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UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE

Nei momenti più difficili è normale cercare figure attorno a cui stringersi e questa crisi causata dal Covid non è sfuggita a questa logica. Il consenso personale di Conte è cresciuto enormemente e risulta, in ogni sondaggio, essere la figura più apprezzata dagli elettori italiani. Tuttavia questa è una tendenza naturale che si riscontra in tutti o quasi i Paesi europei. Nella crisi c’è necessità di una persona che decida e traghetti fuori dalla tempesta. Diventa quindi pericoloso specchiarsi in questo improvviso consenso e ancor più pericoloso è pensare di specularci per fini elettorali. È un consenso vacuo che, se non seguito da fatti concreti, rischia di svanire con la stessa subitaneità con il quale è comparso. E fatti concreti finora se ne sono visti molto pochi. I provvedimenti del governo sono stati pensati male e eseguiti peggio. Risorse molto importanti disperse in mille rivoli inutili che per forza di cose risulteranno inefficaci. Sempre ammesso che si riesca poi effettivamente a spenderli quei soldi (vedi i 6,7 mld di fondi europei immediatamente utilizzabili e ancora fermi nelle casse dello Stato).

La nuova primavera che avrebbe dovuto attenderci sembra più lontana che mai. Il fantomatico piano Colao è stato preso e subito accantonato. Quello che davvero il governo sembra aspettare non è una strategia d’uscita ma un miracolo. Un miracolo che si aspetta provenga da Bruxelles e chiamato NextGenEU. Il piano da 750 mld di euro che la Commissione ha presentato in effetti sembra poter essere un enorme passo verso una Unione che assomigli ad una confederazione di Stai e non solo ad un mercato comune. Le resistenze però, come si è visto dal primo round di negoziati, sono enormi e i Paesi del Nord Europa si oppongono. La cosa surreale è il tono con cui questo “Niet” è ripreso in Italia. Sembra che questa manna dal cielo sia un dovere che i Paesi del Nord hanno verso l’Italia in nome di quella sussidiarietà su cui l’UE si fonda. Tuttavia viene da chiedersi se non vi sia una ragione fondata in questo rifiuto. Chi mai presterebbe denaro, anche al più caro degli amici, sapendo che questo denaro o non viene speso o, nel caso si riesca a spenderlo viene malamente sprecato? Quale senso ha allora ragionare di colossali piani di investimento se si hanno problemi anche con somme 30 volte inferiori alla potenzialità del Recovey Fund?

Il problema che sembra profilarsi nell’Europa post-covid è una gravissima frattura che rischia di essere definitiva tra il Nord e Sud Europa. Questo perché i Paesi frugali sono, per via del loro minore indebitamento, in grado di mettere in campo misure molto più importanti di quelle che può mobilitare il nostro Paese. Questa frattura rischia però di non essere più sanabile relegando l’Italia in una posizione marginale molto più di quanto non lo sia ora. Un mercato comune funziona infatti se tutti possono competere con le stesse regole e condizioni. Paesi però in cui lo Stato può garantire sussidi maggiori, essendo venuta meno la disciplina relativa agli aiuti di Stato, avranno fortissimi vantaggi competitivi che potranno essere utilizzati per sbaragliare la concorrenza delle aziende italiane. Aziende italiane che inoltre sono rimaste chiuse più a lungo delle omologhe europee e, gravate da un mercato del lavoro per nulla flessibile, rischiano quindi di aver perso definitivamente una parte importante delle proprie commesse. Per questo motivo è importante che sia direttamente l’UE a gestire i programmi di aiuto in modo da aggiustare queste profonde asimmetrie. Tuttavia è logico aspettarsi che questo tipo di iniziative europee saranno dirottate verso investimenti e non tagli di tasse (come proposto dal M5S) che essendo spesa corrente rimarrebbero a carico del bilancio statale. Questo potrebbe costituire, se ben implementato, un passaggio decisivo per l’economia italiana ormai impantanata da 40 anni in una bassa produttività che affligge tutto il sistema.

Tutta la retorica quindi sulla crisi come opportunità non sembra al momento essere giustificata. Certo se l’Europa saprà portare avanti questo suo programma sarà sicuramente un importantissimo passo avanti ma dovremo noi, come Paese, anche essere in grado cogliere l’opportunità e non, come altre volte è capitato, sfruttare una ottima occasione per meri interventi spot poco efficaci e lungimiranti. L’alternativa è una dipendenza continua dalla politica espansiva della BCE. Una politica monetaria che però non potrà essere per sempre e che, una volta terminata, rischia di portarci verso un periodo di veri tagli e sacrifici e ad una dipendenza dall’Europa che però sarà questa volta davvero l’Europa della austerity.

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