CONTRO L’ANTISEMITISMO SEMPRE E DOVUNQUE

12 Dicembre 2023

Con un mio carissimo amico, il mio coetaneo don Salvatore, ogni tanto scherziamo ribadendo che sono eretico tre volte. Vivo, in parte, la condizione che fu del compianto Luigi Covatta: cercando di combinare fede, ragione e vocazione politica.

Ed eccomi dunque qua, nella veste di triplice eretico, a rimarcare ancora una volta la mia vicinanza al popolo ebraico d’Occidente. E a spiegare, ove ce ne fosse ancora bisogno, perché la Federazione dei Giovani Socialisti è stata in piazza a Roma il 5 dicembre scorso, unica tra le sigle socialiste e le sigle di sinistra a metterci la faccia e gridare un colossale “no” all’antisemitismo.

Partiamo dal momento in cui tutto è esploso: il 7 ottobre 2023. Quello che è stato ribattezzato come l’11 settembre israeliano. Hamas, foraggiato da forze straniere, compie nel giorno di Shabath un’incursione con cui colpisce esclusivamente civili inermi. Da lì in poi una serie di scorribande della milizia che ha trucidato, in due mesi, quasi esclusivamente civili. Torturando, stuprando e ammazzando bambini e bambine. Eviscerando donne incinte, stuprandole e uccidendo il feto. Massacrando giovani e ragazze. Tutte persone che agli occhi di Hamas hanno una sola colpa: essere ebrei infedeli o israeliani. Ne è conseguita una risposta da parte del governo israeliano, che sta agendo, in guerra, con condotte che – è onestà intellettuale ammetterlo – rasentano il criminale. Cosa aspettarsi da un governo di estrema destra se non la mano pesante?

Il conflitto in essere è tra il governo israeliano e Hamas.

Hamas, è bene ricordarlo, non è l’OLP di Arafat. Si tratta di una realtà paramilitare integralista foraggiata da nazioni estranee all’ANP. Un’entità che non persegue la liberazione della Palestina, ma ha come obiettivo la guerra santa per lo sterminio degli ebrei e di Israele. Ha, cioè, come obiettivo il genocidio semita in nome della jihad. Si tratta di quella forza che ha creato una guerra civile per oltre un decennio in Palestina. La stessa forza che ha minato l’Autorità Nazionale Palestinese, che ha decimato Al Fatah durante la pacificazione con Israele del 2005 e la demilitarizzazione della striscia di Gaza, ha occupato parte del governo e del parlamento con la promessa di elezioni democratiche che non vuol fare svolgere dal 2014.

Non parliamo dell’OLP. Parliamo di una forza pseudo-integralista che vuole la guerra santa e che pur tuttavia dimentica persino il Corano. “I servi del Misericordioso sono coloro che camminano sulla terra modestamente, e quando i pagani rivolgono loro la parola rispondono: Pace”. Questo versetto non è della Tanakh né del Nuovo Testamento, ma nel Corano: Sura 25, versetto 43.

Non è solo quindi inutile ogni sinossi tra OLP e Hamas, ma è anche incoerente a livello religioso. Si tratta di una milizia che prima ha versato sangue innocente palestinese per prendere il potere, e ora si sta schermando coi civili palestinesi, in buona parte contro Hamas, per far versare sangue israeliano al solo fine del genocidio.

L’OLP non invocava la guerra santa né il genocidio israeliano ed ebraico. Hamas si. Quindi, ogni sinossi tra i due “movimenti” è ingenuità nella migliore delle ipotesi. Malafede nel peggiore. Ciò ribadendo tutte le riserve, o le condanne, del caso sulle scelte e le azioni di Netanyahu e del suo governo. Il punto su cui la diatriba si è innescata è un altro. E quello, mi fa profondamente male prenderne atto, non viene colto.

In Occidente, a partire dal 7 ottobre, la retorica filo palestinese è diventata un focolaio violento ed escludente. Non tutto, ma larghissima parte del mondo “propal” ha gettato la maschera mostrando più che amore e sostegno per una battaglia, quella per la nascita di uno stato autonomo a tutti gli effetti per i palestinesi, un volto antisemita.

Il fatto che in Occidente, e anche in Italia, da molti eventi propal siano state allontanate persone ebree con minacce e violenze deve far pensare. A parte l’aperta condanna all’antisemitismo da alcuni propal di Bolzano, ovunque in Europa e in Italia le piazze e le manifestazioni filo-palestinesi hanno inneggiato alla missione di hamas: morte a Israele, morte agli ebrei. Questa è invocazione del genocidio.

Genocidio, poi, questa parola sconosciuta. Da molti, troppi, utilizzata come sinonimo di atrocità sistemica in guerra, significa invece avere come unico obiettivo lo sterminio di una etnia. Fu la retorica nazista. È la retorica di Hamas.

E dal 7 ottobre 2023, gli ebrei occidentali, europei ed anche italiani hanno smesso di vivere serenamente col moltiplicarsi di segnalazioni per fatti antisemiti. Sfratti “per non avere problemi”, impedimenti nell’andare a lezione o al lavoro, minacce, atti intimidatori, violenza verbale e fisica. Si è creato un clima farabutto e infame attorno a una fede e a una comunità. Un clima di odio antisemita. Anche i fatti di Roma e Milano, le stelle di David e le svastiche che appaiono in Italia, Spagna, Francia, Germania, Usa eccetera rievocano momenti bui della storia ebraica e di un Occidente criminale o silenzioso complice.

L’aria è pesante. Chi lo nega è in manifesta malafede.

Non si doveva manifestare per denunciare l’antisemitismo dilagante, ancorché fortunatamente non ancora organizzato, solo perché dall’altro lato c’è uno Stato sostenuto dagli USA? Francamente, a titolo personale, me ne frego se a repentaglio c’è gente civile e inerme.

Non è una colpa essere ebrei. Anzi! E proprio coloro che si agitano per la Palestina dovrebbero capire, se fossero in buona fede, che colpire e denigrare una comunità religiosa per delegittimare uno stato è un abominio! E invece, silenzio di tomba.

Per questo siamo scesi in piazza il 5 dicembre a Roma. Per questo abbiamo dichiarato la nostra amicizia all’UGEI. Per questo, noi Giovani Socialisti, non ci arrendiamo alla quella retorica facile che salva le apparenze dietro alle condotte del governo israeliano. Dietro a cui si trincerano tanti ingenui in buona fede e tantissimi antisemiti in malafede.

Una retorica che lava la coscienza come Pilato.

Abbiamo ancora davanti agli occhi, e dietro le spalle, la storia della Shoah. Ricordiamo come iniziò. Ricordiamo come finì. L’aria che si respira in Occidente è la stessa di allora: pesante per le minoranze, per chi è diverso, scomodo e facile da colpire. Noi non lasceremo soli gli ebrei d’Italia e d’Europa.

Li ho chiamati, e continuerò a farlo, amici e fratelli. E sono pronto, se sarà necessario, ad andare contro il sentire comune per salvarne quanti più possibile, pregando Dio che quel giorno non debba arrivare. Dopotutto, anche se in maniera differente con loro condivido la fede nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.

Siamo socialisti. Proprio perché socialisti non restiamo indifferenti. Le libertà sono tutte solidali, non se ne offende una senza offenderle tutte. E anche se questo è Turati, e non Isaia, vale anche per loro.

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