Bundestag dov'è eletto Merz
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CHI È FRIEDRICH MERZ, IL NUOVO LEADER DELLA CDU

23 Dicembre 2021

Da due settimane la Germania ha un nuovo governo guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz e formato da SPD, Bündnis 90/Die Grünen e FDP. Si è chiusa così l’era di Angela Merkel, cancelliera dal 2005 al 2021 e contestualmente presidente del suo partito, la CDU, dal 2000 al 2018. Dopo tre anni in cui si sono avvicendati Annegret Kramp-Karrenbauer e Armin Laschet, entrambi vicini alla gestione precedente, gli iscritti all’Unione Cristiano Democratica hanno designato come nuovo leader Friedrich Merz.

Chi è Friedrich Merz

Merz appartiene a una famiglia conservatrice di Brilon, una cittadina collocata nella parte orientale della regione del Nordreno-Westfalia. Il sessantaseienne, dopo aver svolto il servizio militare, ha studiato legge alla Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn e alla Philipps-Universität di Marburg. È stato ammesso all’avvocatura nel 1986, ma ha anche lavorato come giudice in prova presso il tribunale regionale di Saarbrücken. Si è sposato con Charlotte Gass, direttrice del tribunale di Arnsberg, dalla quale ha avuto due figlie.

Merz è considerato il principale antagonista storico della Merkel dentro la CDU, ma, proprio a causa del lungo dominio di frau Angela, nello scorso decennio ha interrotto la propria attività partitica e ha lavorato come lobbista e manager. Questo gli ha permesso di accumulare un grande patrimonio, che consta di diversi milioni di euro anche se lui si autodefinisce appartenente alla classe media.

Ha lavorato dal 2005 nell’ufficio di Düsseldorf dello studio legale internazionale Mayer Brown. Dal 2009, inoltre, il neoleader della CDU ha diretto consiglio di sorveglianza di Wepa, una società specializzata in forniture per farmacie. A partire dal 2016 è stato anche capo del consiglio di sorveglianza presso l’asset manager Blackrock Germany. È stato, in aggiunta, a capo del comitato di controllo dell’aeroporto di Colonia-Bonn e membro del consiglio di sorveglianza di HSBC Germany, una banca privata. Infine, ha fatto parte del consiglio di amministrazione del costruttore di treni svizzero Stadler Rail. Per evitare conflitti di interesse, Merz ha rassegnato le proprie dimissioni da questi quattro incarichi prima di tentare l’ascesa nel partito.

In politica

Merz è entrato nella CDU a 17 anni, iniziando come attivista nella sua città. Nel 1989 è stato eletto europarlamentare. Dal 1998 al 2000 e dal 2002 al 2004 è stato vicepresidente del gruppo parlamentare CDU/CSU, mentre nei due anni centrali ne è stato presidente. Membro del Bundestag per tre mandati consecutivi dal 1994 al 2009, è stato rieletto nel 2021 nel distretto dell’Hochsauerlandkreis. Sin da subito è stata apprezzata la sua elegante abilità oratoria, ma allo stesso tempo, tuttavia, arroganza e irruenza si sono dimostrati i suoi punti deboli, sui quali ha lavorato molto nel corso della sua lunga carriera.

Nel 2018 si è candidato per sostituire Angela Merkel alla presidenza del partito contro Annegret Kramp-Karrenbauer e Jens Spahn. AKK ha vinto di soli 25 voti, ma la sua leadership, sostenuta dall’allora cancelliera Merkel, è durata poco. Oltre a una serie di gaffes, hanno pesato non solo le quattro dure sconfitte alle elezioni locali, ma soprattutto la vittoria in Turingia di Thomas Kemmerich, a causa del sostegno inaspettato da Alternative für Deutschland. Era chiaro che il peso di Merz, sostenuto anche da pesi massimi del partito come Wolfgang Schäuble, fosse destinato ad aumentare. Infatti, dal 2019 è vicepresidente del Consiglio Economico della CDU.

