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LA BCE E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

La lotta ai cambiamenti climatici è la grande sfida del post pandemia. Tutte le principali istituzioni mondiali stanno prendendo posizione sul fronte ambientale: fondi d’investimento, banche, aziende, ONG, governi. Ma il percorso è ancora lungo ed è ora che anche le banche centrali si mobilitino per adeguare le scelte di politica monetaria ad un modello di sviluppo sostenibile. È in corso un dibattito inedito nei consigli esecutivi delle principali banche centrali dei Paesi industrializzati. La Bce sta lavorando ad una revisione della strategia per incidere maggiormente sulla transizione ecologica, in conformità con le prerogative del suo mandato e dei trattati comunitari.

Un accordo globale per il clima

Appena entrato alla Casa Bianca, Joe Biden ha firmato il rientro degli USA nell’accordo di Parigi, archiviando la stagione trumpiana. Si tratta di un impegno fondamentale, in quanto gli USA sono il secondo Paese per quantità di emissioni liberate, dopo la Cina. In occasione del vertice sul clima organizzato da Joe Biden, che ha visto la partecipazione di 40 leader mondiali, tra cui Papa Fancesco e Xi Jimping, Biden ha presentato la strategia della sua amministrazione contro il cambiamento climatico, impegnandosi a dimezzare le emissioni entro il 2030. Il presidente cinese, invece, ha dichiarato che in materia ambientale la Cina intende collaborare con gli USA, nonostante le tensioni tra le due superpotenze. L’UE dal canto suo ha dimostrato di essere una delle istituzioni più attive e sensibili sul tema. Infatti, la maggior parte delle risorse previste dal Next Generation EU saranno vincolate a progetti orientati alla transizione ecologica e alla sostenibilità del modello economico-sociale. L’UE, inoltre, ha recentemente raggiunto l’accordo per una legge sul cambiamento climatico con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ridurre del 55% le emissioni entro il 2030.

Cosa sta facendo la Bce 

Le banche centrali dei Paesi industrializzati hanno come principali obiettivi la stabilità dei prezzi e la crescita dell’output (Pil). I loro interventi devono rispettare il principio di neutralità rispetto ai mercati, ovvero devono incidere sui prezzi senza favorire settori specifici. Tuttavia, ad esempio, la Bce tra marzo e giugno 2020 ha investito più di 7,6 miliardi di euro in azioni emesse da aziende attive nel settore dei combustibili fossili. Non a caso, nel comitato esecutivo della Bce si sta discutendo del principio di neutralità e di un intervento monetario per contrastare il cambiamento climatico. Alla base di questo dibattito vi sono due considerazioni di fondo:

  1. Il prezzo dell’anidride carbonica non riflette equamente i costi sociali e ambientali legati all’uso di combustibili fossili;
  2. Il cambiamento climatico può incidere direttamente sull’inflazione quando una calamità naturale provoca la distruzione dei raccolti, determinando un aumento dei prezzi di prodotti alimentari;

Le perdite derivanti dai disastri naturali potrebbero poi ostacolare l’erogazione del credito e mettere in crisi il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Ad oggi la Bce pare avere intenzione di giocare un ruolo sempre più attivo per collaborare alla lotta al cambiamento climatico. L’Eurotower è membro del Network for Greening the Financial System (NGFS). Si tratta di una rete di 83 banche centrali e autorità di vigilanza finanziaria che mira ad accelerare il potenziamento della green finance e sviluppare raccomandazioni per il ruolo delle banche centrali in materia di cambiamento climatico e transizione ecologica. L’istituto di Francoforte individua, monitora e studia i rischi che il cambiamento climatico può comportare per l’economia e il sistema finanziario. La Bce interviene in quattro principali aree di competenza: analisi economica, vigilanza bancaria, programmi di acquisto titoli, stabilità finanziaria. Per quanto concerne l’analisi economica, la Bce assicura che il cambiamento climatico venga preso in considerazione nei modelli macroeconomici ed econometrici, nei metodi di previsione e nelle valutazioni dei rischi. Sul fronte della vigilanza bancaria, in cui la Bce svolge un ruolo centrale in qualità di vertice del Meccanismo di Vigilanza Unico, la banca centrale sensibilizza le banche affinché queste siano in grado di gestire i rischi legati ai cambiamenti climatici in maniera adeguata. La politica monetaria della Bce è attuata attraverso una serie di operazioni e strumenti. Tra questi vi sono le operazioni di mercato aperto, con le quali la Bce interviene acquistando o vendendo titoli finanziari. Nel quadro dei programmi di acquisto, la Bce sta investendo in obbligazioni verdi, tenendo fermo il presupposto di neutralità degli interventi rispetto alla competitività del mercato.  In ultima istanza, la Bce misura e valuta i rischi che i cambiamenti climatici comportano per il sistema finanziario, pubblicando paper e comunicati rivolti al pubblico, agli operatori di mercato e ai policymakers.

