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IL FENOMENO HIKIKOMORI E NEON GENESIS EVANGELION (di Samuele Bettuelli)

Neon Genesis Evangelion è un cult dell’animazione giapponese che si rivolge a tutte le persone con difficoltà relazionali e, in particolare, a quelle che tentano di fuggire da una realtà in cui si sentono inadeguati. Così, dopo quasi trent’anni dalla sua uscita, Evangelion può essere uno straordinario strumento per comprendere la problematica hikikomori. (SPOILER ALERT).

Solo recentemente, in Italia, l’argomento hikikomori è divenuto oggetto di frequenti discussioni. Oggi il dibattito viene portato avanti soprattutto sui social network, ma non mancano articoli a riguardo anche su testate affermate come Repubblica. Di certo l’attenzione che l’argomento ha ricevuto nel nostro paese è frutto, per la maggior parte, del lavoro di sensibilizzazione che Marco Crepaldi svolge giornalmente con l’organizzazione “Hikikomori Italia”, da lui fondata nel 2017.

Ma chi sono gli hikikomori? E perché è necessario che il fenomeno riceva la giusta attenzione?

Hikikomori è un termine introdotto dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki per indicare una categoria di persone che sceglie volontariamente l’isolamento sociale per più di sei mesi consecutivi. I soggetti rilevati sono prevalentemente di sesso maschile e la loro età può variare sensibilmente: i casi più giovani partono dalla prima adolescenza e si spingono fino all’età adulta. Le possibili cause individuate sono diverse ma tra loro correlate. Le pressioni sociali e la paura del futuro tipiche dell’età adolescenziale, l’evoluzione della comunicazione, che diventa sempre più indiretta, un rapporto problematico con i familiari, o persino episodi di bullismo in età scolastica: sono alcune delle principali origini dell’isolamento.

Secondo alcuni studi il rifiuto della socialità può essere una manifestazione di disturbi psichiatrici come disturbi d’ansia, di personalità, depressivi o di schizofrenia. Altri, invece, ritengono che i comportamenti degli hikikomori siano da ricondurre ad un disturbo a sé stante, che porta allo sviluppo di comorbidità che afferiscono alla sfera dei disturbi psichiatrici. Ciò che si sa con certezza, tuttavia, sono le conseguenze che questa forma estrema di fuga dall’altro porta con sé. L’isolamento prolungato in età adolescenziale rischia di interrompere il periodo di formazione dei ragazzi, nonché di far perdere loro ogni tipo di relazione al di fuori di quelle inevitabili all’interno dell’ambiente familiare, aggravando il problema e rendendo ancora più arduo un eventuale recupero. Inoltre, gli hikikomori, tendono a sviluppare una dipendenza da internet che consolida la loro avversione nei confronti del contatto diretto e, complice lo stile di vita sedentario, sono predisposti a sviluppare patologie fisiche e mentali.

La nascita di un’opera che parla agli hikikomori

L’origine linguistica del nome non è casuale. Infatti il Giappone è il primo paese in cui il fenomeno viene riconosciuto a livello nazionale, con i primi articoli accademici datati 1998. Nel 2010 una rilevazione del governo giapponese ha stimato circa 700.000 casi, ma oggi alcuni osservatori, tra cui il sopra citato Tamaki, suggeriscono che il numero possa aver superato il milione. È chiaro, dunque, che l’incidenza così alta di hikikomori in Giappone sia frutto di alcune peculiarità della società giapponese. Premesso questo, dunque, non deve sorprendere che uno dei messaggi più forti e profondi diretto a queste persone e, per estensione, a tutte le persone che hanno difficoltà a relazionarsi con l’altro provenga dal Giappone.

Si tratta della serie animata Neon Genesis Evangelion, composta e diretta da Hideaki Anno.

La serie si presenta come una classica serie animata giapponese degli anni 90’, sembra condividere molti degli stilemi tipici dell’animazione giapponese di quel periodo, come la presenza di protagonisti/eroi appena adolescenti, gli immancabili robot giganti adorati dai giapponesi e l’ambientazione fantascientifica.

Tuttavia, già dai primi episodi affiora la natura introspettiva e rivoluzionaria dell’opera, che stravolge i paradigmi del medium mettendo in secondo piano le premesse iniziali e concentrandosi sul rapporto tra i personaggi. Le tematiche toccate dall’opera sono molteplici: spaziano da riferimenti biblici e filosofici a citazioni a teorie quantistiche. Queste, tuttavia, sono semplicemente inserti che permettono allo spettatore di divertirsi speculando sulle diverse interpretazioni della serie, fungendo da cornice all’unico tema centrale: la comunicazione.

Essa è motore e interpretazione di ogni evento che si sussegue all’interno della trama e viene sviscerata in ogni suo aspetto. Le personalità e, di conseguenza, le azioni di tutti (o quasi) i personaggi sono profondamente influenzate dal loro rapporto con gli altri. Così Anno, grazie alla pervasività della tematica all’interno della serie, riesce ad analizzare i rapporti interpersonali sotto diversi punti di vista e riesce a guidare lo spettatore verso un’analisi dell’opera incentrata sulla comunicazione.

La comunicazione in Neon Genesis Evangelion è innanzitutto assenza di comunicazione.

Uno dei punti di vista sopra citati sono le relazioni tra genitori e figlio, che possono essere esemplificate analizzando due dei personaggi principali: il protagonista Shinji e la sua compagna di classe Asuka. Entrambi condividono relazioni dolorose e complesse con i propri genitori e lo spettatore è costretto ad analizzarle per comprendere a fondo i personaggi e le decisioni che prenderanno durante la serie.

