Tommaso Ropelato - Giuseppe Marotta al Festival dello Sport

INTER IN PROGRESS

21 Ottobre 2021

Lo scorso 8 ottobre Giuseppe Marotta ha fatto chiarezza sulla turbolenta estate interista e sulle prospettive future. Partiamo da qui per tracciare un bilancio su cosa questa Inter ha dimostrato i questi primi due mesi e cosa bisogna aspettarsi nei prosieguo della stagione.

Al Teatro Sociale di Trento è andato in scena un forum dal titolo “Inter tra presente e futuro” in cui il rappresentante della Società meneghina era l’AD Giuseppe Marotta. Con la famiglia Zhang bloccata in Cina ancora una volta è stato Marotta a farsi carico di rappresentare i nerazzurri davanti agli organi di stampa ed ha lanciato, nel corso di questa ora e mezza, degli spunti interessanti che aiutano la comprensione della situazione globale che gravita intorno all’universo Inter.

L’INTER DIETRO LE QUINTE

“Il Modello Suning pre-Covid non era più sostenibile”. L’AD sottolinea come il compito suo e del suo staff nell’ultimo anno è stato quello di bilanciare gli obiettivi economici e quelli sportivi. Tirando le somme ad annata conclusa si può essere soddisfatti nell’aver conquistato il 19mo campionato nonostante le diverse difficoltà economiche. In estate è stato però necessario rivedere le prospettive nerazzurre in una chiave più sostenibile ed etica.

L’utilizzo del termine “etico” all’interno di un prodotto come quello calcistico deve fare riflettere. Tralasciando i paletti determinati dal financial fair play (facilmente aggirabili come si è visto dalle ultime sessioni di mercato), è importante che una società si “auto-imponga” un regime di spesa sostenibile nel tempo anche se ciò porta ad un rallentamento di quelli che sono i progressi sperati sul campo.

Questo nuovo modello non è stato condiviso da Antonio Conte. “Dopo un lungo incontro” sostiene Marotta, ” si è ritenuto che non c’era più un percorso comune da intraprendere. E’ stata una mazzata.”. In parole povere il tecnico leccese di fronte a prospettive estive di spending review e ridimensionamento non ha sposato il progetto tecnico che avrebbe richiesto all’Inter più tempo per raggiungere i vertici europei.

Mi sento di dire, in una nota assolutamente a margine, che se l’addio di Conte non fosse arrivato ad inizio maggio sarebbe comunque arrivato nel corso dell’estate, di fronte ad una squadra svuotata di Hakimi e Lukaku, perni del progetto contiano. l’ex mister infatti ha sempre mostrato come non si sia mai fatto problemi ad abbandonare la barca in mezzo alla preparazione. Piuttosto che lavorare con principi altrui preferisce non lavorare. Fatte queste valutazioni, meglio che l’addio sia avvenuto prima dell’estate.

La scelta è quindi ricaduta su Simone Inzaghi. “Abbiamo identificato un allenatore che potesse proseguire quanto fatto da Conte, non volevamo ci fossero stravolgimenti. Ovviamente non potevamo immaginare cosa sarebbe successo dopo.“. Su come sta andando l’Inter di Inzaghi ne parleremo nella seconda parte dell’articolo, dove si affronteranno i temi di campo. Quel “dopo” a cui fa riferimento sono principalmente due eventi: il malore di Eriksen e l’addio di Lukaku. La cessione di Hakimi come sottolineato sia da Inzaghi che da Marotta era già in programma visto il guadagno che avrebbe portato, irrinunciabile per le casse nerazzurre (e che sarebbe stata irrinunciabile anche fosse avvenuta dopo la partenza di Lukaku).

Su Romelu Marotta apre un discorso a parte. “Lukaku era un fulcro del progetto nuovo, è venuto a chiederci di essere ceduto ed abbiamo dovuto trattare per guadagnare il più possibile. Non abbiamo potuto fare altro che rispettare la sua scelta.” Dzeko era un nome già caldo per sostituire il belga, ed insieme a lui si è provato a prendere Vlahovic, immaginando una ipotetica staffetta “presente-futuro”.

