Gurkhawal Singh
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LA COMUNITÀ SIKH (di Gurkawal Singh)

"Si lavora per un mondo in cui tutti possano praticare liberamente e godere della loro fede, favorendo al tempo stesso forti relazioni con la loro comunità locale, ovunque si trovino".

La comunità Sikh

Al giorno d’oggi molte persone si domandano chi siano i Sikh e perché portino in testa un turbante e la barba lunga. Per dare a queste domande una risposta, oggi parlerò di questa comunità e della loro integrazione specialmente in Italia.

I Sikh sono i seguaci del Sikhismo, religione monoteista, con fedeli sparsi in tutto il globo ma con concentrazione particolare nel Punjab, stato dell’India settentrionale, dove nacque nel XV secolo. La religione Sikh nasce con gli insegnamenti di Guru Nanak Dev Ji e si basa su tre principi fondamentali: meditare sull’Onnipresente Signore, lavorare onestamente e condividere il proprio guadagno.

Il luogo religioso più importante è il Tempio d’Oro, situato nella regione di Amritsar del Punjab, in India. In Italia ci sono circa 62 Gurdwara (edificio di culto dei Sikh). I più importanti sono a Novellara, Castelgomberto, Maccarese, Cortenuova, Bolzano e Flero. Tra i quali il più antico è quello di Novellara (Reggio Emilia).

Gursimrat Ganda / Unsplash

Nel sikhismo il langar è la cucina della comunità presente in ogni Gurdwara, che da secoli fornisce pasti gratuiti a tutti, senza distinzione di religione. Tutte le persone si siedono allo stesso livello, insieme, abolendo così ogni distinzione tra caste o sessi: fornendo sempre pasti vegetariani. Questa pratica è la diretta realizzazione del terzo principio fondamentali sopracitato. A questo proposito è importante sottolineare come la comunità Sikh italiana ha dato sempre il suo contributo economico al sistema socio-sanitario soprattutto durante la pandemia.

I Cinque K sono i simboli più importanti per un Sikh. Nel momento in cui una persona decide di battezzarsi (Khalsa), porterà con rispetto i 5 k con sé:

  • Kesh: divieto di tagliare i capelli;
  • Kangha: piccolo pettine di legno che tiene fermi i capelli sotto il turbante;
  • Kachera: pantaloni larghi serrati alle ginocchia;
  • Kara: braccialetto di ferro simbolizzante l’umiltà e l’appartenenza al divino;
  • Kirpan: pugnale, di solito a lama curva. Questo pugnale è segno di coraggio.

Il turbante è un segno visibile più importante del Sikhismo, che raccoglie in sé i capelli naturali che fanno parte dei 5 k, poiché è un dono della natura che non causa danni all’organismo, i Sikh mantengono i loro Kesh (capelli lunghi) protetti nel turbante sin dalla nascita.

La comunità Sikh in Italia

I Sikh sono presenti in Italia a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Essi vennero arruolati nell’esercito Anglo-Indiano dei Raj Brtiannico, ovvero gli indiani Sikh. Insieme a musulmani ed induisti costituivano l’Ottava Armata Britannica e hanno combattuto dalla parte degli Alleati durante la campagna d’Italia.

La migrazione Sikh in Italia iniziò verso la fine degli anni ’70 con una crescita esponenziale nell’84 a causa dell’”operazione Blue Star”, un’operazione militare indiana che sfociò in un genocidio. Attualmente l’Italia è il paese europeo con la maggior parte dei migranti Sikh, escluso il Regno Unito. Le regioni più interessate sono: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Gran parte degli appartenenti al sikhismo vive in zone rurali o in piccole città. Questa distribuzione peculiare è il risultato delle catene migratorie e soprattutto della disponibilità di diversi posti di lavoro che richiedono poca qualificazione. I migranti sikh sono impiegati sia nel settore secondario che primario, con una concentrazione nel settore di produzione di latte, di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, altamente industrializzato.

Per quanto riguarda integrazione dei sikh nella vita scolastica si riscontra una volontà di avere successo nei risultati e conformarsi alle aspettative italiane. Dall’occidentalizzazione degli abiti al taglio dei capelli, i giovani sikh imboccano la strada del voler essere accettati dai propri compagni di classe. A questo punto, l’abito indiano piuttosto che il tradizionale turbante contribuisce a costruire l’alterità, il non integrato, l’emarginato. Gli studenti sikh vengono “disciplinati” normalizzando il giudizio.

Possiamo trovare tre tipi di situazioni dell’inserimento scolastico:

  • Giovani sikh che arrivano in Italia da adolescenti senza istruzione italiana;
  • Giovani sikh inseriti alla fine della scuola primaria o secondaria, per i quali la lingua italiana è stata un ostacolo molto duro. Di solito completano la loro carriera scolastica alla fine della scuola secondaria (I livello) o II livello in un Istituto professionale;
  • Giovani Sikh nati in Italia o inseriti nei primi anni di scuola che hanno una carriera scolastica più lunga e conseguono un diploma di secondo livello in Istituti professionali o tecnici.

Con il tempo, a causa di cambiamenti demografici e percorsi lavorativi, la comunità sikh si spostò dalle città verso luoghi più piccoli per esporre i simboli religiosi e far conoscere la propria comunità. Grazie a questi spostamenti sono stati individuati vari templi in Italia.

Di recente è nato “Sikh European Association” (Sikh EA) la creazione di un team di volontari provenienti da tutto il mondo. Questo gruppo di giovani si è formato per incoraggiare e ispirare le persone a conoscere meglio la fede Sikh, la sua storia e i suoi insegnamenti che incoraggiano a una vita semplice, onesta e spirituale.

Il tema centrale e l’obiettivo di questa associazione sono di unire le comunità cercando di collegare le prossime generazione di Sikhi. È una società senza scopo di lucro che opera esclusivamente per scopi religiosi, caritatevoli ed educativi. Infatti non è finanziata, né rappresenta, da qualsiasi altra setta o organizzazione. Tutti fanno la loro parte per creare unità anziché la divisione. Gli ideali di gruppo sono di essere universali, uniti, ispirati, edificanti e neutrali, concentrandosi su ciò che può ispirare a essere esseri umani più spirituali piuttosto che su controversie e politica.

Si lavora per un mondo in cui tutti possano praticare liberamente e godere della loro fede, favorendo al tempo stesso forti relazioni con la loro comunità locale, ovunque si trovino.

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