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NON ABBIAMO BISOGNO DI ETICHETTE

Io, come immagino tutti voi, sono cresciuto con la convinzione di dovermi catalogare, inquadrare in modo preciso nel political compass. Sono socialista? Conservatore? Liberale? Comunista? La risposta a queste domande non cambia solo da persona a persona, ma anche con il tempo.

Il complesso di idee su cui reggiamo la nostra vita, appunto l’ideologia, muta (per fortuna) assieme alla vita stessa. A meno di essere fedeli ad un’ideologia, ogni individuo cambia nel tempo la propria definizione di se, le proprie idee. Io potrò anche essere terrapiattista in un momento T, ma se nel momento T+1 vengo a conoscenza della forza di gravità, a meno di essere un cretino non mi dirò più terrapiattista. Quindi, tralasciando religiosi e fanatici di ogni tipo, ciò che pensiamo di essere cambia nel tempo.

Non voglio certo dire che avere un insieme di idee che ci caratterizzino sia di per sé sbagliato. Se così fosse, sbagliati lo saremmo tutti, in quanto tutti ci reggiamo su delle convinzioni. Anche credere che la terra sia un ellissoide è di per sé un’idea, il punto è se sia comprovata dai fatti o meno.

Essere convinti di qualcosa che non esiste o di cui non si può sapere l’esistenza ed esserlo di qualcosa della cui esistenza abbiamo prova (in senso scientifico), non può essere messo sullo stesso piano. In caso abbiamo una tesi che non vogliamo sottoporre a verifica, nell’altro siamo stati disposti a correre il rischio di vederla confutare.

Per fortuna, più la nostra società progredisce, più abbandoniamo un set di idee ormai smentite, dove per smentite intendo falsificate dai dati, dalla scienza. Ecco, se c’è un idea che dovremmo tutti abbracciare è quella secondo cui sia necessario verificare un’ipotesi ed eventualmente scartarla. Se i dati smentiscono l’ipotesi che vogliamo verificare per confermare la nostra ideologia, allora dobbiamo essere pronti ad abbandonarla per abbracciarne di altre.

Cosa centrano le etichette con tutto questo? La necessità di darsi un’etichetta nasce dal fatto che ognuno di noi ha bisogno di sentirsi sicuro. Le nostre idee non solo devono essere giuste, ma anche condivise da un gruppo di cui vogliamo sentirci parte.

Ecco che abbiamo l’ideologia comunista, condivisa dai comunisti, quella liberalista dai liberali e così via fino ai terrapiattisti menzionati prima. C’è sicuramente una differenza importante tra le diverse etichette e gruppi ad esse riconducibili: alcuni accettano il metodo scientifico e il ragionamento logico, altri no. Il quanto si accetti la scienza e la logica è inversamente proporzionale alla follia delle proprie idee.

Se il nostro obiettivo è progredire individualmente e come società, costruirsi un gruppo che si indentifichi con un’etichetta è quanto di più sbagliato possiamo fare. Catalogandoci in un’ideologia particolare, sentiremo la necessità di circondarci solo di chi quell’ideologia rappresenta o sente di rappresentare.

Interrompendo qualsiasi comunicazione con “gli altri”, costringeremo la nostra conoscenza alla reclusione. Come negli scaffali di un supermercato troveremo sempre il vino vicino al vino, così troveremo sempre i capitalisti tra i capitalisti e i socialisti tra i socialisti.

Forse, per quanto difficile, sarebbe il caso di abbandonare le nostre etichette, o almeno accettare la possibilità di metterle in dubbio. Così facendo potremo confermare o confutare, con il metodo scientifico, le nostre tesi. Non è con un approccio ideologico che usciremo dal pantano, ma attraverso il confronto. E’ con l’aiuto del metodo scientifico e della logica che dobbiamo mettere in discussione le nostre idee ed avere il coraggio di abbandonarle.

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