Oggi facciamo un viaggio nel tempo, alla scoperta dei giganti del passato: i dinosauri. Proverò a raccontarvi la loro storia, dalle origini alle estinzioni, e le loro caratteristiche più affascinanti in base a ciò che sappiamo oggi.

Il nostro viaggio comincia circa 252 milioni di anni fa. Siamo alla fine del Permiano, un periodo in cui la Terra era molto diversa da quella attuale. C’era infatti un unico grande continente, la Pangea, circondato da un immenso oceano.
Per motivi ancora da chiarire con esattezza, in quel momento si verifica la più grande estinzione di massa mai osservata nella storia del nostro pianeta, un’estinzione che cancella almeno il 90% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri.
Questo evento segna l’inizio di un nuovo periodo: il Triassico.
Ci vogliono circa 20 milioni di anni affinché le specie viventi tornino ad aumentare. Il mondo ora è abitato da varie specie, ma una ci interessa in particolar modo e si tratta degli arcosauri.
Gli arcosauri sono considerati i progenitori dei dinosauri, i quali, tuttavia, non sappiamo con certezza quando siano comparsi. Dai fossili, sappiamo che circa 230ma alcuni dinosauri già calpestavano questo pianeta e che uno dei primi potrebbe essere comparso addirittura 240ma.
All’inizio di questo periodo, incontriamo principalmente dinosauri di piccole e medie dimensioni, come ad esempio l’Herrerasauro, un predatore di circa 3m per 1.5m di altezza. Sicuramente grande per i nostri standard, ma non ancora un gigante.
Durante il Triassico, i dinosauri continuano a evolversi per milioni di anni e arriviamo a 201ma con specie che hanno raggiunto dimensioni notevoli (8-10m di lunghezza) come il Lessemsauro, un erbivoro di circa 9m.
Nonostante la grande diversificazione dei dinosauri, gli arcosauri sono ancora dominanti durante il Triassico. Tuttavia, qualcosa sta per cambiare drasticamente questo equilibrio.
Verso la fine del Triassico, infatti, l’attività vulcanica in quello che oggi è l’Oceano Atlantico aumenta enormemente, il clima cambia, alcune aree si fanno più aride e altre più umide, le acque si acidificano e aumentano di livello.
Se questi fattori siano collegati fra loro e se sia accaduto anche altro ancora non lo sappiamo con certezza, quello che sappiamo, però, è che 201ma si verifica una nuova estinzione di massa.
Questa estinzione colpisce fortemente sia la vita marina, sia quella terrestre, spazzando via completamente gli arcosauri dal pianeta, i quali lasciano nuovi habitat e nicchie ecologiche da riempire. Inizia così, il Giurassico.
Dei discendenti degli arcosauri, sopravvivono solo i dinosauri, gli pterosauri e i crocodilomorfi (il superordine a cui appartengono, tra gli altri, gli odierni coccodrilli).
Il mondo, nel frattempo, è cambiato. La Pangea si sta aprendo, formando lentamente l’Oceano Atlantico del Nord, il clima è più caldo e umido (più caldo dei giorni nostri) e nuova vegetazione rigogliosa ricopre le terre emerse.
Durante il Giurassico, i dinosauri raggiungono dimensioni impressionanti. Tra gli erbivori, abbiamo per esempio i Diplodochi, capaci di raggiungere i 25m di lunghezza, 7m di altezza e pesare oltre 15 tonnellate.
Di questi animali con collo e coda lunghissimi, abbiamo anche fossili che ci mostrano parte del loro aspetto esteriore. In particolare, la loro pelle era probabilmente ricoperta da squame di varie forme, che si adattavano alle diverse aree del corpo.
Lungo la schiena avevano invece delle “spine” (cheratinose, non ossee), simili a quelle delle iguane. Considerando che parliamo di un animale vissuto circa 150ma, questi sono dettagli incredibili.

