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LA FINALE DEGLI ULTIMI

Il 30 giugno 2002 a Yokohama si gioca la finale della Coppa del Mondo fra Brasile e Germania. A cinquemila chilometri di distanza invece si affrontano Bhutan e Montserrat per determinare quale è la squadra più scarsa del globo.

La notte del Nissan Stadium incoronerà Ronaldo Nazario da Lima come campione anche con la casacca verdeoro. In questo articolo però voglio ripercorrere un’altra finale, che un documentario del 2003 definirà come “The other final”. Al Changlimithang Stadium va in scena la sfida fra le due Nazionali più scarse della storia, ovvero Bhutan e Montserrat.

Tutto ha inizio nel momento in cui l’Olanda non riesce a qualificarsi per la Coppa del Mondo durante i gironi di qualificazione: due giornalisti olandesi, probabilmente per alleviare il dolore per la mancata qualificazione, cercano di organizzare qualcosa di diverso pur di non seguire i Mondiali del giugno 2002. Scorrendo il ranking Fifa (che determina la “classifica” delle Nazionali) arrivano fino alla posizione 202 e 203: Bhutan e Montserrat.

Se davvero il calcio è “22 uomini in pantaloncini che corrono dietro ad un pallone” perchè non fare questa “finale”? I pantaloncini ci sono, il pallone ci si arrangia, i 22 si trovano.

Così dopo peripezie burocratiche e federali, contrattazioni con emittenti televisive e testate giornalistiche si riesce ad organizzare in data 30 giugno 2002 una partita per capire quale è davvero la peggiore squadra.

Questo match in realtà non cambierà nulla nel ranking perchè la FIFA non riconoscerà la partita, essendo essa irregolare in quanto organizzata in contemporanea con la ben più importante Finale di Coppa del Mondo.

“The first question is, where is Montserrat?” Questo è il titolo del “Kuensel”, principale giornale del Bhutan nel giorno in cui viene ufficializzata la sfida.

Il Bhutan è uno Stato stranissimo. Incastrato fra Cina e India a circa 2000 metri di altitudine conta circa 650 000 abitanti. Esiste qui il concetto di “Felicità Interna Lorda” frutto della combinazione di ricchezza dei rapporti sociali, tutela della natura e infine il benessere psicologico. Il primo principio della Costituzione recita così “Il Prodotto Interno Lordo è meno importante della Felicità Interna Lorda”. Eventuali riforme, che siano sociali o sanitarie, vengono quindi valutate in base ai dati del “FIL”.

Lo sport principale è il tiro con l’arco nonostante il Re Jigme (ancora in carica) fosse stato un tempo portiere della Nazionale degli Yellow Dragons. Con lui infatti si assiste ad una “spinta” del mondo calcistico dentro i circuiti del Bhutan ma i risultati rimangono quelli che sono. Il Bhutan conta circa 700 calciatori nel 2002, ma il loro concetto di “calciatore” coincide con “gente che ha fatto almeno un allenamento di calcio”. L’unico giocatore con un palmares internazionale è Wangay Dorji che ai tempi dell’Università in India prese parte alla squadra universitaria. Per distacco il calciatore con maggiore esperienza. D’altronde non vai a perdere 20 a 0 col Kuwait o 11 a 0 con lo Yemen se davanti hai Ronaldo, Van Basten e Messi.

Nella piccola isola delle Antille che risponde al nome di Montserrat di certo il movimento calcistico non è più sviluppato, anzi. Si è iniziato a parlare di “campionato nazionale” solo 6 anni prima, nel 1996, con l’ingresso nei circuiti FIFA. Prima non c’erano gli stadi e, di conseguenza, nemmeno una competizione. Nel 2002 invece il campionato nazionale conta la bellezza di 5 squadre ed un complessivo di 150 calciatori (la definizione di calciatore è la stessa data nel Bhutan, per intenderci).

Però prendono questa sfida sul serio. Vogliono togliersi di dosso il titolo di squadra più scarsa del mondo e per questo decidono di partire alla volta del Bhutan una settimana prima del 30 giugno, in modo da prendere confidenza con l’altitudine e il terreno di gioco.

Naturalmente non tutto va come sperato: dei 18 eroici atleti 10 accuseranno un virus intestinale appena arrivati in Asia, rendendo così impossibile gli allenamenti nei primi giorni. Gli 8 fortunati quindi approfittano dei giorni liberi per girare il paese e fare amicizia con gli avversari (si narra di una cena tutti insieme il giorno prima della partita, con tanto di karaoke).

Per quanto riguarda gli schemi potete immaginare da voi come l’obiettivo delle due Nazionali sia semplicemente riuscire a fare meno peggio degli altri. In realtà il tecnico del Montserrat si lancerà alla vigilia del match in un’ analisi piuttosto lucida “Loro sono molto bassi mentre noi molto grossi, punteremo sui cross”.

La cosa straordinaria che va sottolineata è l’attenzione e l’hype in generale che va creandosi per questa partita. In Bhutan vengono concessi tre giorni di festa nazionale per prepararsi psicologicamente al match ( Felicità Interna Lorda). Vietato farsi trovare impreparati. Pure a livello internazionale ci si mobilita per dare risalto a questo match “illegale”, lo stesso “der Spiegel”, giornale tedesco, dedicherà una pagina intera a questa sfida definendola “La Finale Delle Schiappe”. Steve Bennett, arbitro con esperienza pluriennale in Premier League si offre come volontario per arbitrare a patto che gli venga pagato il biglietto aereo e il pernottamento. Andata.

Con 15 000 spettatori presenti inizia il match. Naturalmente sugli spalti non ci sono così tanti posti quindi gli abusivi si schierano dietro le porte oppure in panchina con i giocatori stessi.

L’altitudine indirizza subito il match: gli isolani appaiono pesanti ed in carenza dopo poche battute e il già citato Dorji dopo 7 minuti sblocca il match di testa . “Loro sono molto bassi” cit.

Il portierone del Montserrat si riscatta poi con qualche audace uscita, tanto basta per dimostrarsi il migliore dei suoi. Sul finire di primo tempo grande occasione per i caraibici che però non sfruttano un rapido contropiede.

Nei secondi 45 minuti la maggiore qualità del Bhutan viene però fuori. Piccolini e dal baricentro basso sgusciano tra le gambe dei colossi isolani. Se poi Lake (numero 1 del Montserrat) non sa come posizionare la barriera su una punizione lasciando scoperti entrambi i pali è chiaro che un giocatore nobile come Dorji ne approfitta. 2-0.

E’ il segnale che da il via alla festa. Sugli spalti i tifosi di casa si sciolgono ed iniziano anzitempo i festeggiamenti. Ad un certo punto si assiste pure all’invasione di campo da parte di un cane, ma la partita continua imperterrita. “Ce ne sono già 22 in campo”, diranno i più maligni. Il risultato finale sarà 4-0 con Dorji autore di una tripletta (non potrà però portarsi il pallone a casa, ce ne sono troppo pochi).

L’immagine finale però sono i due capitani che sollevano insieme le due metà di una improvvisata coppa mentre tutto lo stadio li acclama, perdenti e vincenti.

Perchè la partita, prima ancora che valevole per il “titolo” di seconda squadra più scarsa del mondo, ha permesso a queste due nazioni di conoscersi e di dare un’immagine diversa dal calcio fatto di sponsor e campioni che si contendono la Coppa a Yokohama.

Siamo certi che dopo quel match la “Felicità Interna Lorda” del Bhutan abbia avuto un deciso picco.

Le immagini del match riportate dal documentario del 2003

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