Rumo/Nuove Squame
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IL RUMORE DI RUMO: INTERVISTA AL GIOVANE ARTISTA DI TIC TAC

Un giovane artista che sta crescendo tantissimo e maturando un proprio stile personale e unico all’interno del panorama musicale italiano. Rumo è un giovane rapper e producer che, invece di presentarsi con la sua vera identità, preferisce lasciar parlare la musica e dare voce a storie, riflessioni e idee attraverso i testi delle sue canzoni. Dopo gli album “E altre storie”, “In città” e “La Fata e Salazar”, ultimamente ci ha deliziato con due singoli veramente promettenti: “Sottopassaggio” e “Tic Tac”, di cui è uscito il primo di Giugno anche il video YouTube. Quando è nata questa passione per la musica, sia in prima persona da interprete e autore di canzoni che “dietro le quinte” da produttore di basi?

Nasce alle medie, quando ho deciso di lasciarmi crescere i capelli e diventare una rockstar. Avvenimento che tra l’altro racconto proprio in “Tic Tac”. All’epoca facevo musica con quello che è attualmente il mio co-produttore: lui suonava la batteria, io la chitarra e cantavo. A differenza mia, lui era già molto bravo per la sua età. Poi col passare del tempo i miei gusti si sono evoluti ed ampliati molto, e quindi anche le mie influenze e il mio desiderio di sperimentare.

Ecco, per riallacciarci proprio a questo: negli ultimi anni ci hai accompagnato con diversi lavori di alta qualità e molto sperimentali, con concept particolari e davvero stimolanti. Dietro a tutto ciò, quante menti ci sono? Ti aiutano altri in questo percorso oltre al tuo collega e amico storico – Salazar/Sally – ?

Tutto nasce generalmente da miei concept che si basano sulle canzoni, perché vogliamo che la musica resti comunque al centro del progetto. Ciononostante, ho un team molto affiatato: io, Sally, altri due ragazzi e una ragazza. Senza le loro idee i miei lavori resterebbero soltanto abbozzati. In particolare, anche se condividiamo tra tutti ogni aspetto del progetto, con due di loro mi focalizzo sulla parte un po’ più legata al marketing, come i manifesti parodici di “Matteo Suini” (di accompagnamento alla canzone “Salv_ _ ni”, ndr). Con il terzo collaboratore, invece, lavoro principalmente sugli aspetti narrativi. Avere una squadra così è molto stimolante, oltre che divertente. Per quanto riguarda la parte più pratica, come ad esempio la stop motion, ce ne occupiamo io, Sally e la Fata (protagonista di diversi pezzi, ndr). Sì, anche lei esiste.

I personaggi che prendono vita! Immaginavo dell’esistenza della Fata, vista una storia pubblicata su Instagram dove parlava anche lei.

Io e Sally ci occupiamo delle costruzioni più macroscopiche, mentre la Fata si occupa di dipingere e di costruire le cose più microscopiche, i dettagli.

Nei diversi concept album sono presenti diversi storytelling e canzoni che riflettono su società e politica, ma al contempo troviamo anche molti pezzi dedicati alla tua esperienza e comunque influenzati dalla tua vita. Ti chiedo, provocando un po’, quanto c’è di te in ciò che scrivi e quanto invece di ciò che ti circonda?

C’è tantissimo di me, tendo a non utilizzare spesso invenzioni. Magari ogni tanto esagero un pizzico, ma parlo sempre di cose che ho vissuto veramente o di cui ho fatto esperienza molto da vicino. A parte “Ninna nanna per bambini abusati”, questo lo chiarisco dato che ogni tanto capita che me lo chiedano (ride, ndr).

Menomale! Se dovessi invece definirti in determinati generi musicali e dare un’indicazione su quali sono quelli a cui ti senti più affine, cosa sceglieresti? Sia come ascoltare che da artista.

Dal punto di vista artistico sinceramente non saprei, sugli store mettiamo hip hop/rap e ci sono degli aspetti di quel genere, ma non sento di rientrarci completamente. Anche come ascoltatore devo dire che sento davvero di tutto, anche se alcuni generi li ho approfonditi un po’ di più.

Qualche tempo fa mostrasti su Instagram una serie di album e libri che hanno influenzato alcune le tue canzoni e il tuo percorso musicale. Per ampliare la “raccolta” già presente sul tuo profilo instagram, quali sono in particolare quegli artisti e autori italiani che più ti hanno influenzato nella composizione?

Devo essere sincero, sugli italiani sono un po’ ignorante – anche se ovviamente ho i miei preferiti, così su due piedi ti citerei Fabrizio De André, Uochi Toki e Marta Sui Tubi. Ma anche Battiato, Rkomi, Mc BBO, Tha Supreme e Venerus.

Per quanto riguarda invece quelli stranieri?

Tra i tanti artisti che potrei citare, Manu Chao, XXX Tentacion, Nina Simone, Parov Stelar, Radiohead, Queen, Tyler the creator, Darkside, Nutini, Two Fingers, Kanye West, Justice,.. l’elenco sarebbe davvero lungo.

Ci sono dei volti noti che stimi e che hanno influenzato la tua maturazione anche al di fuori di questi ambiti?

Mi vengono subito in mente Borges, Hesse e Calvino, ma anche Miyazaki o come diamine si scrive.

Il progetto discografico e d’immagine, che si sta delineando sempre con più chiarezza col tempo, quanto è già ideato e strutturato dall’inizio e quanto margine lasci invece alle possibili deviazioni da questa “concept-discografia”, come la definì un tuo fan?

Inizialmente avevamo delineato un bel progetto con degli snodi precisi, ma inevitabilmente modifichiamo sempre tutto in corsa. A volte anche radicalmente, anche due settimane prima di realizzare i progetti (ride, ndr).

Naturalmente essendo sbocciato durante gli ultimi anni non c’è forse ancora stata possibilità di organizzare molti concerti live, ma so che qualche esperienza in questo senso c’è stata e avevi anche annunciato che avresti aperto un concerto del grande Murubutu. Ti va di parlarcene?

Letteralmente un solo concerto, tirava un vento allucinante tanto che ha sradicato una transenna mentre cantavo. Sembrava che dio in persona avesse deciso di frapporsi tra me e il mio primo concerto.

Era quello di apertura a Murubutu a Torino? Com’è stata l’esperienza, al di là delle disavventure?

Esattamente. Una grande emozione, era pur sempre la mia prima volta.

Che non si scorda mai! Hai avuto la possibilità di fare due chiacchiere anche col Prof? Noi aspettiamo una canzone insieme!

Sfortunatamente no, non c’è stata occasione (ride, ndr).

Dopo aver girato all’indietro le lancette con Tic Tac per raccontare il tuo passato, una piccola
anticipazione sul futuro?

Vi dico solo che questo è il prossimo passo, ma non sono uno che ama dare troppe anticipazioni (ride, ndr)

Last but not least: qual è musicalmente il tuo sogno nel cassetto? Cosa speri di realizzare con questo progetto?

Il mio sogno nel cassetto è molto semplicemente trasformare questa passione in professione, niente di più.

E con la speranza che si possa realizzare, ti ringrazio per la disponibilità e invito tutti a recuperare i tuoi lavori, compreso il video di “Tic Tac” uscito il primo Giugno su YouTube!

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