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LA MIA GENERAZIONE HA PERSO (di Otto Lanzavecchia)

Esimia classe dirigente,
chi vi scrive è un milanese di 24 anni che è appena entrato (fortuitamente) nel mondo del lavoro dopo aver studiato. Vorrei però tralasciare le condizioni abiette con cui io e gli altri giovani ci scontriamo – tutte cose arcinote – e guardare al futuro.

Ho letto la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza e ho seguito il dibattito pubblico attorno a esso. E vi dirò: essendo cresciuto con la crisi finanziaria che mi aleggiava attorno, ero già ampiamente rassegnato (vuoi per educazione, vuoi per cinismo) al fatto che non potevo aspettarmi miracoli. Ma non mi sarei mai aspettato questo.

Finora, il Pnrr suddivide i 209 miliardi che ci arrivano dall’Europa in macro-aree e poco più, descritte con una vaghezza tale che mi ricordano le supercazzole senza sostanza che rifilavo al liceo, quando ero impreparato per le interrogazioni. Inglesismi, accorate frasi sul futuro, progetti dai nomi altisonanti ma nessun vero approfondimento sul come e sul quando. Per finire, accentramento di risorse sullo Stato e le sue propaggini, le quali, da che ne ho memoria, non hanno mai brillato nella gestione degli affari dei cittadini.

Mi rendo conto che, a prescindere dalla mia accoratezza, si stia parlando di una bozza. Dunque lascio l’analisi finanziaria a chi è più esperto e mi permetto di farvi presente una cosa: per quanto possa spingere in là lo sguardo e immaginarmi l’evoluzione del Pnrr, vedo come la mia generazione, comunque, abbia già perso. Leggendo e ascoltando cosa avete da dire, c’è da diventare furibondi e amareggiati. Perché è chiaro: vi state adagiando nella mediocrità per l’ennesima volta, ma stavolta lo fate interamente a spese nostre.

Provate a mettervi nei nostri panni. Entriamo (forse) in un mercato del lavoro già asfissiato da una crisi, decenni di mancata crescita, e una sproporzione incredibile tra anziani ancorati ai loro posti e giovani precari. Vediamo gli stessi errori, la stessa miopia, le stesse meccaniche che ci impediscono di comportarci come un normale Paese progredito. Per di più l’INPS, all’attivo, non ha un euro bucato, perché dissanguato per finanziare altre politiche acchiappavoti. Voti di chi? Dei vostri coetanei, naturalmente. Siete il serbatoio demografico più grande.

Dunque mi chiedo: quando voi tutti andrete in pensione, dopo averci lasciato in eredità questo mercato stantio e questa cultura lavorativa bacata, come pensate che saremo in grado di sostenere sia noi stessi che voi? Economicamente, dico. Il fatto che vi sia dovuto, eticamente, è proporzionale al fatto che voi dovevate a noi le possibilità, l’ambizione a lungo termine e l’ossigeno per poter crescere.

Il debito sarà presto al 158%, forse più, e quello che è appena successo in Europa con il Next Generation EU (nome non casuale, anche se vi piace tanto Recovery Fund) è una tantum. Se gestita bene, questa potrebbe essere un’occasione irripetibile per rilanciare la produttività, forse l’unico raggio di sole che la mia generazione ha per crogiolarsi nella speranza di poter vivere in un Paese risanato.

Per questo l’aria fritta che spadellate mi fa imbestialire. Avete tutti applaudito Draghi quando ha parlato di debito buono e politiche per i giovani, e poi siete tornati al solito, ammuffito status quo. Avete rimesso professionisti come Colao nel cassetto dopo aver sorriso ai paparazzi. Di fronte a questo momento storico, la vostra inadempienza è sconvolgente.

Ve lo chiedo in ginocchio. O cogliete davvero questa occasione, facendo piani seri, realistici, con un occhio sui dati e uno sul futuro, oppure lasciate che la gestione di questa chance irripetibile, assieme all’enorme responsabilità che comporta, sia in mano a qualcuno di più competente. La Storia non vi disconoscerà, ve lo prometto. Non mi interessano le motivazioni che vorrete addurre; fatelo per potervi sentire la coscienza a posto, o per compiacere Bruxelles, o per le vostre pensioni se non volete farlo per noi.

Ma fatelo. Per favore.

11 Comments

  1. Bravissimo Otto, tutte cose sacrosante. Purtroppo come hai chiaramente sottolineato tu questo è un paese di vecchi con visione assolutamente miope. Nessun investimento significativo su scuola, istruzione, famiglia, territorio e imprese ma solo “bonus” e fondi destinati a territori dove storicamente si perdono.
    Ho fiducia che la vostra generazione trovi la forza di reagire coesa a questa politica suicida.

  2. Otto, pur facendo parte della generazione incriminata non posso far altro che darti ragione, con rammarico di non aver saputo fare nulla ma speranzoso che tutto possa ancora accadere. Forza , siamo con voi e siamo in molti. Mario

  3. In realtà quelli al governo sono tutti giovani. Se non hanno una visione di ampio respiro non c’entra affatto l’età. C’entra la mediocrità imperante ovunque. All’opposizione è pure peggio. Fatevi avanti, è la vostra ora.

  4. Grazie Otto è di giovani come te che questo paese ha bisogno, purtroppo tanti si arrendono e se ne vanno all’estero.

  5. Analisi perfetta e molto triste…. di un paese alla deriva che vive di sussidi ed espedienti…. sulle spalle dei pochi che ancora riescono a lavorare ed a pagare le gabelle

  6. Bravo Otto !!! Ma fatevi sentire a livello politico! Perché un domani vi si dirà: MA VOI DOVE ERAVATE ?

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