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Nevrosi e astensione: il ritratto di un Paese rassegnato

3 Gennaio 2022

Poche volte sono stati favorevoli i tempi per la politica italiana, figurarsi in questo ultimo anno e mezzo: da alcuni mesi la politica è stata commissariata e i principali partiti italiani hanno deciso di abbracciarsi (tenendo coltelli non troppo affilati in mano) dando ascolto all’appello dell’anziano Presidente Mattarella, stanco e a fine mandato.

Tirare le somme non è facile, soprattutto in un momento come questo in cui l’isteria di massa, il panico per i contagi, la smania di ottenere la terza dose e la rassegnata attesa di nuove regole dominano incontrastati. La politica non interessa più ad una grandissima fetta degli italiani e molti hanno perso slancio verso la stessa, sconfessando senza troppe remore le parti politiche prese prima e durante la pandemia che stiamo vivendo.

La confusione genera discordia, la discordia genera contrasti e i contrasti generano rassegnazione anziché fratture in grado di rinsavire l’opinione pubblica: è il ritratto di un Paese stanco e spaventato che sembra aver perso ogni briciolo di fiducia e speranza. Specchio di questo ritratto sono il voto alla manovra con questione di fiducia all’ultimo secondo e lunghi CdM confusi (preceduti da ossessive riunioni con il CTS) che continuano a produrre un Twister normativo senza precedenti.

Tutto ciò si potrebbe tradurre in un funereo spettacolo di teatro senza fine, con attori mediocri senza spessore umano, privi di ogni capacità espressiva, che recitano il solito inconsistente copione dalle pagine ingiallite: gli italiani lo sanno e sono tutti già usciti dal teatro, ma i registi (i quadri alti dei partiti italiani) e gli attori (i partiti e i parlamentari) non se ne accorgono. Non si curano dello spettacolo mesto e agonizzante che stanno portando avanti, non sembrano neanche accorgersi del caos normativo che stanno generando.

Anche i “commissari” se ne vanno: sembra volersene andare Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, dopo alcune uscite a gamba tesa. Il manager di Leonardo è stanco, si è reso conto che sedere ad un CdM non è come partecipare ad un CDA. E Draghi, bravo gestore del potere, seppur mediocre politico, si è accorto di essere stritolato nell’abbraccio della non-politica che ha dominato questi ultimi anni e forse, con in testa il Quirinale, sembra voler fuggire da tutto parlando già da PdR: verrebbe da dire che non ha più la testa sul collo, ma al Colle.

E sia chiaro, all’interno di questo deprimente quadretto vi è anche chi è fuori dal Governo, con “un’opposizione-eco” molto poco costruttiva e spesso strampalata.

Viene dunque naturale porsi alcune domande: fino a quando continuerà questo spettacolo? Si possono ipotizzare diversi scenari ma non è questo il punto. La fiducia e lo scetticismo sono i nemici più difficili da sconfiggere e per riuscirci è necessario recuperare sensibilità, senso dell’ascolto, vicinanza al cittadino e mettere al centro le nuove generazioni, che vedono ogni giorno assottigliarsi le proprie speranze per il futuro in un Paese che si spegne sempre più velocemente.

Per molti italiani è impossibile prendere una parte, soprattutto in balia di questo spettacolo nevrotico fatto di giravolte, abbracci mortali, e ipertrofizzazione normativa ovvero tutto il contrario di ciò che ci si sarebbe aspettati. Ma è risaputo: in questo Paese è persino troppo chiedere alla classe dirigente di imparare dai propri errori.

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