Rimanendo a 150ma, incontriamo anche carnivori capaci di mettere in difficoltà prede del calibro degli Stegosauri, erbivori di 9m di lunghezza per almeno 4 tonnellate di peso.
Con i suoi 10m di lunghezza e 2 tonnellate di peso, l’Allosauro è infatti uno dei predatori più letali del Giurassico. Una sua interessante caratteristica è la grande apertura mandibolare, di cui però non conosciamo appieno la funzione.
Un’ipotesi è che questa caratteristica, combinata coi possenti muscoli del collo, gli permettessero di affondare dei colpi coi denti che assomigliavano più a una “accettata” che a un morso vero e proprio.
Questo gli avrebbe dato più versatilità nell’affrontare le proprie prede, permettendogli di diventare uno dei predatori più efficaci del Giurassico. In ogni caso, queste restano ipotesi ancora da confermare.
Davanti a tali giganti, una domanda molto comune è: come hanno fatto a diventare così grandi?
Le ipotesi avanzate sono state molteplici, ma le risposte più plausibili sono le seguenti.
Oltre alla maggiore disponibilità di cibo rispetto alle epoche precedenti, i dinosauri possedevano anche uno scheletro molto particolare, totalmente diverso da quello dei mammiferi.
Le loro ossa, infatti, non erano piene come le nostre, ma presentavano delle sacche in cui circolava aria. Un qualcosa di estremamente simile a ciò che osserviamo oggi negli uccelli. Questo conferisce alle ossa una proprietà importantissima.
Le rende estremamente leggere rispetto alla loro dimensione, ma comunque robuste. Inoltre, permette una circolazione dell’aria molto più efficiente di quella mediata dai soli polmoni. Senza queste due caratteristiche, un grande dinosauro avrebbe due problemi.
Primo, un osso pieno così grande si spezzerebbe sotto il suo stesso peso. Secondo, l’ossigenazione del corpo risulterebbe molto meno efficiente e quindi evolutivamente svantaggiosa.
Oltre a queste caratteristiche, un’altra che ha permesso ai dinosauri di raggiungere dimensioni enormi è stata la loro riproduzione. Essi, infatti, deponevano uova, un vantaggio notevole quando si parla di dimensioni.
I grandi mammiferi odierni portano avanti gravidanze lunghissime, con conseguente dispendio di energie e altre complicazioni. Per animali ancora più grandi, questo metodo riproduttivo sarebbe troppo lungo e svantaggioso.
Deporre le uova, invece, ha permesso ai dinosauri di crescere senza avere tale problema. Ovviamente, queste sono le ragioni che hanno PERMESSO ai dinosauri di crescere così, non conosciamo invece quelle che hanno CAUSATO questa crescita.

Ma torniamo ora al nostro viaggio. Il Giurassico si avvia alla sua fine, il mondo continua a cambiare, con la Pangea che è sempre più divisa e circa 145ma, per cause ancora non chiare, si osserva un grande cambiamento delle specie viventi.
Se sia stata un’estinzione di massa, o una rapida evoluzione, è ancora argomento di dibattito scientifico, in ogni caso, questo decreta l’inizio dell’ultimo periodo dell’era mesozoica: il Cretaceo.
Coi continenti ormai molto separati, l’evoluzione di piante e animali si fa sempre più diversificata. Dopo milioni di anni, vediamo comparire per la prima volta le piante con i fiori e nuovi insetti come le api.
Oltre a loro, incontriamo anche alcuni tra i dinosauri più famosi, come il Tyrannosaurus rex, il Triceratopo e il Velociraptor. Tre fantastici dinosauri che vale la pena osservare più da vicino. Partiamo dal T-rex.
Un predatore dei più letali, capace di raggiungere i 12m di lunghezza, 3.5m di altezza e tra le 5 e 8 tonnellate di peso. Studi approfonditi di biomeccanica hanno calcolato che un suo morso sarebbe in grado di distruggere un auto.

