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IL MES E LA POLITICA ITALIANA

E’ notizia di qualche giorno fa l’ennesimo rinvio, a causa della ancora considerevole distanza fra PD e M5S, rispetto alla decisione di accedere o meno ad un eventuale prestito del Mes, con Conte che rimanda nuovamente le discussioni senza prendere una vera e propria posizione, dichiarando:

“La mia posizione? L’ho già anticipata: è un atteggiamento molto laico, non Mes sì o no. Con Gualtieri non ci sentiamo ora di dire si o no. Ne discuteremo in Parlamento nella sede opportuna alla luce dei regolamenti del Mes, li esamineremo insieme, in modo trasparente.”

Questa situazione di stallo è il frutto della situazione attuale in cui il Mes è legato indissolubilmente ad una battaglia ideologica che prescinde totalmente da fatti oggettivi e da un qualsiasi ragionamento logico, in seguito alla forte propaganda portata avanti dai partiti sovranisti che ha avuto un impatto molto forte sull’opinione pubblica.

Infatti, a partire dagli ultimi mesi del 2019, i principali partiti di stampo sovranista e populista (Lega, Fratelli d’Italia e in modo più timido il M5s) hanno portato avanti delle accese campagne contrarie all’eventuale utilizzo del Mes da parte dell’Italia, organizzando raccolte firme e creando un’accesa polemica tramite i loro canali social, comizi e interventi nei talk show, dipingendolo agli occhi dell’opinione pubblica come “la grande nuova minaccia escogitata dai burocrati di Bruxelles per mettere in pericolo la sovranità italiana”.

Questa grande operazione mediatica, portata avanti anche grazie alla scarsa opposizione da parte delle altre forze politiche, ha reso popolare il Mes presso un pubblico che, nella maggior parte dei casi non ne aveva mai sentito parlare prima, stigmatizzandolo e rendendolo un tema talmente delicato che anche solo voler aprire un dibattito sulla possibilità di accedervi viene percepito come un comportamento antipatriottico.

Ma cos’è il MES?

Il Meccanismo europeo di stabilità, istituito nel 2012 dagli allora 17 Stati membri della zona euro, è un’istituzione finanziaria intergovernativa che ha l’obiettivo di mobilizzare risorse finanziarie al fine di fornire un sostegno alla stabilità a beneficio degli stati membri, sia che si trovino già in una situazione di difficoltà finanziaria, o in una situazione di rischio elevato.

I fondi disponibili sono stati versati dagli stati membri in proporzioni diverse, nel caso dell’Italia il contributo è stato di 14,33 miliardi di euro. Questo capitale, essendo denaro che non viene versato a fondo perduto ai paesi in difficoltà ma tramite prestiti, prevedendo quindi il pagamento di un interesse che, seppur basso, permette al Mes di sostenersi e produrre profitti.

Dalla sua creazione hanno usufruito dei prestiti del Mes la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e Cipro, principalmente per risollevarsi dalla crisi che ha colpito l’Europa dopo l’esplosione della bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti e il successivo crollo del mercato immobiliare, nel 2008-2009.

I prestiti del Mes permettono ai paesi che vi accedono di ottenere importanti somme di denaro a tassi molto più bassi rispetto a quelli che riuscirebbero ad ottenere chiedendo le stesse somme sul mercato dei titoli di Stato.

Le condizionalità

Uno dei punti comunemente citati da chi è contrario ad un’eventuale adozione del Mes è la presenza di condizionalità, che secondo questa visione limiterebbero la sovranità del governo Italiano perché permetterebbero a Stati stranieri di decidere come potranno o non potranno essere i spesi messi a disposizione e, si dice, potrebbero essere modificate in corso d’opera inserendo vincoli più pesanti rispetto a quelli posti in partenza.

Questa critica ha un fondo di verità, infatti, in caso si decidesse di accedere agli aiuti del Mes, il denaro prestato verrebbe probabilmente vincolato a spese legate all’emergenza sanitaria, quindi ad esempio per supportare il sistema sanitario, per assicurare la sicurezza nell’accesso a scuola o in altri luoghi pubblici, certamente non per finanziare un’espansione del Reddito di Cittadinanza o per altre misure assistenzialiste.

Le condizioni non vengono poste perché l’Europa è cattiva, ma semplicemente perché, se un paese è in difficoltà finanziaria oppure è seriamente a rischio, dovrebbe concentrarsi più sulla risoluzione dell’emergenza che sulla distribuzione di nuovi sussidi e chi gli presta del denaro vuole assicurarsi che questo venga utilizzato al fine di risolvere la situazione di emergenza, non per aggravarla ulteriormente.

