(DonkeyHotey/Flickr)
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CONFUSIONE GOVERNATIVA

Il decreto-legge del 19 dicembre restringe ulteriormente la libertà dei cittadini in vista del Natale. Il periodo festivo, però, era già stato regolato dal dpcm del 3 Dicembre. Ancora prima l’Italia era suddivisa in zone di rischio sulla base di un sistema “oggettivo”. In mezzo a tutta questa confusione, cerchiamo di ricostruire insieme l’azione del governo.

Il semaforo

Il 3 novembre Giuseppe Conte firma il dpcm che suddivide l’Italia in tre diverse zone di rischio: rossa, arancione e gialla. Ogni regione invia i propri dati al centro di coordinamento nazionale, qui il coefficiente di rischio viene calcolato sulla base di 21 indicatori da un algoritmo. In un articolo del 9 novembre, la giurista Vitalba Azzollini spiegava: “restano opachi alcuni passaggi dell’algoritmo che combina gli indicatori. Né è dato sapere quale sia il peso dei diversi indicatori nell’apprezzamento finale del parametro che concorrono a definire, come si valutino quelli non numerici, in base a quale modalità il centro di coordinamento rileva dati imprecisi”. Il sistema, quindi, non risponde al criterio di trasparenza tanto vantato dal governo e, in assenza di quest’ultima, risulta difficile verificarne l’oggettività.

Il Dpcm del 3 dicembre

Il governo decide di proseguire per questa strada, vantando l’efficacia del sistema. Un sistema così efficace da essere derogato parzialmente con il dpcm del 3 Dicembre, il quale prevede misure valide per tutto il territorio nazionale in vista delle festività. Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono vietati gli spostamenti tra le regioni, mentre il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio anche tra comuni. Dal 4 dicembre al 6 gennaio i negozi possono rimanere aperti fino alle 21, ad eccezione di quelli ubicati nei centri commerciali, che restano chiusi nei giorni festivi e prefestivi dal 4 dicembre al 15 gennaio. Conte vuole permettere agli italiani di scambiarsi i doni e, soprattutto, dare una spintarella all’economia. Con questo intento viene avviato il piano Italia Cashless: “dall’otto dicembre chi paga con carte avrà un rimborso del 10% effettuati fino al 31 dicembre” solo per gli acquisti fisici.

Dopo l’emanazione di questo dpcm, due eventi preoccupano alcuni membri del governo. Alla fine Conte si fa convincere dai “rigoristi” e firma il nuovo decreto Natale.

Lo shopping natalizio

La gente si riversa nelle strade per effettuare gli acquisti natalizi, incentivata dal cashback di Stato annunciato da Conte in diretta nazionale. I cittadini, quindi, fanno esattamente quello che il governo voleva, far girare l’economia e rispettare il rituale natalizio. Sui giornali e sui social si scatena un polverone: tutti postano le foto delle file davanti ai negozi, la gente si indigna, alcuni ministri commentano infastiditi. Francesco Boccia esorta gli italiani ad avere sempre in mente il lutto nazionale. Roberto Speranza consiglia ai cittadini di non recarsi tutti nel medesimo posto. Dario Franceschini scrive su twitter: “E’ tempo di scelte rigorose di Governo e Parlamento: solo regole più restrittive durante le festività potranno evitare una terza ondata di contagi”.

Il discorso della Merkel

Il 9 dicembre Angela Merkel annuncia il lockdown nazionale di fronte al numero di morti più alto mai registrato in Germania: 590 in 24 ore. La cancelliera accoglie le richieste degli scienziati e anticipa la chiusura delle scuole al 14 dicembre, sono chiusi anche i negozi, i servizi di ristorazione e servizi alla persona. Per quanto riguarda i contatti durante le festività natalizie si prevede la “possibilità di incontrarsi per un massimo di 5 persone appartenenti a non più di 2 nuclei familiari, esclusi i minori di 14 anni”.

Il discorso della Merkel tocca particolarmente alcuni esponenti del governo, i quali cominciano a parlare della necessità di imitare la Germania. Questa necessità non è giustificata da nessun dato, si parla solo di massima precauzione per scongiurare un’incombente “terza ondata”. Eppure il 3 dicembre Conte aveva annunciato un miglioramento della curva dei contagi, spingendosi a dire che “è ragionevole prevedere che, nel giro di un paio di settimane, tutte le regioni saranno gialle”.  Il 15 dicembre il Corriere della Sera riporta le parole di Boccia: “se facessimo il lockdown anche noi l’obiettivo sarebbe simile, riportare le reti sanitarie in condizioni di reggere se la terza ondata arriva”. Anche Speranza, Franceschini e i membri del Cts spingono per una zona Rossa nazionale. Conte vorrebbe misure meno drastiche, d’altronde aveva preannunciato agli italiani una luce infondo al tunnel.

La decisione finale

Siamo arrivati alla conferenza stampa del 19 dicembre. Il premier ci tiene a precisare che il sistema dei 21 indicatori ha funzionato così bene da aver scongiurato un lockdown nazionale. Ma di fronte alle chiusure degli altri paesi e alle preoccupazioni del Cts, il governo adotta un nuovo decreto- legge per scongiurare un possibile innalzamento dei contagi. Il semaforo è rosso nei giorni festivi e prefestivi, mentre nei restanti lampeggia l’arancione. Sono previste alcune deroghe per “consentire quel minimo di socialità che si addice a questo periodo”. Nei giorni rossi, dalle ore 5 alle 22, è consentita la visita di massimo due parenti, minori di 14 anni e disabili esclusi dal conteggio. In quelli arancioni chi abita in piccoli comuni (fino a 5 mila abitanti) può spostarsi nel raggio di 30 chilometri, esclusi i capoluoghi di provincia.

Di nuovo si fa riferimento a un principio di massima precauzione che, per definizione, si presta a valutazioni emotive. Il famigerato “modello italiano” si trasforma in una brutta imitazione delle mosse degli altri paesi. Questa volta il governo non prova neanche a giustificare le misure con le tre solite paroline prive di sostanza: oggettività, trasparenza e proporzionalità. Ci dice solo che il sistema oggettivo salta perché funzionava e che decidono per il lockdown nazionale perché ci sono dei miglioramenti. La confusione regna sovrana, così come la frustrazione di chi, dietro allo schermo della TV,  vede il capo del governo in preda all’agitazione e si chiede quando finiranno di giocare con la sua libertà.

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