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COSA STA ACCADENDO AL SETTORE ENERGETICO

2 Dicembre 2021

Nell’ultimo trimestre del 2021 le bollette sono aumentate. A pesare sono i prezzi del comparto energetico. Cosa sta accadendo al settore energetico, tra aumento della domanda, scambio quote di emissioni, transizione ecologica e geopolitica?

FIAMMATA DEI PREZZI

Nell’ultimo trimestre del 2021 le bollette hanno registrato una pesante impennata causata del rincaro di luce e gas. A incidere sono stati il forte aumento della domanda di energia elettrica e il rimbalzo della produzione industriale spinta dai consumi. Quest’ultimo ha contribuito al rincaro delle materie prime (petrolio e gas naturale), aggravato dal rallentamento della filiera logistica globale. In Italia i prezzi alla produzione dell’industria segnano un aumento del 7,1% su base mensile e del 20,4% su base annuaA novembre l’inflazione su base annua ha registrato il 3,8%, che sale al 4,8% nell’Eurozona.

LO SCAMBIO DI QUOTE EMISSIONI DELL’UE

L’aumento dei prezzi dell’energia in Europa era cominciato già in autunno, quando il Vicepresidente della Commissione europea, nonché Commissario per il Green Deal, Frans Timmermans aveva dichiarato che solo un quinto del rincaro poteva essere attribuito all’aumento del prezzo della CO2, attribuendo il resto alla carenza del mercato e alla sbilanciata dipendenza dai combustibili fossili. Il politico olandese faceva riferimento al meccanismo di scambio quote di emissioni, il cosiddetto EU ETS (European Union Emissions Trading System). Si tratta di uno dei principali strumenti dell’UE per la riduzione delle emissioni nei settori industriali a maggior impatto ambientale. Il volume complessivo di emissioni che possono essere emesse dalle centrali elettriche, dalle fabbriche e dalle altre società coperte dal sistema è soggetto a un tasso fissato a livello comunitario. Ciascun impianto deve annualmente compensare le proprie emissioni con quote, equivalenti a 1 tonnellata di CO2, che possono essere comprate e vendute dai singoli operatori. Ogni anno il tetto alle emissioni viene gradualmente ridotto. L’effetto indiretto di tale sistema è il cosiddetto carbon leakage, ovvero l’aumento dei prezzi dell’elettricità causata dagli alti prezzi del carbonio.

LE RINNOVABILI NON SONO ANCORA SUFFICIENTI

Nonostante l’impegno della Commissione e degli Stati membri a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica nel 2050, l’economia e l’attività produttiva sono ancora legate a doppio filo con i combustibili fossili. Le rinnovabili non sono ancora in grado di soddisfare la domanda (15% del fabbisogno energetico europeo con il circa 24% del gas) e le condizioni climatiche non hanno aiutato. Un inverno rigido in Europa e un’estate molto calda in Asia hanno incrementato il fabbisogno di gas ed elettricità. In Nord Europa non si è raccolta sufficiente energia eolica, mentre in America Latina il clima secco ha compromesso l’efficacia dell’idroelettrico.

COSA SUCCEDE NEGLI USA

A inizio novembre l’OPEC+ ha deciso di aumentare gradualmente la produzione di petrolio, arrivando a 400.000 barili al giorno ogni mese, ignorando le forti pressioni di USA (che chiedevano almeno il doppio), India e Giappone. Joe Biden deve fare i conti con i prezzi energetici alle stelle e con un’inflazione storica (+6,2% a ottobre, maggior rialzo dal 1990). A causa della maggiore domanda di gas naturale, e del conseguente aumento dei costi, i produttori di energia stanno virando sul carbone, che ha toccato il massimo dal 2009. Gli USA hanno chiesto a Cina (il più grande importatore mondiale di greggio), India e Giappone, Corea del Sud e Gran Bretagna di rilasciare riserve di greggio in uno sforzo coordinato per abbassare i prezzi globali dell’energia, mandando un chiaro segnale all’OPEC (che non ha alcuna intenzione di cambiare strategia nel bel mezzo di una quarta ondata pandemica). Gli USA rilasceranno 50 milioni di barili, l’India 5 milioni, la Gran Bretagna 1,5 milioni. Ma potrebbe non essere sufficiente. Pechino non ha assunto alcun impegno ufficiale e una mossa del genere potrebbe spingere l’OPEC a rallentare il ritmo della produzione.

LA CINA TORNA AL CARBONE

Nei primi otto mesi del 2021 la Cina ha prodotto 2,6 miliardi di tonnellate di carbone (+4,4% rispetto allo stesso periodo del 2020), mentre il consumo di elettricità è aumentato del 13,8%. La domanda supera l’offerta e il 28 settembre alla borsa merci di Zhengzhou il prezzo del carbone ha raggiunto i 1.253,8 yuan (168 euro) alla tonnellata (+90% rispetto all’inizio dell’anno. Nel terzo trimestre del 2021 l’economia cinese è cresciuta del 4,9% rispetto alla crescita del 7,9% registrata nel secondo trimestre. La produzione industriale risente fortemente dell’aumento dei prezzi. La Cina è uno dei principali paesi responsabili della gran parte di emissioni globali, ma al tempo stesso leader nella transizione green (leader nei pannelli fotovoltaici). Xi Jinping punta alla neutralità climatica nel 2060. Tuttavia, in Cina si contano 1.082 centrali a carbone. Per raggiungere l’obiettivo, Pechino dovrebbe chiuderne 588 nel prossimo decennio. Ma a seguito dell’elevata domanda, ben 92 nuove centrali sono in costruzione e altre 135 in fase di progettazione. Nel frattempo, la Cina sta rimediando con l’acquisto di ingenti quantità di gas naturale dalla Russia, attore chiave nel gioco energetico.

LA STRATEGIA DELLA RUSSIA

L’elevata domanda asiatica di gas naturale russo (in paritcolare da parte di Cina e Corea del Sud) sta contribuendo a farne impennare i prezzi, con inevitabili ricadute sul mercato UE. La Russia storicamente utilizza il gas come leva geopolitica. Il 16 novembre l’agenzia regolatrice dell’energia tedesca ha bloccato il Nord Stream 2 (il gasdotto di Gazprom che collega Russia e Germania via mar Baltico, tagliando fuori l’Ucraina) con un escamotage legale. I prezzi dei futures sul gas europei hanno registrato un +10%. Il gasdotto può diventare operativo solo se la società responsabile del progetto presenta una forma giuridica conforme al diritto tedesco. In caso di apertura di una filiale tedesca per la gestione della tratta del gasdotto in Germania, la partita si riaprirebbe. Intanto, la Russia è accusata di tagliare la fornitura di gas all’UE, proprio al fine di ottenere una concessione sul Nord Stream 2. Quest’ultimo potenzialmente raddoppierebbe la quantità di gas in transito dalla Russia alla Germania. E l’UE ha un disperato bisogno di gas per affrontare l’inverno.

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