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COSA VUOLE MATTEO RENZI?

Breve analisi non tecnica sulla situazione politica dell’ex premier ovvero un tentativo di capire a quale tavolo è seduto, quali sono le sue carte e come le può giocare.

Matteo Renzi fa, non fa, dice, non dice, propone, minaccia, esalta e rassicura. Nessuno può dire con certezza se il suo peso politico sia sopravvalutato o sottovalutato, se sia tutto parte di un perfetto piano per tornare nella stanza dei bottoni oppure un gigantesco bluff ben giocato. Certo è che da quando si è preso il centro della scena politica nazionale, non lo ha più lasciato, quantomeno dal punto di vista mediatico. Al tempo stesso, mai era stato così debole e isolato. Il momento è cruciale: si tratta di vita o di morte. Politica, s’intende.

A che punto siamo

Quando nell’agosto 2019 il leader della Lega Matteo Salvini, inebriato dalla posizione di forza nei sondaggi, innesca la crisi di Governo, lo fa con il dichiarato obiettivo di andare al voto il prima possibile e incassare in Parlamento l’enorme consenso di cui gode. Renzi, Grillo&Di Maio e Zingaretti, mossi dall’iniziativa e dall’influenza del primo, compositore delle liste elettorali PD nel 2018, e dalla necessità assoluta dei 5 Stelle di non andare al voto, pena la Caporetto elettorale, danno alla luce il Governo giallo-rosso, il Conte II.

tvboy interpreta la genesi del Conte II, si noti il riuscitissimo Cupido sulla sinistra

Subito dopo nasce Italia Viva, partito fondato da Renzi insieme ad alcuni fedelissimi in uscita dal PD. In termini di consenso, un inizio dignitoso lascia presto spazio a una lenta ma costante discesa nei sondaggi. Se si votasse domani, la formazione politica dell’ex Presidente del Consiglio probabilmente non eleggerebbe nemmeno un parlamentare. Renzi non si può permettere le elezioni. Lo sa lui e lo sanno tutti gli altri leader politici. L’altra grande verità però è che i numeri di Italia Viva in Senato sono fondamentali per la tenuta della maggioranza. Senza Renzi il Governo cade.

Con le spalle al muro

Questi sono gli assiomi fondamentali della geometria renziana; vulnerabilità ed essenzialità. E da qui deriva qualsiasi considerazione sulla sua situazione politica. La vicenda Bonafede ne è un manifesto: Renzi tecnicamente avrebbe potuto votare la sfiducia e lo avrebbe anche voluto, ma la politica si è messa di mezzo.

“Il Presidente del Consiglio dei ministri ha detto con chiarezza che ove vi fosse stato un voto di una parte della maggioranza contrario all’operato del ministro o favorevole alle mozioni di sfiducia egli ne avrebbe tratto le conseguenze politiche. Quando parla il Presidente del Consiglio si rispetta istituzionalmente e si ascolta politicamente.”

Parte del discorso di Matteo Renzi al Senato, poco prima di annunciare che il suo partito avrebbe espresso voto contrario alle mozioni di sfiducia al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
20 maggio 2020

Al Governo serve Italia Viva tanto quanto a Italia Viva serve il Governo. La scelta obbligata di rimanere in maggioranza è però deleteria. Sono due culture politiche contrapposte e su temi come reddito di cittadinanza e giustizia (leggasi prescrizione), il divario è macroscopico. Non c’è spazio per la creazione di un’identità politica autonoma, cosa che permetterebbe l’aggregazione di un maggior numero di preferenze, e l’immagine pubblica è danneggiata dall’impossibilità di svincolarsi completamente dai provvedimenti negativi o, viceversa, identificarsi a fondo con quelli positivi. L’ex premier rischia poi di essere messo in ombra da Conte, sempre più elemento moderato di riferimento in Italia e la cui discesa in campo andrebbe ad occupare la medesima posizione di Italia Viva nello spettro politico.

È per questo che, da mesi, Renzi si comporta come se non fosse in maggioranza, memore della salviniana conquista dell’elettorato grillino: godere dell’aura di responsabilità e della visibilità governativa per fare opposizione interna. Per ora la scommessa è persa.

Non tutti i mali vengono per nuocere

Prima o poi, gli effetti del gigantesco terremoto socio-economico causato dalla pandemia mondiale, per usare un termine infelice, contageranno anche la politica e, sorprendentemente, ciò potrebbe rivelarsi, se non un vantaggio, quantomeno un’opportunità per Matteo Renzi. Una crisi di Governo in questo periodo è ancora possibile ma non è realistico pensare a un ritorno al voto. Si correrebbe il serio rischio di sprofondare nell’incertezza politica, economica e sociale e, vista la situazione attuale, la praticabilità dei seggi non dovrebbe essere data per scontata. Sarebbe esercizio di natura puramente speculativa il solo concepire un voto telematico. Questo autunno, inoltre, ci aspetta la finanziaria più importante della storia italiana da settant’anni a questa parte in cui sarà necessario coordinare la ripresa, o la non ripresa, e la seconda metà del 2021 coinciderà con il semestre bianco del Presidente della Repubblica. Dulcis in fundo, la storica capacità di autoconservazione dei parlamentari.

Si apre quindi uno spazio per Renzi. Una finestra di tempo entro la quale, verosimilmente, non sarà costantemente esposto al rischio di uno scioglimento delle Camere. Ha due anni o poco più per tirare fuori il coniglio dal cilindro.

Prospettive

Nello sfruttare o meno questa possibilità, Renzi sarà presumibilmente solo. Non riceverà certo supporto, quantomeno volontario, da un centrosinistra da lui abbandonato lasciandosi alle spalle terra bruciata, da una destra nazionalista con tutte le ragioni del mondo per andare al voto e sarebbe davvero inverosimile un’alleanza strategica con il Movimento 5 Stelle, nato, cresciuto e forse, lo sapremo a breve, morto come nemesi dell’ormai ex rottamatore.

Il vero avversario da battere sarà l’attuale premier. In questi due anni penderà la spada di Damocle di una possibile discesa in campo di Giuseppe Conte, che piace molto agli italiani, che confermano come in tempo di guerra il rally ’round the flag effect faccia effect.

Che sia un Governo del Presidente, con o senza Italia Viva, il Conte II, il Conte III, le urne o un Governo di destra supportato da alcuni “responsabili”, il futuro è incerto. Lo sviluppo di ognuna di queste possibilità potrà decretare la morte politica di Renzi, la sua miracolosa resurrezione o una più o meno dignitosa sopravvivenza.

Tra due anni sapremo se l’ex rottamatore è stato solo un fenomeno rilevante ma passeggero della politica italiana oppure se avrà ancora senso declinare Matteo Renzi al futuro.

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