A gennaio 2021, poco prima delle elezioni, si è tenuto un nuovo congresso dell’Unione Cristiano Democratica, con l’obiettivo di scegliere il candidato cancelliere. Merz si è presentato anche in quella occasione, sfidando Armin Laschet, centrista vicino alla Merkel, e il giovane Norbert Röttgen. Merz ha perso anche questo ballottaggio di pochi voti, ma il trend di consenso decrescente della CDU gli ha permesso di restare alla finestra diversamente da quanto era accaduto all’inizio degli anni 2000.

Il momento di Merz

Il risultato deludente della CDU alle ultime elezioni, che ha implicato l’esclusione dei democristiani dal governo, è stato il colpo fatale per la mai decollata leadership di Laschet, in quale ha rassegnato le dimissioni a meno di due settimane dalla débâcle.

Così Merz stavolta ha sfidato Helge Braun e il già citato Röttgen. La consultazione degli iscritti è stata un successo per l’ex lobbista che, grazie al 62,1% dei voti, ha surclassato gli altri due competitor, bloccati rispettivamente a 25,8% e 12,1%. Va rammentato che ha votato il 66% degli aventi diritto, quindi circa 248.360 dei 400.000 complessivi. Pur non essendo vincolante, tale consultazione ha dato un’indicazione precisa ai delegati della CDU che si riuniranno tra il 21 e il 22 gennaio.

Le prospettive politiche

Rispetto ai tentativi precedenti, Merz ha deciso di essere più conciliante nei confronti delle anime moderate del partito, non rinunciando tuttavia ai tratti caratterizzanti della sua proposta politica. La grande maggioranza dei titoli su Merz sono stati sul genere “la CDU vira a destra” e, leggendo i pezzi, emergeva quasi sempre un (pre)giudizio negativo per questo fatto. La socialdemocratizzazione della CDU degli ultimi anni è un fatto incontestabile, in realtà le posizioni del nuovo leader si limitano a ricollocare l’Unione in un alveo più classicamente di centrodestra: meno intervento dello stato nell’economia e una visione più conservatrice della società. Quest’accoppiata spiega da sola perché l’establishment progressista lo consideri, sbagliando, alla stregua di Trump.

Le idee fondanti: liberismo ed europeismo

Non si può certo dire che chi lo definisce liberista sbagli, al di là del giudizio che si vuole dare al termine. Difensore del pareggio di bilancio, a cui auspica di tornare il prima possibile, è favorevole a tagliare le tasse e semplificare la burocrazia soprattutto per le imprese.

Critico della politica monetaria europea, è da sempre vicino alle posizioni dei paesi frugali. Pur essendo fermamente europeista, rimane scettico su una maggiore integrazione economica volta a rendere l’Unione Europea “un’unione dei trasferimenti o del debito”. Allo stesso tempo, in uno spirito spiccatamente atlantista, maggiore rispetto all’era Merkel, è un sostenitore della politica estera e di difesa comuni, al fine di incidere di più a livello internazionale.

Le idee controverse: clima e diritti civili

Merz ha definito la politica climatica “la questione numero uno”, ma mantiene un atteggiamento prudente rispetto al radicalismo dei verdi e degli obiettivi comunitari. Ha attaccato molto duramente le organizzazioni ambientaliste a suo avviso poco pragmatiche, definendole un problema per la democrazia e avverse all’economia sociale di mercato. Contrariamente a quasi tutti gli altri attori politici tedeschi, ha espresso disapprovazione per l’abbandono del nucleare. In generale, non si può dire che il leader in pectore della CDU sia indifferente alle tematiche ambientali né che sia un ecologista massimalista.

