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ATTENTI AL MOSTRO DI WILLIE PEYOTE, TRA RAP E POLITICA

È un male che si insinua freddo nelle nostre viscere, una tendenza che rapisce silenziosa la nostra ragione: chi non ne è ormai condizionato?
Laddove la nostra società galleggia in acque sempre più incerte, proprio quando si presentano maggiori crisi e difficoltà, ecco che preme con più vigore anche l’esigenza di un capro espiatorio da “sbattere in prima pagina”.

"Non serve trovare delle soluzioni,
se riesci a trovare un colpevole"
Willie Peyote, Mostro.

A raccontarcelo è il cantautorapper torinese Willie Peyote, al secolo Guglielmo Bruno, grande penna della musica d’autore italiana reduce da un ottimo sesto posto al Festival di Sanremo 2021.
In Mostro, una delle canzoni più riuscite del suo ultimo album Iodegradabile, sottolinea il triste desiderio che si sta sempre più sviluppando nelle pance di molti italiani: trovare un bersaglio che possa fare da panacea a tutti i mali.

Superiore è l’incertezza e maggiore è anche la possibilità che, come affermano Rovatti e Vattimo nel loro Il pensiero debole (Feltrinelli, Milano. 1983), riesca a imporsi invece un “leader forte” o si possano creare grandi nemici a cui attribuire tutte quelle difficoltà che non si vogliono veramente affrontare.

Mostro, scritto sotto il Conte I e in aperta polemica con quel governo del cambiamento – definito con un simpatico paragone cinematografico “l’adattamento in italiano di Scemo & più scemo” -, mette in evidenza una tendenza con radici molto precedenti che si sta acuendo col passare del tempo: trovare figure su cui accanirsi ferocemente, da mettere alla gogna mediatica per sfogarsi e dipingersi di un’apparente parvenza di superiorità.

Ylanite Koppens / Pexels

La prima categoria di Mostri che possiamo individuare è certamente quella delle minoranze, semplice bersaglio su cui far leva per distogliere l’attenzione dai veri problemi del paese.
Un esempio di attacco alla minoranza citato da Willie Peyote, in un momento in cui era centrale nella discussione pubblica, è quello degli immigrati:

"T’hanno detto: 'Il nemico è alle porte'                                   
e se entra puoi pure sparare,
e se muore medaglia al valore.
Il nemico c’ha pure un colore
per distinguerlo meglio dai buoni,
ora chi è buono si sente in pericolo:
leggono il titolo e già condividono."

Oltre ad altre minoranze che sono state aspramente colpite in passato e tutt’ora stanno vivendo un ritorno di atteggiamenti discriminatori nei loro confronti, basti pensare all’antisemitismo verso gli ebrei, pure entità “lontane” come l’Unione Europea sono un ottimo Mostro a cui affidare tutte le criticità in un perfetto scaricabarile di responsabilità.

Una moda analoga si può riscontrare anche nei confronti di singoli personaggi alla Bill Gates e George Soros – ribadito dal rapper con l’ironico “lo paga Soros anche il mio cachet” in un suo più recente singolo -, odiati e demonizzati soprattutto in ambiente sovranista. Non a caso l’allora presidente dell’interno Salvini, nell’Agosto 2018, aveva tuonato: “Penso che Soros sia una persona assolutamente negativa e che sta finanziando con centinaia di milioni di euro la dissoluzione della civiltà occidentale”.

Quello di Willie Peyote è dunque un fondamentale monito al pensiero critico e all’approfondimento, che spesso disvela la complessità di temi non sintetizzabili in visioni manichee o slogan da campagna elettorale. Il focus rischia di passare così dai problemi stessi, spesso da risolvere a lungo termine e in maniera strutturale, alla brama di individuare necessariamente un Mostro da dare aprioristicamente in pasto all’opinione pubblica.

"Dici che vuoi tutta la verità,                                
Vorresti essere bene informato.
No, tu non vuoi mica la verità:
Vuoi solo essere rassicurato".

Una volta sfamata, però, ecco che la folla ha subito bisogno di nuovi nemici a tutti i costi, pur di indignarsi e non “perdere tempo” nell’informarsi adeguatamente su fatti o argomentazioni. Le notizie corrono veloci e devono nascerne altrettanti Mostri.

Stephen Niemeier / Pexels

I dati sull’analfabetismo funzionale in Italia non lasciano molto spazio all’interpretazione: per prendere posizione, ormai, comprensione e approfondimento dell’argomento non sembrano più necessari. E basta così il titolo del giornale o la dichiarazione del leader per suscitare una nuova shitstorm nei confronti del Mostro di turno, ancor meglio se “solo e debole”, come scrive Peyote, così da poter essere disumanizzato e attaccato.

"Di ‘sti scemi ce n’è più di cento                                
Più di mille, una grande famiglia                            
Pensa che culo                                                         
Quello più scemo coi ricci e gli occhiali                 
anche un po' mi somiglia".

La grande rassomiglianza tra il rapper di Mostro e uno dei personaggi criticati, Danilo Toninelli, può ricordarci che non è poi così difficile diventare ciò che odiamo, entrare in questo vortice alla ricerca di un briciolo di fama e finire per sostenere la tendenza populista e demagogica che rischia spesso di compromettere la discussione sana attraverso la sua continua e sterile caccia alle streghe.

E soprattutto ci ricorda che, un giorno, dall’altra parte della sponda, dalla parte del Mostro, potremmo esserci noi. Che, prima o poi, il Mostro potremmo trovarlo guardandoci allo specchio.

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