I green bonds

Nell’ambito dell’Asset Purchase Programme (APP), il programma di acquisto di titoli pubblici, meglio noto come Quantitative easing (QE), nonostante l’assenza di un obiettivo ambientale esplicito, la Bce ha acquistato green bonds che hanno contribuito alla costituzione di un portafoglio diversificato. I green bonds sono titoli di debito i cui proventi vengono utilizzati per finanziare progetti di investimento con un beneficio ambientale. Uno dei punti deboli che al momento ne riduce il potenziale, nonostante la progressiva diffusione nel mercato, è la mancanza di una definizione standard globale. Infatti, l’assenza di una tassonomia comune alimenta il rischio reputazionale delle società e riduce la trasparenza per gli investitori, in quando gli emittenti devono gestire potenziali accuse di greenwashing se i proventi non vengono utilizzati per i loro scopi dichiarati. La Bce sta lavorando in concerto con le altre istituzioni europee per individuare una definizione armonizzata e univoca di green bonds, migliorandone la trasparenza e facilitandone l’emissione. A partire dal primo gennaio 2021, la Bce accetta green bonds con cedole annuali legate alla sostenibilità ambientale come collaterali sia per le operazioni di credito dell’Eurosistema sia nell’ambito delle operazioni di Qe, a condizione che rispettino tutti gli altri criteri di idoneità. Il mercato dei green bonds è in grande espansione grazie soprattutto alla diffusione degli ETF, prodotti finanziari che permettono di replicare indici di mercato costituiti da titoli che raccolgono capitali dedicati esclusivamente al finanziamento di progetti verdi. Un altro fattore finanziario a cui è possibile ricondurre il boom di investimenti verdi è la diffusione degli investimenti Environmental, Social, Governance(ESG), ossia gli investimenti responsabili che tengono in considerazione non solo gli obiettivi tipici della gestione finanziaria, ma anche il Bilancio di sostenibilità.

Il mandato della Bce 

Il mandato della Bce è il mantenimento della stabilità dei prezzi, ovvero la crescita dei prezzi ad un livello prossimo ma inferiore al 2% nel medio periodo. I trattati comunitari non attribuiscono all’istituzione di Francoforte un mandato in materia di crescita del Pil, come invece è previsto per Federal Reserve. Tuttavia, il diritto dell’Ue conferisce alla Bce il compito di concorrere alle politiche economiche generali dell’Unione, nel rispetto del mandato della stabilità dei prezzi. Ciò include l’obiettivo secondario di contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Unione. D’altra parte, la Bce non ha un mandato esplicito in materia di contrasto al cambiamento climatico e non ha l’autorità per guidare le politiche ambientali dell’Ue. Le azioni della Bce devono essere conformi a due principi fondamentali: a) il principio di proporzionalità, ovvero limitate al perseguimento degli obiettivi statutari; b) il principio di neutralità, ossia devono essere conformi al principio di un’economia di mercato aperta e in regime di libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse, evitando di generare distorsioni nel mercato. In una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, Isabel Schnabel, membro dell’Executive Board ha dichiarato che la Bce è obbligata a pensare al proprio contributo alla protezione del clima in quanto i cambiamenti climatici impattano sulla stabilità dei prezzi. Inoltre, il mandato della Bce impone di sostenere la politica economica dell’Unione, in cui la protezione del clima gioca un ruolo di primo piano. Della stessa idea è un altro membro dell’Executive Board, Frank Elderson, il quale ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Domani che una politica monetaria verde è nel mandato della Bce.

