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COME D’INCANTO, LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Dopo tanti rumors, alla fine il governo guidato da Mario Draghi avrà un ministero per la Transizione ecologica. Ma in cosa consiste questo dicastero? E cosa avrà di diverso rispetto al “classico” ministero dell’Ambiente? Una guida per capire il ministero chiave del governo dell’ex presidente della BCE.

Sono giorni piuttosto turbolenti per la politica italiana: da una crisi di governo aperta da Italia Viva, con la totale sicurezza del premier Conte di riavere l’incarico, alla fine siamo arrivati ad un governo di unità nazionale con a capo Mario Draghi. Tante le conferme e le novità sul piano dei nomi, ma in particolare c’è un elemento che è cambiato, ed è il nome del ministero dell’ambiente: ora infatti si chiama Ministero della Transizione Ecologica. Proprio queste due parole hanno creato un vivace dibattito politico attorno a questo termine tra chi è scettico e chi accoglie con molto entusiasmo questo cambiamento (come me).

I primi a proporre l’istituzione di un ministero che si occupasse della riconversione ecologica, oltre agli ambientalisti di lungo corso, sono stati i 5 Stelle, più precisamente nella persona di Beppe Grillo: infatti il fondatore del Movimento ha posto come condizione di sostegno parlamentare per il governo Draghi proprio la fondazione di questo dicastero. Alla fine i grillini sono stati accontentati (anche se rimane un mistero il perchè non l’abbiano istituito negli scorsi 3 anni di governo), ma probabilmente l’idea di potenziare il ministero dell’ambiente è di Draghi stesso: da grande conoscitore dell’economia europea, sa benissimo che l’orizzonte in quel senso sono i green bond, la finanza etica e gli investimenti sostenibili per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Come titolare del dicastero l’ex presidente della BCE ha scelto Roberto Cingolani: 59 anni, fisico di formazione, ha creato nel 2000 l’Istituto Italiano di Tecnologia e lo Human Technopole a Milano, ed è stato fino alla nomina a ministro Chief Technology and Innovation Officer per Leonardo, azienda attiva nei settori dell’aeronautica, della difesa e della sicurezza. Cingolani è esperto  soprattutto di intelligenza artificiale, indubbiamente una delle aree più importanti per la transizione ecologica: basti pensare a tutta la ricerca sulle Smart Homes (le case intelligenti) nel ramo dell’efficientamento energetico.

Roberto Cingolani, neo ministro della Transizione Ecologica. Niccolò Caranti/Wikimedia Commons

Come funziona il ministero della Transizione Ecologica?

Questo nuovo dicastero nasce dal Ministero della Tutela dell’Ambiente, del Territorio e del Mare, a cui vengono attribuite le deleghe in materia energetica che in origine aveva il Ministero dello Sviluppo Economico (che si occupa di politica industriale e delle comunicazioni): quindi tutte quelle competenze come la gestione del mercato energetico, degli idrocarburi e delle fonti rinnovabili sono ora attribuite all’inquilino di Via Cristoforo Colombo 44. 

È quindi solo un ministero dell’ambiente potenziato, quello di Roberto Cingolani? Niente affatto, anzi forse sarà il dicastero più importante nella gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza insieme a quello dell’economia: con il 37% del Recovery Fund dedicato al Green Deal europeo, Cingolani gestirà all’incirca 70 miliardi di euro. Inoltre il titolare della Transizione Ecologica presiederà il “Comitato interministeriale per il coordinamento delle attività concernenti la transizione ecologica”, ovvero una commissione di coordinamento sulle attività di innovazione ambientale con altri ministeri come quello dello sviluppo economico, quello delle Infrastrutture e Trasporti e quello dell’Agricoltura.

La transizione ecologica in Francia e in Spagna

Negli altri grandi paesi europei, il ministero della Transizione Ecologica non è una novità: in Francia ad esempio esiste dal 2017, creato per impulso del neo-presidente Emmanuel Macron. E proprio oltralpe, dove il tema dell’ambiente e dei cambiamenti climatici è al centro del dibattito politico, il “Ministère de la transition écologique et solidaire” è uno dei più importanti di Francia: infatti la titolare del dicastero, la deputata macroniana ed ecologista Barbara Pompili (numero due del governo Castex) si occupa oltre che dei temi dello sviluppo sostenibile, della tutela ambiente e dei rischi idrogeologici, anche della riconversione energetica e industriale e soprattutto dei trasporti. Un vero e proprio pacchetto completo che permette alla ministra di avere competenze su tutto ciò che dovrà essere irrimediabilmente trasformato con l’avvento della rivoluzione green. 

Barbara Pompili con la ministra uscente alla Transizione Ecologica Elisabeth Borne Niccolò Caranti/Wikimedia Commons

L’omologo di Cingolani in Spagna è Teresa Ribera, ex direttrice dell’Istituto per lo sviluppo sostenibile e le relazioni internazionali di Parigi, che siede al dicastero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica, che rispetto al ministero francese ha meno competenze ed è più simile a quello italiano: oltre a tutela dell’ambiente e all’energia, ha in più tutte le deleghe sulla demografia che qui nel belpaese fanno riferimento al Ministero della famiglia, guidato dalla renziana Elena Bonetti.

Ce la faremo?
Questo ministero come abbiamo visto è centrale nel governo Draghi, e tutti i partiti ne sono entusiasti: infatti tutte le delegazioni politiche al termine delle consultazioni degli scorsi giorni hanno esaltato il tema dell’ambiente, dai 5 Stelle a Forza Italia, passando per il PD e Italia Viva, con addirittura parole di apprezzamento sul tema da parte di Lega e Fratelli d’Italia, due realtà che sono notoriamente lontane dal mondo ecologista; vedremo se questo rinnovato interesse nei confronti dell’argomento rimarrà intatto nei leader di partito anche quando ci saranno da prendere decisioni impopolari ma necessarie per l’ambiente e per la transizione ecologica. 

La sfida per SuperMario e per Cingolani sarà quindi difficilissima: dovranno equilibrare gli umori della maggioranza e farsi strada tra la decrescita felice decantata dal Movimento 5 Stelle e da parte della sinistra e il produttivismo quasi scettico sul cambiamento climatico della Lega e di una fetta della destra, cercando di promuovere un’ecologia dello sviluppo, fondata sulla tecnologia e la ricerca. Ad entrambi l’esperienza sul campo non manca, e sanno benissimo il potenziale della riconversione ecologica: devono solo renderla appetibile anche ai leader di partito e alla maggioranza degli italiani.

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