A proposito di futuro, in che acque naviga l’Inter? “Adesso l’Inter è in una situazione economica tranquilla, e possiamo ancora competere con l’obiettivo della scorsa stagione. Anche i calciatori devono farsi carico e rivedere gli aspetti contributivi“. I giocatori che graviteranno nell’universo nerazzurro saranno quindi ragazzi innanzitutto consapevoli della situazione economica che si sta vivendo: serve che i giocatori escano dal loro mondo “dorato” (sempre citando l’AD).

Si sofferma poi su due in particolare: Barella e Lautaro, che dovranno essere il simbolo dell’Inter anche in futuro. l’AD parla di entrambi come due professionisti pronti per fare quello step “mentale” per diventare dei punti di riferimento mondiali. Sul suo futuro invece l’AD glissa “Zhang per dicembre verrà in Italia, in quella occasione parleremo del mio futuro“.

L’INTER SUL CAMPO

Partiamo dalle cifre, incontestabili ed insindacabili: l’Inter dopo 8 giornate di campionato e 3 di Champions è terza in entrambe le competizioni. Sono due terzi posti che hanno un peso diverso e che quindi vanno analizzati in maniera diversa. Il terzo posto in Italia è, al momento, un risultato coerente con quello che si è visto sul campo e con il processo di “ingresso” delle filosofie di Simone Inzaghi.

Le squadre davanti hanno due organici rimasti quasi invariati dalla passata stagione e con una filosofia di gioco (il Milan) già condivisa ed appresa dagli elementi in rosa. La rosa del Napoli, capolista, è una rosa di altissimo livello (per una competizione) e quest anno può contare su un allenatore di ben altro peso rispetto a Gattuso.

Il terzo posto quindi può essere affrontato ed analizzato con del cauto ottimismo. C’è da dire che il calendario finora è stato benevolo e l’Inter negli unici due scontri con le “sette sorelle” (Atalanta e Lazio) ha sofferto molto, portando a casa solo un punto su sei.

Il terzo posto in CL invece non va affatto bene. Qui Inzaghi deve assolutamente accelerare i tempi perchè il verdetto si avrà ad inizio dicembre, non a giugno. Il passaggio del turno non è un’opzione o un sogno, deve essere un obbligo. Non farcela nemmeno quest anno sarebbe come gettare la stagione alle ortiche prima ancora del panettone natalizio.

Questi sono gli aspetti “oggettivi”. Cercherò ora invece di tracciare come io vedo l’Inter in campo, in positivo ed in negativo.

Cosa funziona nell’Inter di Inzaghi. Preferisco partire dalle note positive. Il 3-5-2 proposto produce una mole di gioco più importante rispetto al 3-5-2 contiano. L’arrivo di un attaccante “di gioco” come Dzeko a sostituire un attaccante “di spazio” come Lukaku sicuramente ha inciso su questo fattore. Anche le seconde linee stanno avendo un minutaggio sostanzioso e questo fa capire come Inzaghi stia lavorando bene con la profondità della rosa. D’altronde per sopperire all’assenza di tre come Lukaku, Hakimi ed Eriksen bisogna che tutti si sentano coinvolti e diano il loro per la causa comune.

Parlando di individualità che spiccano, nonostante gli ultimi anni poco positivi in casacca giallorossa Edin Dzeko ha avuto un impatto incredibile ed imprevedibile sulle marcature nerazzurre. Skriniar è il vero leader dietro ed anche in CL ha sempre ben figurato nonostante l’inizio poco brillante. Piccola considerazione anche su un “protetto” del sottoscritto: Ivan Perisic sta vivendo un grandissimo inizio di stagione ed è ad oggi il miglior esterno in rosa. Il rinnovo è difficile ed anche vista l’età potrebbe essere la sua ultima stagione in nerazzurro. Sono a maggior ragione contento che Ivan possa chiudere la sua esperienza nerazzurra lasciando di sè un bel ricordo, visto che molti interisti hanno la memoria corta e dimenticano ciò che ha fatto ogni stagione tranne quella post Mondiale (2018/2019).