Cosa può fare la Bce 

Nell’occasional paper “Banche centrali, rischi climatici e finanza sostenibile” pubblicato da Banca d’Italia (Marzo 2021), si afferma che una banca centrale può includere la gestione dei rischi climatici nelle proprie attività con diversi gradi di intensità. Può emanare linee guida per informare e sensibilizzare i banchieri, gli investitori e gli altri stakeholders o contribuire allo sviluppo del mercato finanziario, stabilendo obblighi di informativa o incoraggiando l’emissione e la negoziazione di green bonds. Inoltre, in qualità di autorità di vigilanza può manifestare le proprie aspettative nei confronti degli intermediari in termini di gestione e disclosure dei rischi climatici. Le banche centrali possono valutare la stabilità del singolo intermediario e dell’intero sistema finanziario attraverso stress test “climatici” per individuare i maggiori fattori di rischio e i canali di trasmissione con cui i rischi si propagano. Diverse banche centrali hanno condotto o stanno elaborando degli esercizi dedicati, spesso riferendosi agli scenari delineati dal NGFS, tra cui la Banca d’Olanda, l’Autorité de contrôle prudentiel et de résolution e la Bank of England. Le banche centrali, in qualità di investitori, possono inoltre decidere di agire in modo da servire da esempio per il mercato:

  1. Integrando nella strategia di gestione del proprio portafoglio la considerazione di fattori ambientali;
  2. Pubblicando le proprie esposizioni e strategie di gestione dei rischi climatici.

Un altro aspetto che potrebbe indurre la Bce ad intervenire in modo diretto per contrastare il cambiamento climatico deriva dal fatto che l’attuale assetto lega il bilancio della banca a determinati settori industriali, impedendo condizioni favorevoli alla transizione climatica di intermediari finanziari e imprese. Infatti, gran parte delle garanzie e dei titoli di emittenti privati detenuti dalle banche centrali riguardano società dei settori degli idrocarburi, automotive e trasporti, caratterizzati da maggiori livelli di emissioni carboniche e ad elevata intensità di capitale. Gli interventi monetari in questi settori abbassano il costo del capitale fornendo al mercato un segnale che disincentiva la transizione ecologica. Sostanzialmente, gli interventi diretti della Bce in materia ambientale sono sottoposti alla spada di Damocle del principio di neutralità. Tuttavia, questo caposaldo potrebbe essere “temperato” e condizionato al perseguimento di obiettivi coerenti e condivisi con Commissione Europea, Parlamento Europeo e Consiglio. L’applicazione ortodossa di questo principio è di fatto in contrasto con gli obiettivi del Green Deal europeo su transizione ecologica e decarbonizzazone. In secondo luogo, se i prezzi degli strumenti obbligazionari non riflettono adeguatamente i rischi climatici, il principio di neutralità espone la banca centrale alla volatilità degli aggiustamenti dei valori delle attività finanziarie indotti dal processo di transizione. È necessario, dunque, che nelle operazioni di politica monetaria venga dato un trattamento privilegiato agli strumenti emessi da soggetti che operano in settori resilienti ai cambiamenti climatici. La BCE sta cambiando le sue regole interne per allinearsi con gli accordi di Parigi e la BEI si è impegnata a finanziare nel 2025 almeno il 50% di progetti in linea con gli accordi di Parigi e a non finanziare nessun progetto inquinante. Il percorso verso la transizione ecologica è ancora lungo, ma i governi sembrano voler davvero prendere provvedimenti decisi e tempestivi per recuperare il tempo perduto. E le banche centrali, in primis la Bce, non potranno sottrarsi ad esercitare un ruolo centrale nello sviluppo di mercati finanziari sempre più sostenibili ed etici.

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