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COSA STA SUCCEDENDO NEL NAGORNO-KARABAKH – Intervista a Mario Raffaelli

Nelle ultime settimane si è riacceso tra Armenia ed Azerbaijan ciò che in molti hanno erroneamente definito come “conflitto congelato” nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh. A differenza di quanto molti credono, questa disputa ha radici ben più antiche degli avvenimenti esplosi con la guerra in Nagorno Karabakh negli anni Novanta a seguito della caduta dell’URSS. Infatti la regione del Caucaso Meridionale fu il confine conteso tra grandi imperi nella storia quali l’impero Ottomano, l’impero Persiano e quello Russo, e per questo motivo la regione che comprende anche il Nagorno-Karabakh è stata a lungo teatro di scontri tra le grandi potenze regionali del passato. Tuttavia, ancora oggi Turchia, Iran e Russia giocano un ruolo di portata sostanziale in come il conflitto armeno-azero si evolve, sia dal punto di vista militare-strategico che di endorsement politico a uno dei contendenti, in alcuni casi esplicito. Parlando poi dei protagonisti, questo conflitto si sviluppa su diversi assi: scontro tra nazionalismi e narrazioni storiche, scontro tra integrità territoriale e principio di autodeterminazione dei popoli, scontro tra le diverse capacità di Armenia ed Azerbaijan di influenzare i principali attori della politica internazionale. Ciascuno di questi scontri, che da molto tempo fomentano il conflitto armato, è purtroppo sempre orientato alla vittoria totale ed assoluta sul nemico, anche perché la leadership di entrambi questi Paesi rischia la propria carriera politica (se non la vita) non appena propone soluzioni pacifiche. Tutto ciò ha evidenti conseguenze sulla possibilità di risoluzione pacifica.
𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗹𝗶 è un politico italiano e originario di Trento, noto soprattutto per essere stato negoziatore e presidente del “gruppo Minsk” nel 1992-93, nonché la prima e più importante conferenza di pace per il conflitto nel Nagorno-Karabakh. È inoltre stato Capo del team dei mediatori per la Pace in Mozambico, inviato del governo italiano in Somalia ed esperto del G8 per le operazioni di peacekeeping. Ex presidente del Centro Cooperazione Internazionale. Attualmente presidente dell’Amref Italia e responsabile Politica Estera di Azione.

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