Di Inzaghi si possono segnalare il tentativo di portare un gioco più propositivo e la lettura delle partite. Noi interisti non siamo abituati a “vincere” le partite coi cambi. Non era il punto forte di Conte e tantomeno di Spalletti (Santon per Icardi). L’Inter ha guadagnato diversi punti grazie ai subentri, su tutte le partite segnalo Atalanta e Sassuolo. Partite che al 60mo sembravano ormai “indirizzate” ma che con i cambi Inzaghi è riuscito a riprendere. Anche questo lascia pensare che Simone abbia una grande coscienza di quella che è la sua rosa e di come valorizzarla.

Passiamo ai lati negativi che possono essere riassunti in due macro-temi. Per la mole di gioco profusa l’Inter segna poco. So che può suonare paradossale visto il quantitativo di gol fatti, ma l’Inter tra campionato e Champions ha perso diversi punti proprio per non essere riuscita ad incidere sottoporta (Sampdoria, Real Madrid e Lazio).

Questo è strettamente connesso ad un annoso problema a tinte nerazzurre: l’Inter è una squadra nervosa. L’impressione è che si viaggi sempre sul filo dei nervi e che appena qualcosa non va come previsto ci si agiti quando invece bisognerebbe usare la testa. Marotta ha citato Barella e Lautaro come basi su cui costruire l’Inter del futuro: bene, se devo segnalare un problema di entrambi è proprio la costante frustrazione con cui giocano i 90 minuti.

Il secondo macro-tema su cui Inzaghi dovrà lavorare è la tenuta atletica: l’Inter scompare sistematicamente per delle porzioni di partita. Questo “staccare la spina” porta ad una quantità di gol subiti ingiustificata per una squadra che vuole rimanere ai vertici. L’anno scorso dove l’Inter poteva giocare di fiammate grazie allo strapotere atletico di Lukaku e Hakimi. Quest anno se tutta la squadra non è concentrata si va in crisi in quanto il gioco, estremamente corale, viene meno.

Parlando dei giocatori che al momento hanno deluso le aspettative partirei prima dicendo quale è la mancanza finora di Inzaghi. La squadra manca di flessibilità. Era una criticità che veniva giustamente segnalata anche gli anni scorsi con Conte. Questa Inter non pare avere alternative al 3-5-2. E questa è una cosa che può pesare molto sul lungo periodo e mi lego al primo giocatore che al momento sta “toppando”: Alessandro Bastoni.

Se uno dei tre centrali dietro non gira la alternativa non è un cambio modulo (passando alla difesa a 4), ma adattare Dimarco come terzo di difesa. Questa soluzione può essere una idea a partita in corso ma non una costante perchè in una difesa a tre i centrali devono avere una prestanza fisica che Dimarco non ha. E quindi, con un Bastoni che ha sulla coscienza diversi gol subiti, la alternativa è mettere un giocatore fuori ruolo. Questo non va bene.

Il secondo giocatore che va menzionato è sicuramente Calhanoglu ma anche qui l’equivoco è innanzitutto tattico: Calha al Milan ha reso nel momento in cui è stato messo come trequartista puro. Da mezzala o da esterno si è sempre limitato al compitino ed anche qui sta succedendo la stessa cosa. Sta giocando 20-30 metri indietro rispetto a dove giocava nelle ultime due stagioni. Per valorizzarlo servirebbe, in alcune occasioni, passare al 3-4-2-1 con Correa e Calha sulla trequarti e davanti o Lautaro o Dzeko a seconda di chi deve riposare. In quel momento si potrà tracciare un bilancio serio ed equilibrato su quanto Calhanoglu può dare alla causa nerazzurra.

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