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COSA ASPETTARSI DA GRAND THEFT AUTO 6?

Aspettando Grand Theft Auto VI ripercorriamo quelle che sono le tappe che hanno reso la serie criminale di Rockstar Games una delle saghe videoludiche più importanti di sempre.

La serie di Grand Theft Auto conosciuta anche solo come GTA, con le sue 250 milioni di copie vendute complessive, è la quarta saga videoludica più venduta di sempre subito dopo Pokèmon, Mario e Tetris. Ma cosa ha reso questa serie così importante e come mai l’attesa del sesto capitolo è così snervante? Quindi inseriamo i trucchi, portiamo il livello sospetto a sei stelle e partiamo alla ri-scoperta della saga criminale più amata e controversa che i videogiochi abbiano mai avuto.

LE ORIGINI

Differentemente da quanto si possa pensare la serie di Grand Theft Auto ha delle umili origini. Il primo capitolo uscito nel 1997 per la prima PlayStation, PC e Dreamcast e sviluppato da un piccolo team chiamato all’epoca DMA (la odierna Rockstar North), era ed è un titolo con visuale in prospettiva dall’alto. Ambientato in tre location: Liberty City, Vice City, San Andreas, ognuna delle quali accessibile solo dopo aver completato tutti gli incarichi disponibili nella mappa precedente. E’ impressionante come questo insieme di città assuma un fascino incredibile nel me videogiocatore del 2021 quasi 25 anni dopo l’uscita. Nel corso di questo viaggio nel mondo di GTA nominerò spesso queste fantastiche località, senza negare che in ognuna di esse, in anni differenti, ho lasciato una parte di cuore.

La struttura ludica del primo Grand Theft Auto è abbastanza semplice, free roaming, insieme di missioni e commissioni da completare tramite le chiamate dei boss attraverso i telefoni pubblici sparsi per la mappa, punteggio giocatore da incrementare tramite crimini. Il gioco in realtà ha tutte le basi di quelle che saranno le caratteristiche della serie che nel bene e nel male delle controversie sono arrivate ai giorni nostri.

Tra le decine di veicoli di cui impadronirsi, che siano esse parcheggiate o che necessitino lo strattonamento dall’abitacolo del malcapitato, le fughe dalla polizia (principale avversario del gioco), la moltitudine di armi sparse per l’area di gioco, l’ascesa criminale ci porta nel 1999 anno in cui ha visto la luce Grand Theft Auto 2.

Opening intro di GTA2. Siamo indubbiamente nel 1999.

La conferma di GTA2

GTA2 sviluppato sempre da DMA per PlayStation, Dreamcast, PC e GameBoy color, si propone come conferma delle caratteristiche del capitolo precedente. Il titolo non presenta molte novità, se non una grafica aggiornata pur sempre in prospettiva dall’alto e la possibilità di subire danni tramite punti ferita. Il titolo stavolta si ambienta ad Anywhere City città fittizia sporca, violenta, criminale, dominata da boss e gang di ogni etnia.

Nel frattempo il team di sviluppo era cresciuto, il publisher l’anno precedente, ovvero nel 1998 sotto acquisizione di Take-Two cambia nome andandosi a creare una nuova etichetta chiamata Rockstar Games. Da li in poi il mondo dei videogiochi non sarà più lo stesso.

Una rivoluzione chiamata Grand Theft Auto 3

Siamo nel 2001, nel frattempo Rockstar aveva già iniziato a distribuire altri titoli dopo GTA2. Con l’arrivo della sesta generazione le tecnologie si erano evolute, i videogiocatori erano di più e più esigenti.

Originariamente uscito su PC e PlayStation2, Grand Theft Auto 3, non solo è il videogioco più venduto di quell’anno, ma è un vero e proprio gioiello di avanguardia videoludica. La visuale di gioco passa finalmente dall’alto alla terza persona.

I modelli dei personaggi sono tridimensionali, e la struttura free-roam del gioco con la grande vastità di veicoli a disposizione offre al videogiocatore una ventata di aria fresca senza eguali.

