Sopra: Jake Archibald/Flickr Sotto: Photo by Davor Denkovski on Unsplash

Hamilton vs Verstappen: The winner takes it all?

24 Dicembre 2021

Lo sport attiva alcuni meccanismi veramente difficili da spiegare: memoria selettiva e manie di persecuzione sono sintomi molto comuni tra gli appassionati, ma ciò che mi impressiona costantemente è la capacità di un evento sportivo di isolare i suoi spettatori dal resto del mondo. Molti di noi se ne sono resi conto la scorsa estate, quando le nostre giornate si fermavano davanti ad uno schermo dal quale non riuscivamo a staccare gli occhi perché rapiti dalle gesta dei calciatori della Nazionale Italiana o degli atleti impegnati alle Olimpiadi di Tokyo 2021.

La caratteristica più interessante di questo “effetto calamita” è che può verificarsi letteralmente in qualunque luogo e interrompere qualsiasi attività. Ad esempio, l’ultima volta che ne sono stato vittima ero a Cuneo, a bordo di un’auto parcheggiata a bordo strada in compagnia di due miei colleghi. Dopo un weekend sulla neve avevamo deciso di fare una passeggiata in città prima di tornare a Milano e nonostante avessimo poco tempo i nostri sguardi erano fissi sul mio cellulare, sul quale si stavano percorrendo gli ultimi chilometri del campionato di Formula 1 2021.

Un problema ricorrente nella storia recente della Formula 1 è stato quello di aggiungere poesia e romanzo ad uno sport che diventa sempre più tecnico e “ingegneristico” in modo da renderlo facilmente accessibile anche ai nuovi appassionati. Il lavoro svolto in questo senso è stato molto efficace, e la punta di diamante di questa nuova strategia comunicativa è sicuramente la serie Netflix Drive To Survive, giunta ormai alla terza stagione e fenomenale nell’aggiungere profondità narrativa anche ad eventi normali in ambito Formula 1. Proprio per questo motivo viene facile immaginare gli autori della serie mentre si sfregano le mani di fronte a tutto il materiale televisivo che la stagione da poco terminata ci ha regalato. Mai come quest’anno lo stereotipo della F1 come lo sport perfetto per addormentarsi sul divano dopo il pranzo domenicale si è rivelato impreciso, visto che escludendo un paio di Gran Premi il resto dei weekend è stato pieno di colpi di scena hollywoodiani, grazie a ben 13 piloti con almeno un podio, diverse gare condizionate dal meteo e soprattutto ad una lotta per il titolo che ha visto la tensione tra Verstappen e Hamilton crescere di gara in gara in un climax che ha letteralmente raggiunto l’apice all’ultimo giro del Mondiale.

La sfida tra Lewis Hamilton e Max Verstappen è stata molto più di una semplice rivalità sportiva. Le loro profonde differenze in pista e fuori hanno dato vita ad un confronto tra due facce della stessa medaglia: quella dell’eccellenza. Hamilton, a bordo della Mercedes con cui ha demolito la F1 negli ultimi 7 anni, era a caccia dell’ottavo titolo mondiale che avrebbe rappresentato l’ennesimo record infranto dal britannico mentre Verstappen, pilota Red Bull, voleva trasformare il suo status da quello di eterna promessa a quello di contendente al titolo, trovando finalmente la continuità che gli era sempre mancata negli anni precedenti. I due si sono sfidati senza esclusione di colpi superandosi, provocandosi, scontrandosi (forse un pochino troppo) fino ad arrivare all’ultima gara in totale parità di punti, uno scenario verificatosi soltanto un’altra volta nella storia della Formula 1 e che ha trasformato il GP di Abu Dhabi, l’ultimo della stagione, in uno scenario “Winner takes all”.

I favori del pronostico pendono decisamente per il pilota britannico, vincitore delle ultime tre gare; inoltre la pista degli Emirati Arabi sembra sposarsi molto bene con le caratteristiche della Mercedes. La Red Bull si trova costretta a puntare tutto sulla partenza, ma Verstappen non è perfetto e si ritrova dietro il suo rivale alla prima curva, ritrovandosi quindi nello scomodo ruolo dell’inseguitore. La Red Bull prova a mischiare le carte in ogni modo ma a pochi giri dalla fine Hamilton continua spedito la sua marcia verso l’ottavo titolo mondiale. Tuttavia l’autore di questo splendido campionato non poteva mollare la penna senza un ultimo plot-twist ed ecco che al cinquantaduesimo giro il pilota della Williams Nicholas Latifi va in testacoda sbattendo contro le barriere e rimanendo fermo in pista. La direzione gara non ha dubbi: Safety Car. Hamilton non ha il margine per fermarsi e uscire davanti al suo rivale, che invece si ferma per montare gomme morbide. Iniziano in questo preciso istante degli attimi di confusione totale in cui il direttore di gara Michael Masi, in un evidente stato di confusione mentale, cambia idea per circa 20 volte in due giri e mezzo riguardo la gestione dei doppiati prima di far ripartire la gara per un solo, ultimo, giro. Una soluzione sicuramente TV-Friendly ma non troppo coerente col regolamento, visto che è stato permesso di sdoppiarsi esclusivamente alle auto che si trovavano tra Verstappen e Hamilton in modo da favorire il loro riavvicinamento in tempo utile per far ripartire la gara.

