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3 A 3, PALLA AL CENTRO

Le tanto temute elezioni regionali si sono concluse con un inaspettato pareggio, con il centrosinistra che mantiene Toscana, Puglia e Campania mentre il centrodestra guadagna le Marche e continuerà a governare Liguria e Veneto. Tra vincitori e vinti, qualcosa nel paese sicuramente cambierà tra gli equilibri di coalizione. Con tante incognite all’orizzonte.

I RISULTATI

Liguria rimane sulla corsia di destra

Giovanni Toti vince con largo vantaggio sul candidato di PD/5S Sansa che rimane sotto quota 40%. Non riescono ad entrare in consiglio regionale Aristide Massardo, il candidato di Italia Viva, che si ferma al 2,4%, né le due candidate ex-5 stelle Salvatore e Cassimatis.

Plebiscito in Veneto

Con percentuali a livello Lukashenko (77%), il presidente uscente Luca Zaia viene riconfermato. Un dato molto importante è quella della sua lista civica, che quasi da sola ottiene la maggioranza in consiglio regionale, con 24 seggi.

De Luca show in Campania

Vincenzo De Luca ottiene un ottimo risultato sull’ex governatore Stefano Caldoro, trionfando con circa il 67%. A grande distanza la candidata del movimento 5 stelle e fedelissima di Di Maio Valeria Ciarambino, che non raggiunge nemmeno il 10%.

Sleepy Eugenio tiene l’inespugnabile Toscana

Il candidato del centrosinistra Eugenio Giani, ritenuto da molti debole e scelto solo perché metteva d’accordo la coalizione (facendo scattare il paragone con il candidato democratico Joe Biden), ha vinto con uno stacco di quasi 8 punti sull’europarlamentare leghista Susanna Ceccardi, con i grillini che rimangono al 7%.

Le Marche vanno alla Meloni

Dopo 25 anni le Marche svoltano a destra: il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli ha la meglio sul sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi sfiorando la metà dei consensi totali e sul candidato dei 5 stelle Gian Mario Mercorelli che rimane sotto doppia cifra.

Emiliano a sorpresa vince su Fitto

Con circa il 47% il governatore uscente Michele Emiliano vince sul candidato del centrodestra ed ex presidente dal 2000 al 2005 Raffaele Fitto. Più indietro il Movimento 5 Stelle all’11% e il candidato di Italia Viva Ivan Scalfarotto che raccoglie solo il 2%. 

I VINCITORI E I VINTI

Italia Viva è nata morta?

Se c’è una cosa su cui tutti sono d’accordo, è il pessimo giudizio sul risultato di Italia Viva, il partito dell’ex premier Matteo Renzi: inizialmente dato al 10% nella nativa toscana, ha raggiunto a fatica il 5. Allo stesso modo, in Puglia i renziani si sono fermati all’1% mentre in Veneto la senatrice Daniela Sbrollini è andata sotto il punto percentuale, venendo addirittura superata dagli antivaccinisti. Il partito del senatore fiorentino registra però buoni risultati in Campania, dove è attestato al 7%, e alle suppletive nel Nord Sardegna, dove il candidato indipendente Agostinangelo Marras, giurista di grande fama, ha raggiunto il 25%. E con una media nazionale del 5%, la creatura renziana sembra non essere partita così male come dicono tutti.

Zingaretti “è ancora qua”

Se queste votazioni hanno avuto un merito, sicuramente è quello di aver salvato il segretario PD Nicola Zingaretti; inizialmente indicato come la vittima sacrificale nel caso il centrosinistra avesse perso la Toscana, ne è uscito più rafforzato. In realtà le vittorie non sono strettamente merito suo, visto che il segretario non ha partecipato attivamente alla campagna elettorale e anzi l’ha conclusa nell’unica regione dove era certo che la sinistra avrebbe perso, ossia le Marche. In Toscana si è riconfermata la tradizione rossa che da più di 50 anni prevale e che di certo non sarebbe stata infranta dalla Ceccardi; in Campania se si è vinto lo si deve principalmente alla popolarità di De Luca mentre in Puglia ha prevalso la logica del voto utile, turandosi il naso, la maggioranza ha votato Emiliano per non far vincere Fitto. Il PD ora è dunque la prima vera forza di governo, e ha la possibilità concreta di dettare l’agenda nel governo Conte, cosa che gioverebbe sicuramente di più che un “classico” rimpasto.

Debacle a 5 Stelle 

Come già detto nella sezione dedicata ai risultati, i grandi perdenti di questa tornata elettorale sono stati i principali azionisti di maggioranza del governo, i 5 stelle: non hanno mai superato la doppia cifra se non in Puglia e, nonostante abbiano vinto il referendum sul taglio dei parlamentari, ne escono più deboli, dimostrando che ogni progetto di tripolarismo nella politica italiana dura sempre poco. Ora l’incognita diventa la leadership: riuscirà il movimento a eleggere un leader che risollevi le sorti della creatura politica grillina? L’ipotesi scissione, tra “governisti” e i fedelissimi di Di Battista e Casaleggio, non è più solo un’illusione.

Vecchie ricette per un nuovo centrodestra

Ma veniamo alla coalizione che governa 15 regioni italiane, il centrodestra. Salvini, Berlusconi e Meloni hanno vinto o perso? Nel complesso si può dire che non hanno brillato: i due ex governatori Fitto e Caldoro sono stati respinti di nuovo insieme alla leghista Ceccardi, mentre chi ce la fa è il meloniano Acquaroli, che espugna le Marche. Ed è proprio la Meloni l’unica ad uscirne rafforzata all’interno della coalizione: Fratelli d’Italia cresce ovunque, mentre cala di molto la Lega rispetto alle europee e il partito di Silvio Berlusconi precipita ovunque sotto il 6%. C’è però un’incognita, lanciata oggi dal riconfermato presidente ligure Toti: un partito unico della destra con tante anime, che faccia da controparte ai democratici, sul modello del GOP statunitense. Un’idea che potrebbe avere seguito negli anelli più fragili della coalizione conservatrice.

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