Le novità introdotte sono moltissime, oltre che il passaggio dal 2,5D al 3D. Un comparto narrativo sorprendente, la possibilità di ascoltare all’interno dei veicoli le varie stazioni radio con musica su licenza, l’interazione ambientale con i passanti che dialogano in sottofondo. I rumori delle auto sono realistici e degni di nota. Ma forse l’elemento che rende più incredibile questo titolo è la libertà.

Il potersi svincolare in qualsiasi momento dalle missioni principali e compiere attività extra o semplicemente vagare per le strade di Liberty City in totale “libertà” appunto, sono le carte in regola per entrare di impeto nel cuore di videogiocatore.

La libertà d’azione è il vero punto focale di tutta l’esperienza. I miei pomeriggi passati davanti al PC a girare a vuoto per la mappa sulle note di “Non più andrai, farfallone amoroso” di Mozart, mentre guidi un auto rubata alla gang della famiglia Leone, sono forse stati i miei primi passi nel maturare l’amore incondizionato nei confronti di questa serie e nel media del videogioco.

Grand Theft Auto: Vice City nel trailer ufficiale del 10^ anniversario

VIDEO KILLED THE RADIO STAR

Così cantavano i The Buggles nel 1980, ma in realtà siamo nel 2002 anno di uscita di Grand Theft Auto: Vice City. Uscito originariamente per PlayStation2 e successivamente su PC e Xbox, è il primo titolo sviluppato da Rockstar North, ex DMA, che l’anno prima dato l’enorme successo di GTA3 fu acquisita e resa parte integrante del publisher. Il gioco uscito esattamente un anno dopo il terzo capitolo principale si pone come mega espansione/capitolo standalone, introducendo nuovo protagonista, nuova ambientazione, nuova trama. Il titolo differentemente dal precedente è ambientato negli anni ’80 in una versione ironica e cinica della Miami di quel periodo, tra supercar e cocaina, tra strip club e criminalità organizzata hispanica.

Inutile dire che GTA: Vice City è stato un successo di critica, ma soprattutto di vendite entrando nel guinness world record del 2003 come videogioco più venduto su PS2 con le sue 9 milioni di copie.

Complici i miglioramenti apportati in tutti i frangenti, dalla grafica al gameplay, una radio con una delle colonne sonore più incredibili mai inserite in un videogioco, hanno portato il brand verso nuove vette fino al 2004.

Trailer PlayStation 2 di Grand Theft Auto: San Andreas

WELCOME TO SAN ANDREAS

Dopo Vice City Rockstar Games non sembra ancora pronta a dare alla sua serie di punta il quarto capitolo ufficiale, ma non per questo rinuncia a lanciare un nuovo capitolo a chiusura spirituale della sotto-trilogia iniziata col terzo capitolo.

Grand Theft Auto: San Andreas sviluppato ancora una volta dallo studio di Edimburgo, esce nel 2004 su PlayStation2, PC e Xbox. Senza girarci troppo intorno il titolo è enorme. La quantità di attività principali ed extra da fare è innumerevole. La trama ambientata nei primi anni ’90, a parer mio sia chiaro, non è forse la più riuscita della serie. Ma la quasi totale, per l’epoca si intende, libertà all’interno del gioco fa passare quasi tutto il resto in secondo piano.

Senza contare gli spin-off trasposti da i due capitoli per PsP, San Andreas è stato l’ultimo titolo della serie principale ad uscire sulle console di sesta generazione.

Il titolo sempre un passo avanti nei tempi rispetto alla concorrenza, iniziava a mettere a dure prova gli hardware delle console, motivo per cui fino al 2008, circa 4 anni dopo, il pubblico non avrebbe messo mano ad un nuovo GTA.

Trailer di annuncio di Grand Theft Auto IV.

THINGS WILL BE DIFFERENT

“Life is complicated. I’ve killed people, smuggled people, sold people. Perhaps here, things will be different.” Così recitano le parole di Niko Bellic, nel trailer di annuncio di Grand Theft Auto IV.

Siamo a fine Marzo del 2007 e Rockstar Games fa partire un countdown legato al logo in numeri romani su sfondo nero. Il timer scadrà alla mezzanotte e mostrerà al mondo per la prima volta il trailer di annuncio di GTA IV.

