto cardiaco già sul luogo dell’attentato. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Nara, verrà curato da un’équipe di 20 medici, che però non riusciranno a fermare le emorragie causate dai colpi. L’ex Primo Ministro, l’uomo politico più rilevante del Giappone dal dopoguerra in avanti, morirà all’età di 67 anni.

