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L’EREDITA’ DI BERLINGUER

Se è vero che la Storia non ha scolari, è anche vero che le grandi personalità non hanno eredi. Viene dunque facile impossessarsi del lascito di queste figure anche per chi non ha niente a che spartirne, come capitato alcuni giorni fa con il leader dell’estrema destra italiana autoproclamatosi erede dell’ultimo grande leader della Sinistra Enrico Berlinguer.

Nell’era post ideologica e di quella che alcuni chiamano della post-verità, caratterizzata dal superamento delle grandi ideologie novecentesche e dalle fake news, non è poi così difficile imbattersi in dichiarazioni che, in un primo momento ti fanno sobbalzare dalla sedia, strabuzzare gli occhi e lanciare qualche imprecazione, ma subito dopo ti rendi conto che esse sono figlie dei tempi e dunque sorvoli, passi automaticamente ad altro in attesa della prossima dichiarazione che certamente sarà ancor più strampalata della precedente.

Può pertanto capitare che il leader del partito di estrema Destra, per il quale il Tribunale di Torino non rileva reato rivolgersi ad esso con l’appellativo di nazista per la sua abitudine a “produrre falsi nemici verso cui creare odio sociale”, si legge nella sentenza, una sera di piena estate si trovi a sostenere che la Lega ha raccolto l’eredità del Partito Comunista Italiano e pertanto lui può tranquillamente autoproclamarsi erede di Enrico Berlinguer. Infatti, chi non ricorda le battaglie del leader sardo per l’introduzione nell’ordinamento della flat tax, in barba al criterio di progressività sancito dall’art. 53 della costituzione, o la proposta del condono tombale per gli evasori, l’odio viscerale e strumentale brandito contro gli ultimi della terra che, dopo un lungo, ma felice periodo di villeggiatura trascorso nei lager libici si imbarcano su un gommone per raggiungere la fortezza Europa, o il costosissimo team della comunicazione dell’interprete della questione morale messo a libro paga del ministero dell’interno? Forse ci si è anche dimenticati delle cene di Berlinguer in compagnia degli amici missini e dello stesso che, da una meravigliosa spiaggia sarda, prima chiede la cortesia alle forze dell’ordine di far fare un giro sulla moto d’acqua al figlioletto e dopo invoca i pieni poteri?

È pacifico che questa dichiarazione può essere inserita nel catalogo di frasi tanto assurde quanto provocatorie studiate ad hoc dalla macchina propagandistica leghista finalizzate ad accentrare l’attenzione mediatica sul leader, non scopriamo certamente oggi il modus operandi del primo partito in Italia. Tuttavia uno sguardo più attento potrebbe rilevare che effettivamente un fondo di verità esiste. Se, infatti, si analizzano i dati sui flussi elettorali si scopre che una buona parte degli operai vota per il Carroccio, snobbando, forse a ragione o forse a torto, quello che dovrebbe essere il vero partito erede del Pci.

Sta di fatto che essere, sulla carta, il partito di riferimento degli operai e dei lavoratori perché li prometti protezione rispetto ai cortocircuiti della globalizzazione non fa di te l’erede di uno dei leader politici più amati dell’Italia repubblicana, perché lui i più deboli li difendeva e cercava di elevarne la condizione socio-economica, mentre tu li utilizzi come strumento per l’acquisizione del potere, scordandoti che gli esseri umani sono fini e non mezzi.

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