Il trailer sulle note di “Pruit Igoe and Prophecies” tratta dal film del 1982 “Koyaanisqatsi”, mostra quella che sarà l’ambientazione del gioco ovvero Liberty City. Il suddetto video non solo prende in prestito dal film appena citato la colonna sonora, ma fa suo lo stile di regia basato sul movimento velocizzato. Il tutto mette in mostra una città caotica, esasperata e disordinata in totale contrapposizione del protagonista. Questa volta le vicende come anticipato prima girano intorno a Niko Bellic, emigrato balcanico in cerca di fortuna in america. Pronto a vivere il sogno americano si ritroverà con un pugno di mosche in mano a lottare per avere un posto in una società violenta e incontrollata.

Uscito originariamente su PlayStation 3 e Xbox 360 nel 2008 ed in seguito su PC, si è posto sin da subito come un grandissimo successo di critica e vendite. Questa volta le novità sono moltissime e consistenti, a partire dal nuovo motore grafico proprietario: il R.A.G.E. (Rockstar Advanced Game Engine). Le potenzialità inoltre offerte dalla settima generazione di console permettono al titolo di avere una ricca ed inedita per la serie modalità multiplayer.

Lo scorretto sensazionalismo mediatico

Il titolo però non porta con se solo novità, ma bensì molte controversie. il gioco diventa un vero e proprio bersaglio da parte di politici e politicanti, nonchè un vero guilty-plasure per notiziari alla ricerca di scandali privi di fondamento.

La serie non era nuova a questi tipi di attacchi ma il fatto che il videogioco nella cultura pop stava crescendo, questo quarto capitolo si è trovato a suo malgrado a farne da portabandiera come “gioco del male”.

La censura australiana privò il titolo di alcuni contenuti ritenuti scorretti e scabrosi al fine di far abbassare il visto censura all’eta di 15 anni.

Se la vita in Koyaanisqatsi era “fuori dal bilancio”, senza ombra di dubbio per Grand theft Auto IV è stata “complicata”.

Trailer di annuncio di Grand Theft Auto V

“WHY DID I MOVE HERE? I GUESS IT WAS THE WEATHER”

Con questa frase Micheal de Santa, uno dei tre protagonisti del gioco, apre il trailer di Grand Theft Auto V. Dopo quasi un’attesa di 5 anni dal precedente capitolo, il 17 settembre del 2013 con la ottava generazione ormai alle porte, arriva il videogioco che più di qualunque altro ha fatto tremare le fondamenta del mercato.

Sviluppato come da tradizione da Rockstar North, il titolo esce per PlayStation 3 e Xbox 360 ed in seguito su PlayStation 4, Xbox One e PC. Incentrato sulle vicende di Micheal, Franklin e Trevor, tre protagonisti apparentemente differenti tra loro accomunati dal senso di sconfitta, dall’essere stati in un modo o in un altro emarginati dalla vita. Tre facce di una sola medaglia, quella di un’America soggiogata da contraddizioni, di polvere sotto il tappeto, una società fatta di luoghi di comuni e miti da sfatare. Quello di GTA V è un mondo criminale cinico e ironicamente cambiato con cui le nostre controparti digitali dovranno confrontarsi.

“Dammi retta ragazzo, questa vita è una merda. Rubi, uccidi a destra e sinistra e mandi affanculo tutti gli affetti della vita. Per cosa? Per diventare un gangster da quattro soldi? Vai al college. Studia, così puoi davvero fottere la gente e ti pagano pure. Si chiama capitalismo”

Grand Theft Auto V

Nel frattempo Grand Theft Auto V si appresta ad invadere con la enhanced edition anche i lidi di PlayStation 5 e Xbox Series S|X diventando non solo il capitolo della serie più remunerativo, grazie anche e soprattutto agli introiti fuori scala di GTA Online, ma anche il capitolo della serie presente nativamente in tre generazioni di console.

