Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/71/Milano-corso_magenza-back_bloc-2015-expo.jpg
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Le differenze tra radicale ed estremista

21 Dicembre 2023

Nel corso del Novecento – anche oggi a dire il vero, ma in maniera ridotta – a livello della discussione sui movimenti politici e sociali, spesso si utilizzano i termini “radicale” ed “estremista” in modo intercambiabile. Ma queste parole hanno significati diversi e portano con sé implicazioni – e storie – assai diverse. In ambito politico, il termine “radicale” è riferito a chi cerca cambiamenti profondi e fondamentali nel sistema sociale. Spinge per trasformazioni significative nella società, nella politica, nelle istituzioni, con l’obiettivo di porre fine a ingiustizie strutturali, salvaguardando la libertà di tutti. Storicamente, le idee radicali sono state rivoluzionarie; quasi sempre affermate senza il ricorso a vie illegali. D’altra parte, il termine “estremista” si riferisce a chi adotta posizioni ideologiche radicali al punto da respingere compromessi e condurre azioni violente.

Gli estremisti sono inclini a utilizzare metodi estremi per raggiungere i loro obiettivi, ignorando le norme democratiche o i diritti delle persone. Non tutti i radicali diventano estremisti, ben inteso, ma gli estremisti possono essere considerati un sottoinsieme (deviato, anomalo) dei radicali che abbracciano tattiche più pericolose e aggressive. Le differenze tra radicali ed estremisti risiedono anche negli obiettivi e nell’approccio alla società. Se i radicali cercano di portare cambiamenti significativi e perseguono questo scopo attraverso mezzi legali e pacifici, gli estremisti, adottano approcci sovversivi e irruenti per realizzare i loro scopi politici. I radicali tendono a criticare il sistema esistente e cercano di affrontare le problematiche di fondo. Gli estremisti possono avere posizioni ideologiche simili, ma la loro azione danneggia il tessuto sociale e minaccia la sicurezza pubblica, la democrazia, il liberalismo. Radicali ed estremisti si differenziano anche per l’accettazione del dialogo, come antidoto e sostituto all’uso della forza.

I radicali sono aperti a dialogo e confronto per cercare soluzioni. Gli estremisti, d’altra parte, rifiutano il dialogo con gli altri. Mentre i radicali possono adottare strategie di disobbedienza civile – come è stato ed è il caso – o proteste pacifiche per sensibilizzare l’opinione pubblica, gli estremisti arrivano a giustificare l’uso del terrore. Chi lascia spazio alla violenza per raggiungere consenso politico è un eversivo. Non stupisce, dunque, che non abbia interesse nei confronti delle persone in sé o dei loro problemi. I radicali rispettano i diritti umani e la legalità, i limiti. Non è sempre così, ma nella maggior parte dei casi, i radicali rispettano i principi dei diritti umani e delle leggi costituzionali. Mentre agiscono per riforme radicali, non compromettono i diritti fondamentali dei cittadini, giacché questi sono al centro della loro azione politica con il loro benessere come fine ultimo.

Gli estremisti, al contrario, possono ignorare questi principi e commettere atti illegali o violare i diritti delle persone. A livello macro-sociale, infine, i due si differenziano per la sostenibilità o meno del cambiamento. I radicali possono essere visti come un motore per il cambiamento e il progresso sociale. Poiché cercano di affrontare le cause profonde delle problematiche, le soluzioni proposte potrebbero essere più durature. Gli estremisti invece sono da considerare una minaccia proprio per via del loro ricorso a loro metodi violenti – innescando dinamiche negative nella società e portando a un ciclo conflitto-repressione. Mentre entrambi cercano cambiamenti profondi e radicali, essi differiscono nella metodologia e nell’approccio alla società. Un approccio liberale che si rispetti – e che è in continuità con le idee lockiane e hayekiane – non fa uso della violenza per affermare le proprie opinioni.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

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