Nel primo caso si osserva l’assenza quasi totale di comunicazione tra Shinji e il padre Gendo; infatti, i due si tengono a distanza e sono vittime della paura di deludersi a vicenda. La mancanza di una figura paterna, unita alla profonda fragilità di Shinji e ai rapporti che intrattiene con gli altri personaggi, che sono per lui fonte di costante delusione, sia nei confronti di sé stesso che nei confronti degli altri, porterà il protagonista a chiudersi nella sua disperazione, fuggendo dai problemi che gli si presentano e dalle altre persone. Asuka, invece, è profondamente segnata dalla psicosi che affligge la madre. La malattia porta quest’ultima a non riconoscere più la figlia, lasciando nella piccola Asuka il ricordo di una madre che ha perso la cognizione della realtà. La psicosi culmina con il suicidio della madre, a cui Asuka assiste. La giovane ragazza, a causa del trauma, si impone di dover crescere rapidamente e nasconde il vuoto lasciato dalla madre dietro ad una maschera di ostentata sicurezza, che cade non appena si troverà costretta ad affrontare dei momenti di crisi e che la porterà, similmente a Shinji, a fuggire lontano da tutti.

Le relazioni tra genitori e figli non sono le uniche a cui Anno dedica una speciale attenzione; infatti, è necessario citare anche il rapporto conflittuale, talvolta incomprensibile, che si instaura inevitabilmente tra uomo e donna e che, in Evangelion, mostra con particolare enfasi la conflittualità che lo contraddistingue.  un esempio di un rapporto particolarmente acerbo tra i due sessi, caratterizzato da emozioni fortemente antitetiche e in costante lotta tra di loro, è quello tra i due personaggi appena analizzati: Asuka e Shinji. I due adolescenti, costretti a stare in stretto contatto tra di loro, sviluppano un bisogno di affetto e comprensione reciproca, che, tuttavia, a causa dell’incapacità di comunicare, si trasformerà nel rifiuto dell’altro.

Neon Genesis Evangelion come atto d’amore

Questi sono solo riassunti di alcune delle storie di sofferenza e conflitto che Anno racconta allo spettatore. L’intento è esplicito, ovvero mostrare che la relazione con l’altro implica, talvolta, incertezza e dolore.

Lo stesso autore ammette di aver inserito una forte componente autobiografica, la quale rappresenta i diversi periodi di depressione che egli ha vissuto e che si sono riversati in un estremo escapismo. Il messaggio che il regista vuole far comprendere, poiché capisce essere necessario per affrontare le relazioni quotidiane, può essere riassunto dal dilemma del porcospino, concepito da Schopenhauer ed espresso con le parole di un personaggio della serie, riferendosi al protagonista, Shinji:

“presto si renderà conto anche lui che crescere in fondo è un continuo provare ad avvicinarsi e allontanarsi l'un l'altro, finché non si trova la distanza giusta per non ferirsi a vicenda”

Questo è il nucleo di Neon Genesis Evangelion.

Il finale della serie, che, senza entrare nel dettaglio, consiste nella scelta di Shinji di non chiudersi in un mondo fittizio, la scelta di vivere nel mondo reale, anche se questo comporta sofferenza e conflitto, deve essere letto come la risoluzione del dilemma del porcospino. La consapevolezza raggiunta dal protagonista è la consapevolezza che Anno vuole donare agli spettatori a cui la serie si rivolge nel modo più empatico e profondo, ovvero coloro che si nascondono dal mondo reale.

Non deve sorprendere, quindi, la schiettezza di Anno nel dichiarare che “se una persona è già in grado di vivere la propria vita e comunicare con le altre persone, da Evangelion non imparerà niente”.

Evangelion quindi è, prima di ogni altra cosa, un dono verso quelle persone che non riescono ad affrontare i rapporti interpersonali come una naturale e semplice parte della vita umana, e il suo contenuto è un’opportunità per imparare qualcosa in più su sé stessi e sugli altri.

Il fallimento e il successo di Neon Genesis Evangelion

Purtroppo, il messaggio di Hideaki Anno, per quanto sia stupendamente confezionato e potente, non può essere sufficiente a risolvere una piaga sociale che ha profonde radici psicologiche e sociali come il fenomeno hikikomori. In molti casi Evangelion è persino diventato, col tempo e con il successo che ha riscosso in tutto il mondo, fonte dello stesso escapismo che Shinji riesce a superare all’interno della serie. Diversi appassionati non sono riusciti o non hanno voluto comprendere il significato dell’opera e si sono rifugiati in essa trasformandola in ossessione; nei casi più gravi hanno trasformato i personaggi che Anno sfrutta per veicolare il suo messaggio in feticci su cui trasferire il loro bisogno di rapporti umani.

Perciò, nonostante Evangelion fallisca, almeno in parte, in questo compito impossibile, esso può comunque riuscire a dare visibilità a chi, volontariamente, decide di nascondersi dal mondo. Evangelion può essere uno strumento sorprendentemente potente per mostrare le paure e le ansie che provano quotidianamente gli individui più fragili, per far sì che chi queste insicurezze le ha superate o non le ha mai conosciute possa empatizzare con chi invece vive nell’insicurezza.

In questo modo, allora, un cartone animato all’apparenza simile a tanti altri può simbolicamente diventare la bandiera di associazioni che, con lo stesso amore dimostrato da Hideaki anno, si occupano giornalmente di isolamento sociale e lavorano affinché migliaia di persone possano superare il proprio dilemma del porcospino.

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