Fateme Alaia/Unsplash
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DOPO IL COVID, LA TERRA

In un mondo alle prese con i vaccini e le riaperture, il tema della salvaguardia ambientale e della transizione ecologica prende sempre più piede. La storia dell’Earth Day e di come le principali nazioni europee intendono affrontare il tema.

Tra le centinaia di giornate dedicate a qualcosa, forse il 22 aprile è quella più significativa per tutti gli ambientalisti e per chi ha a cuore il nostro pianeta: infatti in questa data, esattamente un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, si celebra la giornata della Terra (Earth Day), un giorno in cui si parla di cambiamento climatico, riciclo, conservazione delle risorse e della biodiversità e inquinamento. 

La prima giornata della terra risale a 51 anni fa, quando le Nazioni Unite la promossero ispirandosi alle idee di John McConnell e del senatore democratico Gaylord Nelson, che propose un giorno dedicato alla formazione sul tema ambientale nei campus, da celebrarsi proprio il 22 aprile. Il successo dell’iniziativa spinse a replicare la giornata della terra anche negli anni a venire.

Grazie alla sensibilizzazione dovuta all’Earth Day negli anni 70 vi fu una fase in cui il governo americano promulgò una serie di leggi dedicate alla protezione ambientale, come l’espansione a livello federale del Clean Air Act, il Clean Water Act per rimediare all’inquinamento di alcuni corsi d’acqua negli US come il fiume Cuyahoga, che ispirò proprio la creazione di questa legge a causa degli incendi dolosi avvenuti nel 1969 sulle sue rive; o ancora l’istituzione della Environmental Protection Agency, ancora oggi la massima autorità del governo federale in materia di protezione ambientale.

Il 22 aprile 2016 è stato un giorno della terra dalla portata storica, dato che ben 195 paesi del mondo hanno firmato gli Accordi di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas serra per far sì che l’aumento di temperatura sia al di sotto ai 2 gradi centigradi. Quest’anno la celebrazione dell’Earth Day ha invece assunto caratteri ancor più istituzionali: infatti il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha convocato un summit con 40 leader mondiali per discutere del tema, tra cui anche il “nostro” Mario Draghi.

Possiamo notare che con il tempo è cresciuta una sensibilità ambientalista, non solo tra gli attivisti ma tra tutti i cittadini: infatti secondo una recente inchiesta del United Nation Development Programme a cui hanno preso parte più di 1,2 milioni di persone (di cui metà tra i 14 e i 18 anni), una media del 66% dei partecipanti ritengono che il cambiamento climatico sia una priorità, con un picco dell’81% tra gli abitanti di Regno Unito e Italia. E parlando del nostro paese, secondo un report della Banca Europea degli Investimenti risalente al 2018, gli italiani sono il popolo europeo più preoccupato per gli effetti del climate change.

Secondo i dati di Gallup, celebre agenzia di sondaggi, nel 2019 il 65% degli intervistati dava la priorità alla protezione ambientale rispetto all’economia, ritenuta invece la principale preoccupazione dal restante 30%. Senza dubbio questo rapporto è cambiato con la crisi economica dovuta alla pandemia, ma nonostante la terribile esperienza del virus, la maggioranza dei governi globali non ha rallentato l’ambizione, ma ha anzi spinto per nuove leggi sul tema. 

Ad esempio in Francia è in fase di approvazione la “Loi Climat”, una serie di progetti ideati da una convenzione di cittadini scelti a caso e convertite in legge dal Presidente Emmanuel Macron e dalla maggioranza presidenziale per ridurre le emissioni del 40% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990. Il piano, giudicato molto ambizioso, ha anche alcune proposte che faranno senz’altro discutere, come l’abolizione dei voli brevi interni che possono essere sostituiti da viaggi in treno, a condizione che durino meno di 2 ore e mezza; oppure l’introduzione nelle mense di menù completamente vegetariani.

Anche in Spagna è in discussione una legge climatica, che promette l’uso esclusivo di energie rinnovabili dal 2050, lo stop all’estrazione di idrocarburi e uranio, misure per migliorare la qualità dell’aria e cura del territorio e della costa. Nel Regno Unito Boris Johnson, da sempre attento alle tematiche ambientali, ha promesso una riduzione del 78% delle emissioni nel 2035: un traguardo molto ambizioso per il paese che quest’anno ospiterà la Cop26, la più grande conferenza sul tema del cambiamento climatico.

Nonostante quindi i dati mostrino un’Italia molto attaccata ai temi dell’ambiente, il Belpaese è ancora tra le poche grandi nazioni occidentali che non sembra voler premere l’acceleratore su queste tematiche: sicuramente questi temi troveranno spazio nel nuovo Piano di Ripresa e Resilienza che l’esecutivo Draghi sta elaborando e che entro fine mese deve presentare a Bruxelles. In questa giornata della terra vedremo se i leader mondiali si dimostreranno all’altezza della sfida e, come disse Mario Draghi il 17 febbraio scorso in Senato, sapranno “lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”.

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