Matt Twyman/Unsplash
/

BONUS MUSEI PER ITALIANI ALL’ESTERO: IL “REGALINO” DI CUI NON AVEVAMO BISOGNO

L’idea per quest’articolo nasce da una discussione scatenatasi qualche giorno fa su Twitter tra Andrea Presbitero, professore di economia alla Johns Hopkins University, e l’on. Francesca La Marca, deputata del Partito Democratico, eletta nella circoscrizione ESTERO C (America Settentrionale e Centrale). Il tema oggetto del dibattito era l’articolo 1, commi 89 e 90 della Legge di Bilancio 2021 (legge 30 dicembre 2020, n.178), approvati per iniziativa dell’on. La Marca e per i quali è stato emanato il corrispondente decreto ministeriale attuativo dal ministro della cultura Franceschini. In sintesi, la misura prevede l’istituzione di un fondo nello stato di previsione della spesa del MIBACT con una dotazione di 1,5 mln di euro, per ciascuno degli anni del triennio 2021-2023, in modo da consentire agli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE l’ingresso gratuito a musei e parchi archeologici gestiti dallo Stato.

Il prof. Presbitero ha scritto un articolo su Domani (Gli italiani residenti all’estero andranno gratis al museo: la follia della politica dei bonus) in cui individua diverse criticità nel provvedimento ed esprime nel merito le sue perplessità, che personalmente mi sento di condividere pienamente; l’articolo è molto ben fatto e rimando alla sua lettura per una completa comprensione di tutte le problematiche sollevate. In questa sede mi limiterò solamente ad evidenziare e ribadire alcuni aspetti che ritengo importanti e in base ai quali la misura si rivela insensata e inutile.

Dal momento che viene esplicitamente posto come obiettivo quello “di incentivare la ripresa dei flussi di turismo di ritorno”, occorrerebbe allora predisporre dei parametri precisi per misurare quantitativamente quanti, tra gli italiani residenti all’estero, rientrerebbero in Italia perché spinti dalla possibilità di godere dell’agevolazione, quanti non sarebbero altrimenti tornati e anche quanti di questi non avrebbero comunque visitato un museo senza l’esistenza del sussidio. Ogni policy di questo tipo che sia carente dei suddetti criteri di analisi, e quella in questione purtroppo lo è, non può essere valutata rigorosamente in termini di efficacia e allora non resta che affidarsi al senso comune per alcune preliminari ma lampanti osservazioni, come ad esempio il fatto che occorra uno straordinario sforzo di ottimismo e d’immaginazione, per poter pensare che la maggior parte dei turisti scelga la meta delle proprie vacanze in base alla possibilità o meno di entrare gratis in un museo. Da questo punto vista, la misura è quindi insensata perché non presenta indicatori che permettano di valutarne la performance in rapporto agli obiettivi prefissati.

In secondo luogo, anche ammettendo che il sussidio introdotto abbia una qualche efficacia, bisogna chiedersi se questo sia ciò di cui il paese abbia realmente bisogno e se non ci siano problemi pubblici più rilevanti e urgenti da affrontare, rispetto a quello che intende affrontare il bonus. Mi si potrebbe accusare di benaltrismo, ma in questo caso si tratta semplicemente di riconoscere l’esistenza di un costo opportunità: le risorse politiche, oltre che economiche, impiegate per implementare questo bonus temporaneo, avrebbero potuto essere destinate alla realizzazione di riforme più complessive, organiche, ad ampio spettro e tali da incidere sui reali problemi strutturali di questo Paese. In tema di italiani all’estero, ci si potrebbe chiedere ad esempio cosa li abbia spinti ad espatriare e di conseguenza come ricreare le condizioni di lavoro e di vita per convincere loro a tornare e i giovani, i cd. “cervelli in fuga”, a non andarsene; invece si preferisce proseguire nella consolidata pratica di politica economica italiana, basata sull’elargizione di bonus, sgravi, sussidi una tantum a favore di piccoli gruppi ristretti, finanziati a spese dei contribuenti. La misura è pertanto anche inutile, perché non affronta le reali questioni che interessano, o dovrebbero interessare, coloro che in passato hanno deciso di trasferirsi all’estero o chi si accinge a farlo oggi.

Mi rincresce dover testimoniare la totale avversione al dialogo e al confronto dell’on. La Marca, che a fronte di queste e altre legittime critiche, avanzate su Twitter con garbo e spirito costruttivo, non solo non ha risposto, ma ha reagito accusando gli altri utenti d’ignoranza e bloccando quasi tutti coloro che abbiano osato porle semplici domande, compreso il sottoscritto. In seguito, è intervenuto l’account ufficiale del circolo PD di New York che si è detto dispiaciuto per la polemica e ha proposto di organizzare un dibattito sui temi economici e degli italiani all’estero. In attesa quindi che abbia luogo questa pregevole iniziativa, ho trovato particolarmente interessante uno scambio avuto proprio con il segretario di circolo del PD newyorkese, Enrico Zanon, il quale si è dichiarato contrario alla misura, definendola un “regalino”. Ringrazio il segretario Zanon per la disponibilità e l’onestà intellettuale dimostrata nella nostra breve conversazione, ma soprattutto per aver fornito egli stesso la migliore descrizione possibile di quello che rappresenta realmente questo bonus: un “regalino” elettorale che avrà, con ogni probabilità, scarso impatto sull’effettivo benessere della comunità degli italiani residenti all’estero, finanziato con denaro pubblico. Un “regalino” di cui, onestamente, avremmo fatto volentieri a meno.

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.

I Perché del Referendum Eutanasia Legale

IL RAP CANTAUTORALE DI CARLO CORALLO: INTERVISTA ALL’ARTISTA SICILIANO