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Photo by Adrian Swancar

“Cosa si prova a essere gay?”

25 Febbraio 2024

Quando in quinta elementare, dopo il laboratorio di “educazione all’affettività” (tutto basato sulle sole necessità riproduttive), un insegnante sente domandare “ma cosa si prova ad essere gay?“, deve strozzarsi in gola quel che pensa e sa. Deve farlo. Perché la “morale” non permette risposte a queste domande a scuola, soprattutto primaria. Perché la volontà politica del legislatore degli ultimi vent’anni ha bloccato, va detto, il processo formativo, o ha fatto fare passi indietro. Perché non è giusto appesantire il cuore di un bambino o una bambina descrivendogli lo stato di oppressione che una persona omosessuale viva nella vita, anche nel più liberale dei paesi occidentali. 

Come può, dopotutto, quell’insegnante dire a una bambina o a un bambino “si prova felicità e angoscia” per qualcosa che, comunque, è nella naturalità delle cose? Non può! Quella maestra si troverà costretta a sviare la domanda. O aggirando la risposta diretta o “scaricando” sulla studentessa o sullo studente un lavoro di ricerca sul termine e sui suoi significati. Consapevole che le informazioni che potrà reperire potranno essere o brutali o, semplicemente, viziate dal bigottismo reazionario della fonte.

Un mondo in cui le persone queer sono distrutte, massacrate. Anche dai propri “simili”. La queerfobia è un serio problema. Non superiore o in concorrenza con altri, beninteso. Ma è un problema drammatico che compartecipa del disastro umano, civile e sociale, in cui versa la civiltà contemporanea.

Non si parla di relativismo, quando si parla di fenomenologia queer. Non si tratta di condizioni aleatorie e relative, ma di realtà umane e sociali differenti dai paradigmi eteronormativi. I quali impongono una donna e un uomo in quanto nati così che devono entrare in relazione per il solo scopo di procreare. Impongono, cioè, una “meccanica statica” (per mutuare un termine dalla fisica).

Non è concesso piacere, non è concesso altro scopo, non è contemplata altra ragione in una relazione. Eppure, già solo rispetto a questo persino papa Paolo VI risultò anni luce avanti nella sua enciclica Humanae Vitae: pur non contemplando contraccettivi, parlava di una ragione più ampia nel connotare il rapporto tra due persone, vale a dire l’essere interamente l’uno dell’altro con tutto sé stessi. Non fu un caso se quell’enciclica, nel 1967, scontentò e sconvolse non solo chi si aspettava un’apertura totale a preservativi, spirali e pillole anticoncezionali, ma anche i cattolici benpensanti. Non a caso, il papa avrebbe risposto alla commissione che era favorevole all’uso degli anticoncezionali “Sterilizzare i poveri aiuta i ricchi a sentirsi meno in colpa”.

Ma, tornando a noi, i modelli eteronormativi hanno talmente tanto assuefatto la nostra società da portare la gente a chiedersi se una persona omosessuale o bisessuale abbia fatto qualcosa di strano per meritarsi ingiurie, aggressioni, violenze, istigazioni al suicidio, mobbing sul lavoro, bullismo, tentativi di omicidio, minacce, atti persecutori eccetera. A ritenere dei folli da trasporre in macchiette caricaturali i soggetti non binari (il web è pieno di caricature molto offensive), i demisessuali, gli asessuali eccetera. A ritenere colpevoli di ledere lo “stato di natura” sulla base di convinzioni e suggestioni persone transessuali e transgender, nel silenzio assordante delle cronache.

Ciò non considerando, in realtà, che la prima legge di natura che accomuna tutti è la genetica, che determina il singolo come unico e irripetibile accidente evolutivo.

Tutto questo lascia le porte aperte a quei movimenti e a quei gruppi che cercano di mettere a tacere, correggere o colpire gli individui.

Quali dati non ci diciamo chiaramente? 

L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (Oscad) ha prodotto, insieme a Gay Help Line i dati sugli atti discriminatori. Sono oltre 21mila le segnalazioni fatte per atti di queerfobia. Si spazia da minacce a violenze domestiche, da abusi di mezzi di correzione (a casa o a scuola) a violenze verbali, da lesioni personali a tentativi di stupro e omicidio, da sequestro a tentativi di “conversione”.