Alla ripartenza Verstappen, favorito dalla gomma soft, riesce a superare Hamilton e a conquistare la vittoria del tanto agognato titolo mondiale con il pubblico in visibilio in una “giornata che non dimenticheremo mai” come ha detto giustamente il commentatore di Sky Sport Carlo Vanzini. Naturalmente le polemiche non sono mancate, con la Mercedes che ha istantaneamente presentato due ricorsi per delle irregolarità avvenute nelle fasi finali della gara per i quali si è fatta assistere dal super-avvocato Paul Harris in una discussione andata avanti fino alle 23 ora locale, orario in cui è stata ufficializzata la vittoria di gara e campionato per Max Verstappen.

Com’era facile prevedere, le discussioni sono continuate su qualsiasi palcoscenico: sui social network (Hamilton, Verstappen e Michael Masi sono stati top trends su Twitter per giorni), sui canali d’informazione e anche nelle vite dei protagonisti, con Hamilton e Toto Wolff (CEO di Mercedes F1) assenti alla cerimonia di premiazione per la stagione appena terminata. La F1 per ora non ha annunciato nessun cambiamento alla sua gestione degli episodi di gara né a livello dirigenziale, nonostante Michael Masi sia sembrato decisamente in difficoltà lungo l’arco della stagione e soprattutto durante le ultime gare. Il povero Latifi, protagonista suo malgrado di questa lotta mondiale, ha pubblicato una bellissima lettera su Twitter in cui denuncia di aver subito un’enormità di insulti dopo il suo incidente ad Abu Dhabi. E noi appassionati? Non nego che qualche secondo dopo la fine della gara io e i miei colleghi eravamo ancora fermi a bordo strada, come a dire “E ora? È davvero tutto finito?”.

Purtroppo il mondiale 2021 è finito per davvero e non abbiamo nessuna garanzia sul fatto che il prossimo possa emozionarci anche solo la metà di questo. Sembra che Hamilton stia considerando il ritiro e, anche se mi sembra improbabile che accetti questo epilogo per la sua carriera, la sola paura di non vederlo più in pista è molto grande. I nuovi regolamenti potrebbero facilitare le battaglie in pista, ma non ci saranno certezze in merito fino a marzo 2022, quando inizierà una nuova stagione e avremo un riscontro a riguardo. Ma soprattutto sembra impossibile replicare l’epicità e la tensione che hanno contraddistinto questo indimenticabile campionato mondiale. È proprio vero: abbiamo assistito alla storia. La storia di un predestinato bollato troppe volte come incompiuto che ha corso 22 gare al limite della perfezione, non mollando mai nonostante un avversario che per tanti altri è stato semplicemente imbattibile. La storia di un uomo che ha frantumato qualsiasi record nell’arco della sua carriera ma che di fronte al fantasma di una sconfitta ha tirato fuori il meglio di sé, con l’entusiasmo e la forza d’animo di chi non ha assolutamente la pancia piena. La storia della Red Bull, che è riuscita a rompere quella che sembrava un’egemonia indistruttibile, e della Mercedes, che, messa con le spalle al muro, ha sì perso un po’ dell’aplomb che l’ha contraddistinta in questi anni ma si è tirata fuori dalle difficoltà vendendo cara la pelle fino all’ultimo istante.

Una storia nella quale parlare di vincitori e vinti è superfluo e discutere delle scelte a volte scellerate della direzione gara è quasi offensivo rispetto allo spettacolo a cui abbiamo assistito. In un mondo dove la cultura del risultato comanda fin troppe dinamiche delle nostre vite, la F1 ci ha dato una bellissima dimostrazione di come a volte la differenza tra vittoria e sconfitta sia fatta da dettagli ineccepibili o addirittura da colpi di fortuna. E allora la scena che voglio veramente ricordare è l’abbraccio finale tra Hamilton e Verstappen: due piloti spossati, consumati da una stagione estenuante, ma consapevoli di aver preso parte ad un duello che rimarrà scolpito nella storia.

Se come me soffrite già di nostalgia da Formula 1 vi consiglio di rivedere Rush, il film che parla della stagione 1976 e della rivalità tra Niki Lauda e James Hunt. La scena finale è un bellissimo faccia a faccia tra i due piloti, in cui le loro diverse filosofie si scontrano in maniera rispettosa, senza sopraffarsi a vicenda. La frase più bella però la pronuncia Lauda:

“A wise man gets more from his enemies than a fool from his friends”

Sono sicuro che sia Max che Lewis conoscano il film a memoria, ma solo dopo questo meraviglioso Mondiale comprenderanno fino in fondo il significato di questa frase.

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