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GUERRA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Proposta di Alvise Pedrotti.

Da un’idea di Mark Pisoni.

REGOLAMENTAZIONE DELLE SOSTANZE STUPEFACENTI ATTRAVERSO UN MONOPOLIO DI STATO

UNA PREMESSA

Sebbene io faccia parte di Azione, ci tengo a precisare che questa proposta non scaturisce dalla mia esperienza nel partito, né sono stati coinvolti altri membri di esso. Quello che propongo, quindi, è solo ed esclusivamente a nome mio e non ha a che fare minimamente con il partito.

INTRODUZIONE

Questa proposta nasce dall’esigenza di prendersi cura di un fenomeno che in Italia viene gestito in maniera demagogica ed irrazionale dalla politica. Il tema delle sostanze stupefacenti tendenzialmente non viene approfondito nel dibattito pubblico, se non attraverso degli slogan che non portano ad alcuna soluzione. Questo aspetto è abbastanza curioso in quanto il carico annuo sociosanitario correlato alle sostanze stupefacenti grava per circa 2 miliardi sul bilancio dello Stato, e vi sono anche gravi ripercussioni sulle carceri: la popolazione carceraria è composta per un terzo da detenuti che hanno commesso reati collegati alla produzione, traffico e/o alla detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti

In Italia e in Europa il mercato delle sostanze stupefacenti sta crescendo rapidamente; in particolare, sembra che l’offerta di cocaina abbia toccato un massimo storico, un dato desumibile dall’elevatissimo grado di purezza del prodotto sul mercato, mentre il prezzo si è mantenuto piuttosto costante. 

Negli ultimi 50 anni non si è riusciti neppure a rallentare il flusso delle sostanze stupefacenti e le politiche di proibizionismo in atto si sono dimostrate fallimentari e controproducenti. In Italia muoiono ogni anno tra le 200 e le 400 persone per decessi direttamente droga-correlati (quindi il dato è in difetto). Nel 2018 il consumo annuo in Italia per sostanze stupefacenti ammontava a 15,3 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL. 

IL FALLIMENTO DEL PROIBIZIONISMO

Ad oggi la politica predominante nel mondo per combattere il consumo di droghe è il proibizionismo, il quale è applicato in varie forme da oltre 50 anni. Infatti, uno dei primi test di questo tipo di politica è stato introdotto nel 1971 dal Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, con la cosiddetta “War on Drugs”. Nixon identificò la droga come il nemico pubblico numero uno, assicurando pieno impegno per sconfiggere questa piaga sociale. Non è difficile trovare studi ufficiali che dimostrino come Nixon fallì miseramente nei suoi intenti, infatti nel 2011 la Global Commission on Drug Policy dichiarò che “La guerra globale alle droghe è fallita, con conseguenze devastanti per gli individui e le società in tutto il mondo.”.

I motivi per cui il proibizionismo è un sistema fallimentare sono di natura economica e comportamentale. Le droghe, come tutti i beni e servizi di un mercato, hanno una elasticità della domanda rispetto al prezzo di mercato. Questa indica la reattività della domanda di un bene in seguito ad una variazione del prezzo di quel bene:

  • Se la domanda è elastica rispetto al prezzo, abbiamo che una variazione percentuale del prezzo provoca una variazione percentuale più che proporzionale della quantità domandata;
  • Se la domanda è rigida rispetto al prezzo, abbiamo che una variazione percentuale del prezzo provoca una variazione percentuale meno che proporzionale della quantità domandata.

Nel caso delle sostanze stupefacenti abbiamo che la domanda è tendenzialmente molto rigida (anche se non perfettamente rigida), quindi all’aumentare del prezzo diminuisce la quantità domandata, ma questo avviene in maniera molto meno che proporzionale. Questo è dato dal fatto che un tossicodipendente prova un desiderio quasi irresistibile di assumere la droga da cui dipende, e quindi qualsiasi tipo di proibizionismo (che di fatto provoca un aumento del prezzo senza però bloccare l’offerta) è poco efficace nel ridurre i consumi di sostanze stupefacenti, e nel contempo produce una serie di effetti negativi, sia in termini di overdose, che di aumento del crimine comune (soprattutto sotto forma di furti e prostituzione) e organizzato.

In Italia le mafie sono consapevoli del fatto che la domanda di sostanze stupefacenti è scarsamente sensibile a variazioni del prezzo e hanno monopolizzato il settore creando un mercato nero in costante aumento.

Fenomeni come l’overdose sono dovuti principalmente al fatto che il consumatore non è al corrente della percentuale di principio attivo contenuta in una dose. La criminalità organizzata gestisce le sostanze stupefacenti in un mercato illecito e non regolamentato, e quindi non è tenuta a mantenere uno standard di purezza (ad esempio, il livello di purezza della cocaina – in costante aumento negli ultimi anni – generalmente oscilla intorno il 49-71%). Questo chiaramente rappresenta un forte rischio di overdose per i consumatori di droga che non hanno modo di conoscere il grado di purezza della dose che assumono in un determinato momento.

