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È FINITO IL TEMPO DELLA POLITICA MACHIAVELLICA

Basta “mosse del cavallo”: la politica del dopo-Covid deve essere coerente e trasparente e deve soprattutto seguire le indicazioni della scienza e degli esperti, che molto spesso sanno ascoltare i cittadini più dei politici stessi. Mettendo al centro i candidati della società civile e programmi veramente sostenibili, si può avere un vero e proprio risveglio della politica.

In una parola: coerenza

“Non facciamo le verginelle, Italia Viva è anche un’operazione di palazzo” disse Matteo Renzi quel fatidico 17 ottobre di un anno fa davanti al sempiterno Bruno Vespa, nella sua trasmissione Porta a Porta: in quell’occasione l’ex premier stava presentando il suo nuovo progetto politico Italia Viva, un partito centrista di fuoriusciti dal PD capace di attrarre politici da tutto lo scacchiere, emulando il successo di Emmanuel Macron in Francia. Le parole che però ha usato Renzi quella sera fanno capire l’enorme differenza tra En Marche e il suo emulo italiano: se da una parte il movimento dell’ex ministro francese era costruito su un elemento di rottura dello stantio sistema politico d’oltralpe, dall’altra il rassemblement Renziano sa di già visto, riproponendo sempre le stesse facce e fondandosi sulla costruzione di un governo di coalizione innaturale e senza scopo alcuno, giustificando il tutto come “mossa del cavallo”, una strategia machiavellica. Nel periodo post-COVID, i cittadini vorranno una politica trasparente come loro stessi lo sono stati durante il lockdown. E questi non sono i migliori presupposti per cominciare.

Persone oltre i partiti

Quante volte ci sarà capitato di vedere in televisione o leggere un’intervista di un attivista, un economista, uno scienziato o di un qualsiasi altro esperto, e abbiamo pensato: questo è uno forte, perchè non entra in politica? La risposta è, paradossalmente contenuta nella domanda: la politica. Si, perchè ad oggi lo scenario italiano si fonda sui partiti e molto poco sulle persone. Faccio un esempio: alle elezioni suppletive dello scorso 21 settembre, nel Nord Sardegna si è presentato, da indipendente sostenuto da alcune liste centriste, un giurista di fama nazionale e dal curriculum invidiabile, Agostinangelo Marras. Ciò nonostante, è risultato vincitore Carlo Doria, il candidato semisconosciuto del centrodestra, forte del grande consenso che la coalizione ha nel paese. È proprio questo il limite della partitocrazia: far sì che spesso e volentieri entrino in parlamento i soliti noti delle segreterie di partito a scapito di quegli esperti che, soprattutto in questa emergenza sanitaria, si sono contraddistinti per il loro coraggio e la loro esperienza.

Il governo tecnico è morto, viva il governo tecnico!

So di addentrarmi in un terreno discusso, ma credo che questo paese abbia bisogno di un governo di tecnici (una parola che alla maggior parte degli italiani fa venire in mente la stagione dei tagli di Monti), quindi di persone esterne alla politica, che governino con politici capaci, che hanno gestito e sanno gestire. Una sinergia che permetterebbe di evitare situazioni spiacevoli come quella che stiamo vivendo ora: nonostante i 209 miliardi del Recovery Fund, i 24 miliardi di SURE (la “Cassa Integrazione” europea) e, forse, i 36 miliardi del MES sanitario, il governo italiano non sa come spendere questi soldi nonostante la commissione abbia stilato precise linee guida; il 37% va speso per la transizione ecologica e il 20% per la transizione digitale. Forse, con un governo più tecnico e meno politico, avremmo già una lista di progetti concreti da finanziare, come gli altri grandi paesi europei (in particolare, in questo articolo parlo del caso francese).

Scienza, sostenibilità e trasparenza al centro dei programmi

Sempre parlando di progetti concreti e coerenza, cosa c’è di più finto che i programmi elettorali? Spesso pieni di promesse irrealizzabili e soluzioni banali, sono diventati il simbolo del declino della politica. Su questo frangente si possono avanzare principalmente tre proposte: la prima è che i programmi debbano affidarsi completamente a ciò che dice la scienza e la storia; non possiamo avere in Italia candidati che sostengono la letalità dei vaccini o negano il cambiamento climatico, oppure che non credono in tragedie come l’olocausto. La seconda è che i programmi debbano essere basati sulla sostenibilità, soprattutto quella sociale e finanziaria: con che faccia si presentano quei partiti che vogliono approvare leggi per cancellare parti importanti di welfare o che vogliono fare solo debito mandando in bancarotta il paese? Terza e ultima proposta: una volta arrivati al governo bisogna rendere noto a tutta la popolazione come si intende finanziare una misura o l’altra, di modo che i cittadini sappiano a cosa vanno incontro ogni volta che un governo annuncia nuovi fondi, magari tagliando da servizi essenziali come sanità o scuola.

In conclusione, per far sì che questo interessamento alla cosa pubblica rimanga costante, la politica si deve avvicinare ai cittadini, ma attenzione: non un avvicinamento come lo intendono partiti come il Movimento 5 Stelle, quelli dell’uno vale uno o del parlamento da aprire come una scatoletta di tonno; al contrario la classe dirigente deve capire che si è allontanata troppo dai cittadini e che coinvolgendo di più la società civile e mantenendo un comportamento coerente e trasparente, la popolazione riscoprirà quella bellissima cosa che è la politica, che per troppo tempo è stata sinonimo di inciuci e non di arte di governo.

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