Per questo motivo non credo che le condizionalità debbano essere viste come una cosa negativa, anzi, per noi cittadini possono essere viste come una garanzia sul fatto che quel denaro difficilmente verrà sprecato appunto in sussidi o altra inutile spesa corrente, come invece spesso succede.

Inoltre, sempre su questo tema, la possibilità che le condizionalità possano essere inasprite più in là nel tempo è altamente improbabile e per niente logica. Prima di tutto perché il Mes non è uno strumento pensato per “strozzare” i paesi in difficoltà quanto per supportarli ed evitare che un paese in crisi, per di più rilevante come l’Italia, possa mettere in difficoltà l’intera economia dell’Unione.

Inoltre il Mes è gestito, fra gli altri, anche dall’Italia che dovrebbe quindi approvare un’azione di questo tipo, perciò mi sento di dire che è una possibilità parecchio remota e improbabile.

I bond patriottici

Nonostante queste critiche abbiano basi poco solide, la propaganda sovranista ha comunque promosso a gran voce alcune proposte alternative, una su tutte quella dei bond patriottici. Questi strumenti tornati alla ribalta in seguito all’emergenza Covid, dovrebbero essere titoli di Stato, caratterizzati da una tassazione agevolata e destinati esclusivamente ai cittadini italiani.

L’obiettivo dei bond patriottici sarebbe quello di ridurre la quota di debito in mano a cittadini di stati esteri, trasferendola agli italiani e tentando così di ridurre le fluttuazioni generate dalle tensioni sui mercati finanziari. Una manovra del genere si basa sulla speranza che gli italiani avranno livello di fiducia nel governo tale da portarli a preferire i bond patriottici ad altri strumenti di investimento, accettando allo stesso tempo una riduzione della diversificazione in quanto l’idea è che gli italiani decidano di collocare in questi prodotti la quasi totalità dei loro patrimoni.

Il ragionamento alla base è abbastanza semplice, ovvero, il debito italiano è grande ma gli italiani sono ricchi, la ricchezza totale degli italiani è sufficiente a coprire l’ammontare totale del debito, facciamo acquistare agli italiani l’intero debito pubblico, così riacquistiamo sovranità e possiamo gestire le nostre finanze in autonomia.

Inutile dire che questo ragionamento, pur facendo acqua da tutte le parti, si diffonde facilmente perché ha il pregio di essere lineare e facile da capire. Presenta una soluzione semplice ed immediata ad un problema in realtà complesso, irrisolvibile con manovre del genere che, oltre a far saltare sulla sedia chi sostiene con forza la libertà dei singoli ed in questo caso la libertà di disporre del proprio patrimonio come meglio si crede, vuole portare l’Italia a diventare un paese con un’economia piccola e isolata, la ricetta perfetta per produrre miseria.

Perché prendere in considerazione il Mes?

In questa situazione di crisi che l’Italia sta affrontando, le motivazioni a favore dell’utilizzo del Mes sono principalmente legate alla convenienza e all’immediatezza, infatti, con il Mes i prestiti verrebbero erogati in breve tempo, al contrario di quanto avverrebbe con il Recovery Fund dove il denaro arriverebbe nel 2021, e perciò sarebbe possibile supportare meglio la scuola e il settore sanitario per il periodo che ci attende, considerato da molti esperti come un test cruciale per capire se le misure di prevenzione e contrasto alla diffusione del virus messe in atto sono in grado di sostenere un aumento delle attività oppure no.

Inoltre, una qualità chiave del Mes è la convenienza, infatti in questo momento l’Italia non è un debitore di “primo livello”, il rating italiano non ci permette di ottenere prestiti vantaggiosi come altri grandi paesi occidentali, perciò, presentarsi sul mercato e staccare bond per decine di miliardi di euro sarebbe troppo costoso se non addirittura irrealizzabile, mentre con il Mes il prestito viene erogato con un interesse agevolato, proprio per sostenere il paese in difficoltà.

Con questo articolo l’intento non è quello di sostenere che l’accesso al Mes sia l’unica soluzione possibile in questa fase, vuole più che altro essere d’impulso per una riflessione sui danni creati da un atteggiamento che certe parti politiche hanno verso la comunicazione e la propaganda (e l’assenza di una voce che sappia opporsi in modo convincente).

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