Più del 41% delle violenze ai danni delle persone queer, in Italia, avviene in famiglia. Un terzo delle vittime totali ha meno di 27 anni. Il 15% è costituito solamente da minorenni. Il 6% subisce bullismo o cyberbullismo, con un’acme per le persone a cui è rifiutato l’accesso alle carriere alias. Il 17% segnala l’esclusione dalla famiglia, il 10% è stato cacciato di casa. Solo 40 persone queer hanno trovato un tetto dopo la cacciata dalla famiglia. Quasi il 12% ha subito mobbing lavorativo. Tra le segnalazioni a Gay Help Line cresce il dato delle persone transessuali.

E di tutti questi dati? Non ne parla nessuno! A parte solo Arcigay e la testata gay.it, è pressoché impossibile trovare dati. Quindi: o li cerchi o i media non te li danno. 

Ma il silenzio su questi dati porta al silenzio su altri dati. Come il numero di denunce: di molto inferiori, per via dello stigma sociale al quale sarebbero esposte le persone. Se un figlio denuncia il padre che insulta e aggredisce il figlio perché queer, quest’ultimo perde il rispetto, l’affetto e la vicinanza dei famigliari, sia in quanto persona queer sia come persona non gradita alla famiglia (quando non succede di peggio). Questo basta a spiegare perché le notizie di reato (senza contare le cause civili) sono sotto l’1% dei fatti rilevati nello studio dell’Oscad.

Il silenzio legittima anche quelle posizioni per le quali il mondo queer è divisivo della società. Come se essere minoranza fosse una colpa, in un paese bigotto! 

Il silenzio legittima narrazioni distorsive, come quelle per le quali una persona non binaria (che rifiuta, cioè, di identificarsi secondo schemi preconfezionati) di sedici anni morta per complicazioni a seguito di aggressioni sia morta per una malattia autoimmune. 

Il silenzio legittima mostruosità retoriche aberranti. In un mondo, e una società, in cui una persona queer (sia essa transessuale, transgender, intersessuale, asessuale, omosessuale, non binaria, bisessuale, demisessuale eccetera) dovrebbe semplicemente essere accettata, dovrebbe poter vivere serenamente, dovrebbe poter trovare tranquillamente delle informazioni per comprendere la propria condizione e gli eventuali percorsi che essa può intraprendere. 

Una società in cui la queerfobia dovrebbe non essere. E in cui, invece, il problema esiste. Non rappresenta certamente il problema principale del nostro paese e della nostra civiltà. Disoccupazione, lavoro scarso e malpagato, maschilismo patriarcale, bigottismo, incapacità produttiva economica, riduzione dei livelli essenziali dei servizi, penuria di infrastrutture, povertà dilagante, parassitismo assistenziale-clientelare e chi più ne ha più ne metta. Sono tantissimi i problemi sistemici del nostro paese. Ma anche la queerfobia c’è. Non è sopra a tutti gli altri né è in competizione con tutti gli altri. Coesiste parallelamente a tutti gli altri. Eppure, a parte qualche slogan lanciato da una sinistra arida di idee e principi, e a parte i penitenziagite prevaricatori di una destra che crede ancora alla famiglia del Mulino Bianco, nessuno se ne occupa in maniera seria. 

Quindi, quella maestra non può che strozzare in gola la risposta a quel ragazzino di quinta elementare. Che ha probabilmente visto e scoperto di più dai reel di Instagram e dai video di TikTok che dallo pseudo-laboratorio di educazione affettiva. 

Strozzerà la risposta in gola, con la morte nel cuore, perché nessun insegnante vorrebbe dire ai propri alunni quanto sia abominevole questo mondo. 

“Cosa si prova ad essere gay?”, la domanda. Quale risposta può dare, chi vive e conosce il mondo queer? Si prova la normale gioia di amare, il normalissimo piacere di una relazione… e il terrore di vivere per quel che si è, perché il mondo non sarebbe amorevole. È spietato.

Dati reperiti da:

https://www.agi.it/cronaca/news/2023-05-17/omofobia_21mila_chiamate_a_numero_verde_gay-21423446

https://www.omofobia.org/

https://it.wikipedia.org/wiki/Relazioni_NATO-Russia#/media/File:Location_NATO_Russia.svg
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https://www.flickr.com/photos/127737164@N08/23640598758
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