Le posizioni più controverse di Merz sono da ravvisare nell’ambito dei diritti civili. Recentemente ha bollato come “non prioritario” il dibattito sui pronomi di genere. Al 2018, invece, risale una dichiarazione controversa sull’omosessualità, per la quale quest’ultima non sarebbe stata una questione di pubblica rilevanza finché non avesse riguardato i bambini. Tuttavia, si è pronunciato recentemente favorevole all’adozione da parte di coppie omogenitoriali non sposate (per quelle sposate è già possibile dal 2017), in contrasto con diversi esponenti della CDU.

Per quanto riguarda la politica migratoria, invece, la proposta è di stringere le maglie. Fa ancora discutere il fatto che nel 2000 Merz abbia sdoganato il termine Leitkultur, coniato dal sociologo arabo-tedesco Bassam Tibi pochi anni prima. Esso si inseriva nella sua critica al multiculturalismo, suggerendo che gli immigrati dovessero adattarsi allo stile di vita occidentale (e tedesco) per assimilarne i valori. Da allora Merz è rimasto tra i più intransigenti su questa materia. Nel 2015 ha definito “grande gesto umanitario” la scelta della Merkel di risolvere parzialmente la crisi migratoria con un’accoglienza massiva. Allo stesso tempo non ha lesinato critiche sui modi con cui si prese tale decisione ed ha auspicato che il provvedimento fosse una tantum. A inizio 2021 si è detto contrario ad accettare rifugiati provenienti Bosnia e Grecia, sostenendo la necessità di una politica comune di asilo in loco.

Il non-rapporto con AfD

Chi immagina che, analogamente a ciò che accade in Italia, questa svolta a destra si traduca in un’apertura verso AfD sbaglia di grosso. In molti, tuttavia, ricordano una dichiarazione che ha fatto scalpore nel 2019: “avrei eletto un vicepresidente dell’AfD nel Bundestag molto tempo fa”. Aggiunse poi: “Questo partito ha ottenuto il 12.6 per cento, ha preso milioni di voti. Non è stato né bandito né classificato come incostituzionale.”

La conventio ad excludendum nei confronti di AfD è tuttavia consolidata, giacché non esistono scenari che contemplino alleanze con l’estrema destra. Merz, infatti, non è mai andato oltre la legittimazione di AfD. Quello che pochi ricordano, infatti, è il seguito di quella dichiarazione in cui spiegava che la CDU non dovesse dialogare con Alternative für Deutschland perché: “ci deve essere una demarcazione molto chiara e nitida dall’estremismo politico”. Inoltre, nel 2018 ha definito AfD un “partito apertamente nazionalsocialista con sfumature antisemite” e la CDU un partito di centro, “nettamente demarcato” da quella destra, in cui semplicemente dev’esserci posto anche per voci meno centriste.

La strategia di Merz

Sgomberato il campo da ipotesi evidentemente irrealistiche, bisogna sottolineare l’aperto tentativo di Merz di contrastare il deflusso di voti verso AfD. Anche per questo l’impronta di Merz tende a essere meno socialdemocratica e più conservatrice.

Il nuovo leader ha assicurato al nuovo governo che l’opposizione della CDU sarà costruttiva, ma allo stesso tempo ha inasprito i toni nei confronti dei tre i partiti dell’Ampelkoalition e iniziato a ricucire il rapporto con gli alleati storici della CSU, con i quali di recente erano sorti diversi dissidi. Il rischio di questa strategia è che venga intaccato lo zoccolo duro merkeliano di questi anni e che venga raggranellato un numero esiguo di voti da destra, ottenendo un computo negativo. Allo stesso tempo è chiaro che l’elettorato tedesco apprezzi molto meno di prima l’impostazione che in passato ha garantito tanta prosperità alla CDU. Merz non è sicuramente un volto nuovo della politica tedesca e non potrà essere presentato come tale, difatti suoi avversari descrivono lui e le sue proposte come “da anni ’90”.

La strada per riportare la CDU a essere maggioritaria è in salita, anche visto il poco consenso ottenuto pochi mesi fa presso le generazioni più giovani, ma Merz sembra essere sicuro della propria ricetta. La sfida è aperta.

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