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L’Affossamento del DDL Zan è una Sconfitta per Tutti

27 Ottobre 2021

Urla di giubilo, grida animalesche, applausi. Questa è stata la reazione di metà dell’emiciclo del Senato oggi, alla notizia dell’approvazione della richiesta di Lega e Fratelli d’Italia con 154 voti a favore, 131 contrari e due astenuti, di non esaminare il ddl Zan articolo per articolo, procedimento meglio conosciuto come “tagliola”. La richiesta è stata approvata dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che ha anche permesso ai senatori di esprimersi tramite voto segreto.

Finisce qui, per ora, il tormentato iter del disegno di legge Zan, che porta il nome del deputato del PD che l’ha presentato, Alessandro Zan. Dopo quasi un anno dall’approvazione espressa dalla Camera (era il 4 novembre 2020) e tutta una serie di rinvii, proposte di modifiche, tentativi falliti di mediazione e azioni di ostruzionismo da parte dei detrattori, il ddl si trova adesso ad un binario morto. La legge, secondo il regolamento, potrà tornare ad essere discussa in commissione Giustizia non prima di sei mesi. Nel frattempo l’emergenza omobitransfobica nel Paese non si ferma e le discriminazioni legate al genere, al sesso e alla disabilità continuano ad essere perpetrate ogni giorno, senza alcuna tutela normativa specifica. 

L’Italia, infatti, non brilla di certo per la tutela della comunità LGBT+, delle donne e delle persone disabili. Nel 2021 siamo scesi al 35º posto della classifica ILGA Europe dei Paesi europei per politiche a tutela dei diritti umani e dell’uguaglianza delle persone LGBT+. Soltanto nell’ultimo anno, i ricatti e le minacce subiti dalle persone LGBT+ sono aumentati dall’11 al 28%, mentre i casi di mobbing e discriminazioni sul luogo di lavoro sono passati dal 3 al 15%. Per quel che riguarda la violenza sulle donne, in Italia si compie in media un femminicidio ogni tre giorni, mentre hate speech, episodi di cyberbullismo, molestie e violenze sono sempre più diffusi. Anche le persone con disabilità non se la passano affatto bene: quasi il 30% di loro è a rischio di povertà o esclusione sociale, rispetto al 18,4% delle persone senza disabilità. E ora l’INPS vorrebbe anche smettere di versare l’assegno di invalidità alle persone disabili che lavorano, indipendentemente da quanto guadagnano. Una vergogna. 

Non proprio il ritratto di un Paese all’avanguardia sui diritti civili. Tutt’altro.

Eppure, negli ultimi mesi lo scontro su questi temi è stato fin troppo acceso e le dichiarazioni di alcuni esponenti politici a cui abbiamo dovuto assistere imbarazzanti e offensive, tanto per restare in tema discriminazioni. Le ultime proprio oggi, direttamente dall’Aula del Senato. “Solo la famiglia tradizionale può proteggerci dalla decadenza della società moderna” ha affermato Maria Saponara della Lega; “Se volete imporre ai bambini di 3 anni le teorie gender fluid” ha dichiarato Licia Ronzulli di Forza Italia “siamo qui per impedirlo. Non lo voteremo mai”; e ancora, “Potrebbe diventare reato che un bambino abbia una madre e un padre, o che un uomo non partecipi a competizioni femminili di donne” sostiene Alberto Balboni di Fratelli d’Italia.

Oltre a dimostrare una scarsa o nulla comprensione del testo di legge Zan, questi senatori hanno dimostrato di non avere a cuore i diritti civili dei cittadini e delle cittadine italiani e di non rispettare neanche la volontà popolare, che, secondo i sondaggi più recenti, era per la maggioranza, favorevole a questo disegno di legge. A dimostrazione che la società civile, su questi temi, è molto più avanti della nostra classe politica.

Oltre che per l’ipocrisia di alcuni partiti, come la Lega, che dopo l’esplosione del “caso Morisi”, ha dimostrato di portare avanti una campagna di diffamazione e anti-LGBT+ basata su menzogne e valori che neanche l’ideatore de “La Bestia” rispettava, l’affossamento di questa legge è stato causato anche dalle numerose fake news che in questi mesi sono circolate online e sui giornali, dalle dichiarazioni offensive di femministe terf (ovvero trans-escludenti) e da ragionamenti portati avanti da personaggi ambigui, provenienti dal mondo conservatore-cattolico.

A festeggiare per questo stop è infatti la parte più reazionaria, oscurantista e bigotta della società italiana. La stessa che è contro l’aborto, la fecondazione assistita e l’educazione sessuale nelle scuole. Proprio quest’ultima è obbligatoria in tutti i Paesi Ue, tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania e Polonia. Nonostante sia raccomandata dall’OMS e dall’Unesco. E i risultati si vedono: il 36% dei minori LGBT+ hanno subito il rifiuto da parte dei familiari o coetanei, la repressione per mezzo dell’isolamento, reclusione in casa, tentativi di conversione e violenza verbale e fisica; a questi si deve aggiungere un 30% di studenti LGBT+ che nel 2020 hanno contattato la Gay Help Line a seguito di episodi di cyberbullismo e hate specch online.

Il 60% di loro ha fra i 13 e i 27 anni. Se fosse possibile parlare nelle scuole italiane di prevenzione e contrasto alla discriminazione per sesso e/o genere, forse i giovani di oggi crescerebbero con una maggiore consapevolezza di se stessi e rispetto per i diversi orientamenti sessuali e per l’espressione dell’identità di genere, mentre gli episodi di violenza e discriminazione diminuirebbero significativamente. Ma, a quanto pare, i tempi non sono ancora maturi per l’Italia.

L’affossamento di questa legge rappresenta allora una sconfitta per tutti noi, per la nostra classe politica e per l’intero Paese. Anche stavolta i diritti civili sono stati sacrificati sull’altare degli interessi politici. E a pagarne le conseguenze sulla nostra pelle siamo noi cittadini e cittadine qualunque.

Mentre nelle Aule del Parlamento, c’è chi gioisce e brinda alla “vittoria” della tagliola, fuori, per strada, le persone LGBT+, quelle con disabilità e le donne continuano ad essere offese, picchiate, umiliate, violentate e, nel peggiore dei casi, ammazzate, ogni giorno. Da oggi la politica ne è ufficialmente complice e, come cantava il grande Fabrizio De André, “anche se voi vi credete assolti, Siete lo stesso coinvolti”.

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