Ramez E Nassif/Unsplash
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L’IMPORTANZA DI ESSERE CORPO

Nello scorso articolo pubblicato qui su AlterThink sul BlackLivesMatter è emersa una questione interessante, quella dei corpi di coloro che si stanno ribellando al razzismo sistemico americano. Proviamo attraverso la fenomenologia a sviscerare la questione.

Körper e Lieb

La prima cosa da chiarire per comprendere al meglio la questione è cosa si intenda per corpo. Certamente tutti, in modo intuitivo, risponderemmo che il corpo è quell’insieme di muscoli, carne, articolazioni, epidermide e ossa che proteggono i nostri organi vitali; ciò che nutriamo e curiamo affinché la nostra vita duri il più a lungo possibile; ciò che è sottoposto alle leggi della chimica, della fisica e che può essere studiato e guarito se danneggiato. Il corpo è così un ente, ovvero un oggetto intorno a cui si dice qualcosa o attraverso cui e per cui si fa qualcosa, un oggetto verso il quale avere particolari attenzioni. Ebbene questa idea del corpo nella sua fattualità è ciò che in fenomenologia è chiamato Körper. La traduzione spesso data in italiano è quella di corpo-oggetto, ma noi possiamo accontentarci di chiamarlo corpo-fisico o ancor meglio fisico. Il fisico è ciò che alleniamo in palestra o a cui tagliamo i capelli. L’obiezione che può sorgere è però importantissima. Il corpo non è solo questo particolarissimo oggetto di cui prendersi cura o un manichino che ci permette di spostarci, ma anche ciò che viene ferito, amato e attraverso il quale proviamo fortissime emozioni e sensazioni: è col corpo che sentiamo le carezze che fanno palpitare il cuore o gli schiaffi che fanno chiudere lo stomaco, che fin da bambini ci approcciamo al mondo e a noi stessi. Il corpo, nello stesso atto di toccarsi è la base della individualizzazione di un soggetto. Quando la nostra mano destra tocca il nostro occhio sinistro, il nostro volto o l’altra nostra mano non sta solo toccando una parte di noi, ma sta toccando ciò che fino a quel contatto è solo un estraneo coinquilino ma che viene riscoperto in quanto è ciò che viene toccato da noi stessi e che viene riscoperto come nostro. Il corpo così perde la sua oggettività ed emerge la soggettività. Ciò è possibile per via del portato intenzionale dell’azione compiuta su noi stessi e da noi stessi. L’oggetto, il fisico, diventa così il corpo: Lieb.

Lieb

Il corpo inteso come Lieb non è un oggetto o un ente. Certamente non stiamo parlando di una sorta di transustanziazione, ma di una diversa concezione della corporeità. Quando pensiamo al fisico, dobbiamo pensarlo come un oggetto che possediamo: abbiamo un corpo. Cosa implica tutto ciò? Implica una sorta di scollamento tra la persona e il suo corpo, il possesso di un corpo da parte di un imprecisata coscienza. Il Lieb invece non è il fisico, non è un corpo-oggetto, non è un possedimento. Il Lieb è un tutt’uno con sé stesso e con il soggetto che non lo possiede, ma è quel corpo. Lieb è essere un corpo. La prospettiva così intesa possiede un altro risvolto interessante, che è ciò che ci consente di entrare nel merito della vicenda. Quando pensiamo al fisico pensiamo anche alle sue misure: all’altezza, al peso, la taglia dei vestiti. Sia detto in maniera incidentale: questa è un’estrema semplificazione per rendere più chiaro il concetto a fini divulgativi. Ciò che stiamo cercando di dire è che il fisico ha delle misure e uno spazio misurabile in centimetri o metri. Il fisico possiede un’estensione. Il corpo no, al contrario del fisico il suo spazio è il mondo. Tale mondo non è qualcosa di misurabile, non possiede un’estensione ma è un intero orizzonte di significato. Il Lieb è il perno del mondo, del suo mondo: ciò significa che il mondo ci appartiene; in quanto corpi pieni di sensazioni che si approcciano al mondo conferendogli significato. Questa, seppur in maniera riduttiva, è ciò che è chiamata intenzionalità. Il mondo non è mai neutro, in quanto mondo di un corpo è un intero portato di esperienze e di esperienze attivamente formate, scelte. Ciò porta al concetto di Erlebnis che viene tradotto con esperienza vissuta. Un’ esperienza che non è passiva, ma attiva e che lascia il segno in maniera indelebile.

Lieb e ribellione

Ma ciò cosa c’entra con il BlackLivesMatter? Ebbene la morte di George Floyd non è solo la morte di un afroamericano ucciso dal razzismo sistemico, ma è la morte di un corpo, di un Leib, di un intero mondo. In quanto Leib George Floyd era ed è un’esperienza vissuta non solo singolarmente ma inquadrata in un mondo condiviso da altrettanti Leib, non è un caso che uno dei primi passi per la fondazione dell’inter-soggettività in ambito fenomenologico sia proprio il fatto che un Leib ne riconosca un altro in quanto tale, in quanto simile a sé stesso. Nella morte di un individuo si concreta una ferita intersoggettiva che mette altri corpi in discussione e che li porta a quel momento di rivolta di cui abbiamo parlato esponendo la definizione di Stirner. Coloro che manifestano non sono dei fisici che occupano uno spazio, ma dei corpi che intenzionano e performano un significato. Sia chiaro che qui non è detto che negli ultimi tragici istanti della sua vita George Floyd abbia intenzionato qualcosa per far innescare una rivolta, né quanto stiamo dicendo ora lo eleva a simbolo, tutt’altro. Un simbolo ha un portato semantico addirittura inferiore rispetto a quello di un corpo intenzionante, portatore di un mondo, spezzato nel suo percorso di vita. L’immagine che suggeriamo è quella di una strada che improvvisamente viene chiusa, una strada attraverso la quale si giunge a un’orizzonte, con la sua particolare pavimentazione, le sue cicatrici, le sue sensazioni. Tuttavia quel mondo, già condiviso, viene nuovamente condiviso, quella strada conosciuta e seguita nuovamente. Riprende una marcia verso un orizzonte intenzionato da altri corpi, dove il discrimine dell’unione dei corpi non è data dal solo colore della pelle, ma da ciò che quei corpi vogliono intenzionare. Essere un corpo vuol dire avere un mondo, avere un mondo quella di costruire un mondo, intenzionarlo, e performarlo: portare il corpo, l’individuo, alla manifestazione di quello stesso mondo. La domanda con cui ci lasciamo sarà la seguente: come corpi-Leib quale mondo intenzioneremo?

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