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LETTA VA BENE. PER ORA

A sette anni esatti dal “tradimento” della direzione nazionale del partito democratico che lo sfiduciò massicciamente per incoronare Renzi nuovo presidente del consiglio, Enrico Letta, invocato da una sinistra in crisi di identità e consensi, ha sciolto la riserva accettando la segreteria del partito orfana del dimissionario Zingaretti. Quest’ultimo evento è la naturale conseguenza della caduta del governo Conte, sul quale Zinga e il suo cerchio magico avevano deciso di

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POST COVID: CHE NE SARÀ DELL’ITALIA? DUE CHIACCHIERE CON L’ECONOMISTA RICCARDO PUGLISI

Quale futuro? Siamo tutti concentrati sul presente, tanto che nessuno sembra essere interessato al futuro. Del resto l’arrivo della seconda ondata, cogliendoci alla sprovvista, ci impone di pensare all’oggi. Al domani si vedrà. Eppure il secondo lockdown nel giro di pochi mesi, seppure soft, non fa ben sperare una volta che questo incubo sarà finito. La chiusura delle attività produttive avrà gravi ripercussioni sull’economia. Oltre che sulle psiche di noi

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LA SECONDA ONDATA CI SEPPELLIRÀ E SARÀ COLPA DI TUTTI

Domenica 25 ottobre è tornata l’ora solare. Gli italiani hanno portato le lancette indietro a Marzo. Ebbene sì, dopo gli slogan da libro cuore “andrà tutto bene”, “ce la faremo”, “ci riabbracceremo ancora più forte”, nulla è cambiato rispetto al dramma vissuto in primavera. La seconda ondata è arrivata, con forza pari o superiore a quella della prima: ospedali, soprattutto al Sud, in tilt; migliaia di nuovi casi al giorno;

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TAGLIO DEI PARLAMENTARI SI, MES NO. L’IPOCRISIA PENTASTELLATA

L’enfant prodige della politica italiana (sic!) Luigi Di Maio attraverso un post su Facebook spiega ai suoi followers il perché l’Italia non accederà ai fondi del MES: “il risparmio è soltanto di 300 milioni”. Nel suo ragionamento Di Maio sostiene l’inutilità di chiedere il MES all’Unione europea per il nostro paese. I titoli di stato italiani risultano essere più convenienti rispetto alla linea di credito del Fondo Salva Stati, e

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NO PASARAN! IL FALLIMENTO DELLA LEGA NAZIONALE

Le elezioni regionali tenutesi nel biennio 2019-2020 potevano rappresentare l’occasione propizia per la mutazione definitiva della Lega da partito regionale a partito nazionale. I risultati confermano il fallimento della strategia del leader padano Salvini e del suo guru Morisi. Nel 2019, su cinque consigli regionali, la Lega ne conquista soltanto uno (quello umbro) dopo 25 anni di centrosinistra. Il 2020 inizia sulla falsa riga dell’anno appena trascorso. Grazie al buon

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PD E 5 STELLE: UN ANNO DOPO

Il 5 settembre del 2019 giurava il Conte-bis fra lo stupore degli italiani e l’amaro in bocca di chi, soltanto un mese prima, dalla riviera romagnola sognava elezioni anticipate e pieni poteri. In pochi ricordano, o fanno finta di scordare, che l’artefice della difficile e delicata alleanza di governo fra i “populisti brutti e cattivi” e “il partito che si vendeva i bambini con l’elettroshock” è quello stesso Matteo Renzi

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L’ITALIA CHIAMÒ L’EUROPA RISPOSE

L’emergenza pandemica avrebbe potuto rappresentare la fine dell’Unione europea, ma la capacità di reazione dell’asse franco-tedesco ha scongiurato, momentaneamente, questo pericolo, spuntando le armi ai sovranisti col Recovery Fund. Le crisi interne all’Unione europea, così allo stesso modo quelle esterne, nel corso del processo dell’integrazione economica e monetaria hanno rappresentato il necessario impulso al successivo tassello da incastonarsi nel processo. Senza andare per le lunghe, perché gli esempi sono numerosi,

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L’EREDITA’ DI BERLINGUER

Se è vero che la Storia non ha scolari, è anche vero che le grandi personalità non hanno eredi. Viene dunque facile impossessarsi del lascito di queste figure anche per chi non ha niente a che spartirne, come capitato alcuni giorni fa con il leader dell’estrema destra italiana autoproclamatosi erede dell’ultimo grande leader della Sinistra Enrico Berlinguer. Nell’era post ideologica e di quella che alcuni chiamano della post-verità, caratterizzata dal