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DIMISSIONI DRAGHI: SPREAD IN RIALZO E POSSIBILI RICADUTE ECONOMICHE E INTERNAZIONALI

15 Luglio 2022

Ai mercati finanziari non sono piaciute le dimissioni di Mario Draghi. Nella giornata di giovedì 14 luglio lo spread ha raggiunto quota 230. L’indice Ftse Mib ha chiuso con un -3,44%, a causa dell’aumento del rendimento del Btp che penalizza Unicredit e Intesa. Cosa rischia l’Italia se cade il governo, tra sfide economiche e geopolitiche. 

LO SPREAD TORNA A SALIRE

Nella giornata di giovedì 14 luglio, alle ore 14.57, mentre a Palazzo Madama si svolgeva il voto sul Decreto Aiuti, lo spread è salito a quota 228,5. Le voci sempre più insistenti sulla possibile caduta del governo Draghi, a seguito dell’astensione dei senatori pentastellati, hanno innervosito i mercati con l’indice Ftse Mib che ha chiuso la giornata con un -3,44%. L’annuncio delle dimissioni del premier è avvenuto a borse chiuse, ma alla riapertura di venerdì 15 luglio lo spread ha raggiunto quota 230, per poi calare e stabilizzarsi sopra i 220 punti base. Lo spread è il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato decennali italiani e quelli tedeschi. Si tratta di un indicatore della fiducia nell’economia di un dato paese rispetto al benchmark rappresentato dall’economia tedesca, la più solida tra quelle europee. Il rendimento del Btp italiano ha superato il 3,2%, mentre il Bund tedesco rende poco più dell’1%. Vige una relazione inversa tra prezzo e rendimento di un titolo obbligazionario. Il prezzo aumenta all’aumentare della qualità del titolo (il rendimento diminuisce) mentre si riduce all’aumentare del rischio di default (il rendimento aumenta, perché gli investitori richiedono un premio per il maggior rischio a cui si espongono).

IL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO

Il livello dello spread non è paragonabile a quello raggiunto durante la crisi del debito sovrano del 2011, quando viaggiava sui 500 punti base. Tuttavia, un elevato livello dello spread, se stabilizzato nel tempo, può avere gravi ricadute sul sistema economico e finanziario. Uno dei principali nodi è l’elevata presenza di Btp nei bilanci delle banche italiane. Nel momento in cui lo spread sale, si riduce il valore dei titoli di stato e le banche sono costrette a razionare il credito e aumentare i tassi di interesse, al fine di rientrare negli indici di esposizione al rischio. Non a caso il Ftse Mib, che include anche le due più grandi banche italiane detentrici di titoli di stato (Unicredit e Intesa Sanpaolo), risente in modo significativo dell’aumento dei rendimenti obbligazionari. Sullo spread incide molto la stabilità politica di un paese. Nel momento in cui questa viene meno, sul mercato aumentano le vendite del relativo titolo di stato, provocando un calo del prezzo e un aumento del tasso di rendimento.

COSA RISCHIA L’ITALIA SE CADE IL GOVERNO DRAGHI

Dal punto di vista economico e geopolitico, questo è il momento peggiore per la caduta del governo italiano, vista un’agenda fittissima densa di appuntamenti diplomatici. Il Presidente Mattarella ha respinto le dimissioni di Draghi e chiesto che il futuro del governo venga discusso in Parlamento mercoledì 20 luglio. Prima non sarà possibile, dato che Draghi sarà in missione ad Algeri per rafforzare la partnership energetica tra Italia e Algeria, al fine di accelerare il percorso verso l’indipendenza energetica da Mosca. Sul piano economico, la caduta del governo e la convocazione di elezioni anticipate metterebbero a rischio il rispetto delle scadenze del PNRR per l’ottenimento della terza tranche di circa 20 miliardi di euro che richiede il conseguimento di 55 obiettivi, mentre la stesura della legge di bilancio e una serie di interventi previsti su salari, bollette energetiche e cuneo fisale rischiano di essere fortemente ridimensionati se attuati da un governo che deve limitarsi all’ordinaria amministrazione.

POSSIBILI EFFETTI A LIVELLO INTERNAZIONALE

Il peso specifico della credibilità di Draghi a livello internazionale non è un aspetto marginale. A livello europeo, l’Italia deve garantire responsabilità e solidità ai partner europei per contare nella partita della riforma della governance europea, dal nuovo Patto di Stabilità all’istituzione di uno scudo anti-spread da parte della Banca Centrale Europea. Sul piano geopolitico, Draghi è fin qui stato tra i più forti sostenitori dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea e uno dei più stretti alleati di Washington. Un suo addio anticipato alla guida del governo potrebbe riportare l’Italia in uno stato di incertezza e debolezza. Intanto, il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitri Medvedev, già festeggia l’uscita di scena di due grandi alleati dell’Ucraina, Mario Draghi e Boris Johnson.

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