UNA PROPOSTA ALTERNATIVA AL PROIBIZIONISMO:

IL MONOPOLIO DI STATO

Dopo aver constatato che il proibizionismo ha poca efficacia nel contrastare il mercato nero delle sostanze stupefacenti (e produce una serie di gravi conseguenze negative), è necessario provare ad immaginare un cambio completo di paradigma che possa fornire una soluzione. Quello che cercherò di spiegare ora non è un sistema che mira ad eliminare il traffico di sostanze stupefacenti, ma che si pone l’obiettivo di limitare i danni.

Una soluzione per limitare molto e contrastare il mercato clandestino delle droghe è quella della regolamentazione attraverso un monopolio di Stato (come per i tabacchi). Si tratterebbe di regolamentare l’uso di tutte le sostanze stupefacenti, specialmente quelle pesanti. L’intuizione alla base della proposta è quella di sottrarre il business della droga alla criminalità organizzata, e rendere fruibile un bene – limitatamente e in modo da limitare il danno, come verrà esposto tra breve – che comunque ad oggi è reperibile facilmente sul mercato nero. 

Qui è necessario far notare che la proposta è coerente. Affinché vi sia un risultato effettivamente positivo è necessario che un comitato tecnico-scientifico si occupi di supportare la proposta in modo da attuare in modo tecnico quella che vuole essere una proposta politica dirompente, diretta ai giovani e di forte attualità.

Il piano, che potrebbe prendere il nome di “Guerra alla criminalità organizzata”, è articolato in 5 punti:

  • Lo Stato regola il commercio delle sostanze stupefacenti attraverso la creazione di un monopolio di Stato, e vende le stesse alla cittadinanza in quantità di mercato e in dosi in cui la percentuale di principio attivo è stata decisa in base al miglior rapporto qualità-effetto secondo standard farmaceutici;
  • La produzione delle sostanze stupefacenti dev’essere affidata alle case farmaceutiche, creando sostanze sostitute a quelle naturali oppure vendendo direttamente quelle, purché rispettino uno standard di percentuale di principio attivo. L’unico interlocutore, committente e acquirente dev’essere lo Stato. Il prezzo dev’essere imposto in modo che la vendita delle sostanze non rappresenti il core business delle case farmaceutiche e che non permetta di ottenere utili significativi. Il mark-up dovrà quindi essere significativamente inferiore a quello applicato in media sui prodotti principali delle case farmaceutiche. Se è vero che una imposizione del prezzo può essere fuorviante, è anche vero che con contratti stabili di fornitura di lunga durata e incassi garantiti le case farmaceutiche potrebbero essere interessate alla proposta;
  • La vendita delle sostanze stupefacenti potrebbe avvenire nelle farmacie o, più probabilmente, sull’esperienza di diversi Stati USA e del Canada, in negozi dedicati. Le dosi consentite devono essere “standard” e per l’acquisto dev’essere necessaria la tessera sanitaria. Pur assicurando la tutela della privacy e l’anonimato, l’utilizzo della tessera sanitaria consente di verificare la frequenza e la varietà di acquisto delle sostanze stupefacenti, e soprattutto anche la categoria lavorativa di appartenenza del consumatore (come spiegato al punto 5);
  • I profitti saranno interamente attribuiti allo Stato. È evidente che il rischio che lo Stato possa giovare da queste entrate si potrebbe manifestare, e quindi dev’essere inserito un vincolo di destinazione per gli introiti derivanti dalla vendita di sostanze stupefacenti. Le entrate dovranno essere tassativamente reinvestite in programmi di sensibilizzazione, assistenti sociali, psicologi, case di cura e sanità. Così facendo, oltre a sottrarre enormi quantità di denaro alle mafie, sarà possibile offrire delle cure mirate ai tossicodipendenti;
  • Forti limitazioni dovranno essere imposte sulla vendita delle sostanze a chi svolge lavori che coinvolgono la salute di altre persone: taxisti, autisti, medici, infermieri ecc. Come oggi vi sono controlli sull’uso di alcolici alla guida (e non solo), andrebbero intensificati i controlli sulle sostanze stupefacenti, in modo che queste non vengano utilizzate in contesti che possono danneggiare gravemente altre persone.
BREVE CONCLUSIONE

Non nego che la complessità di questa proposta sia più grande di me e che dunque possano esserci delle critiche: ben vengano. Sono convinto che questo sia un tema di cruciale importanza per il Paese e, quindi, qualsiasi critica costruttiva è la benvenuta.

Alvise Pedrotti

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