Il perché del successo

Come detto sopra la serie di GTA ha venduto negli anni più di 250 milioni di copie, di cui 135 milioni solo il quinto capitolo. Ma quale è la formula segreta di questo successo. Verrebbe da chiedersi perché il mercato è ricco di produzioni analoghe o similari ma solo la serie di Rockstar raggiunge queste cifre. Credo personalmente che l’ingrediente segreto alla formula sia l’amore nei confronti del media.

Uno sviluppo produttivo libero e privo di vincoli imposti dai piani aziendali (non dimentichiamoci che il budget per lo sviluppo di GTA V è stato approssimativamente intorno ai 500milioni di dollari). Pochi giochi possono permettersi di avere uno sviluppo di 5/7 anni ed uscirne vincenti, “coff coff” Cyberpunk. Possiamo senza remore dire che è stata proprio Rockstar games ad essere stata precorrittrice di un genere di videogiochi di cui GTA ne è diventato sinonimo. Mettiamoci anche che il quinto capitolo della serie porta con se una modalità online a se stante che è diventata un vero e proprio trait d’union tra le varie categorie di giocatori.

La modalità online di GTA V è un caso davvero particolare nel panorama videoludico, non più “limitata” al compiere attività criminali e scorribande per la città insieme ad altri giocatori, ma un un insieme di possibilità che ricordano ciò che fu Second Life. Ci sono molti casi di utenti che praticano il cosiddetto “roleplay” all’interno di GTA Online. Vendere hamburger in una Los Santos piena di guru e celebrità, in attesa che magari possa avvenire qualcosa di spettacolare da parte di altri giocatori, è la nuova opportunità di divertimento vissuta da una nuova parte di pubblico.

Cambiano i tempi, cambiano le idee e magari anche il pubblico.

I tempi, quindi, sono cambiati. La concezione del pubblico è cambiata. Se prima i media attaccavano la serie dicendo che era solo un gioco in cui investire “le vecchiette” o caricare le prostitute per poi rapinarle, cosa che poi in realtà non era minimamente il fulcro dell’opera, ora la società ha iniziato ad assimilarlo più dolcemente, non senza critiche sia chiaro, ma almeno ora i paragoni si rifanno perlopiù al mondo del cinema o del tech piuttosto che all’occulto o al male di genere. Chiudendo con una domanda che in realtà è una provocazione: è criminale il gioco che ti offre libertà d’azione, o criminale è l’istinto di chi compie l’azione?

Aspettando Grand Theft Auto VI

Nell’aria ormai da molto tempo il tanto vociferato GTA VI sembrerebbe essere pronto ad uscire dalle sapienti mani di Rockstar per conquistare ancora il mercato. Tantissimi sono i rumor, basati sui leak più o meno credibili che si susseguono.

Nella vastità di informazioni che sembrerebbero trapelate risulta comunque difficile trarne delle conclusioni affidabili, motivo per il quale proverò a dire quelle che sono per me le potenzialità di un ipotetico sequel. Senza dubbio ci dovremo aspettare una campagna singolo giocatore totalmente portante e non accessoria. Vedendo il lavoro di portata epica che hanno svolto con Red Dead Redemption 2 credo di non sbagliare sul non avere dubbi a riguardo. Credo che la componente Online del titolo in futuro camperà di vita propria, e crescerà autonomamente all’infuori della classica numerazione. Io intanto spero, con un po’ di nostalgia, di poter tornare a visitare Vice City magari non più negli anni ’80, ma bensì evoluta nelle apparenze ma non negli intenti, come lo sono i videogiocatori.

«Abbiamo inventato nuovi generi in totale autonomia con giochi come la serie di GTA. Non ci affidiamo a testimonianze sui libri di business per fare ciò che abbiamo fatto. Credo che abbiamo fatto successo perché non ci siamo concentrati sul profitto… Se noi facciamo i giochi che noi vogliamo giocare, allora noi crediamo che le persone andranno a comprarli.»

Il co-fondatore di Rockstar Games Dan Houser in un’intervista rilasciata a Famitsu

Esiste è anche vero una Rockstar Games al di fuori dei riflettori di GTA, con titoli meno blasonati e più in ombra in cui la erre stellata ha dimostrato che puntare alla qualità, a volte, non porta per forza a mero profitto. Ma questa è senza ombra di dubbio un’altra storia…

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