Nonostante le caratteristiche da predatore perfetto, il T-rex si nutriva anche di carcasse, ma attenzione a non cadere nella bufala del “T-rex avvoltoio”. Era un predatore attivo e perfettamente evoluto per lo scopo.
Un’altra bufala da tenere a mente, famosa per Jurassic Park, è che la sua vista fosse scarsa e si basasse sul movimento. In realtà non solo questo è molto improbabile, ma il suo campo visivo era maggiore di quello umano e la vista binoculare gli permetteva di percepire bene le distanze.
Come per i Diplodochi, anche del T-rex abbiamo fossili che ci danno un’idea di come apparisse. Nonostante il dibattito sul piumaggio dei dinosauri, il T-rex era per la maggior parte senza piume e ricoperto da squame.
Tuttavia, alcune specie strettamente imparentate avevano effettivamente delle piume, per cui è lecito supporre che anch’esso ne presentasse, seppure in quantità molto piccole.
Tra le prede del T-rex, incontriamo un dinosauro molto particolare, ovvero il Triceratopo. Si tratta di un erbivoro con tre corna frontali e un ampio collare osseo che varia in base alla specie.
Nonostante venga spesso rappresentato come una preda facile per il T-rex, era in realtà un dinosauro assolutamente in grado di resistere ai predatori, come testimoniato da alcuni fossili.
Ci sono prove, infatti, di Triceratopi con ferite inflitte da T-rex poi guarite, a dimostrazione della loro capacità di resistere a tali attacchi. Dopotutto, parliamo di un animale imponente e ben corazzato.
Il Triceratopo poteva raggiungere infatti i 9m di lunghezza, circa 3m di altezza e pesare anche oltre le 10 tonnellate. Inoltre, la sua pelle era squamosa e probabilmente molto spessa.
Per un T-rex, quindi, affrontare un Triceratopo non era affatto un compito semplice e dall’esito scontato, si trattava di un vero scontro fra titani. Merito delle corna e del collare osseo?
Molto probabilmente no. Studi recenti e paragoni con altre specie viventi suggeriscono infatti che il loro scopo principale fosse quello di attrarre un partner per accoppiarsi, erano diciamo da esibizione.
Verso la fine del Cretaceo, incontriamo un altro dinosauro molto famoso, ma che, data la cultura popolare a riguardo poco aggiornata, riuscirà a stupirvi nuovamente. Parliamo del Velociraptor.
Abituati ai giganti incontrati finora e ricordando i Raptor di Jurassic Park, ci aspettiamo di trovarci di fronte un altro grosso predatore. In realtà, per vedere un Velociraptor dobbiamo guardare in basso.
Esatto, avete letto bene, il Velociraptor era infatti alto appena 50-70cm e lungo circa 2m. Viene paragonato spesso a un tacchino per rendere l’idea. Questo sembrerebbe renderlo meno affascinante, ma vi assicuro che non è così.
Grazie ai molti fossili, tra cui uno incredibile che presenta il Velociraptor in lotta con una preda, sappiamo che era un cacciatore molto abile e che usava al meglio le sue caratteristiche. Agilità, artigli e denti affilati.
L’ipotesi più accreditata è che saltasse sulle sue prede atterrandole col suo peso, usava poi i suoi artigli, quello ricurvo in particolare, per immobilizzarle, e i denti che agivano come una sega finivano il lavoro.

Questa tecnica è condivisa con i rapaci moderni che, come vedremo tra poco, non condividono solo la caccia con questo e altri dinosauri. Ma prima di finire, c’è un’altra caratteristica fondamentale del Velociraptor da descrivere.
Esso infatti era, senza ombra di dubbio, ricoperto di piume. Gli arti anteriori sembravano probabilmente delle ali, anche se non era in grado di volare. Lo scopo di tali piume, però, resta ancora da chiarire.
Siamo all’ultima tappa di questo viaggio, circa 65ma, gli ultimi giorni del Cretaceo. Qui, una cometa di circa 15km di diametro impatta in quello che oggi è il Golfo del Messico, causando un’esplosione inimmaginabile.
L’energia rilasciata è stata stimata intorno ai 100 Teratoni, ovvero oltre un miliardo di volte più potente della bomba atomica che colpì Hiroshima e lasciò un cratere di circa 180km di diametro.
Questo evento è visto come ciò che più probabilmente causò l’improvvisa estinzione di circa il 75% delle specie viventi sul pianeta. Sopravvissero solo mammiferi, coccodrilli e alcuni dinosauri, che vivono tuttora fra noi.
Di nuovo, avete letto bene, i dinosauri sono ancora fra noi. Li vediamo ogni giorno, di varie forme, dimensioni e colori: gli uccelli. Loro sono sopravvissuti e ora dominano incontrastati i cieli (ma non solo). Prima di chiudere, un ultimo fatto su questi dinosauri odierni.
A oggi non sappiamo ancora con certezza da quale/i gruppo/i di dinosauri derivino gli uccelli. Nel 2017 uno studio su Nature ha proposto un modello evoluzionistico rivoluzionario rispetto a quello usato fino a quel momento. Solo con altri studi sapremo chi avrà ragione.
Il nostro viaggio finisce qui, all’inizio dell’era cenozoica e del dominio dei mammiferi. Spero vi sia piaciuto, è stato molto lungo lo so, ma erano quasi 200 milioni di anni, dopotutto.





