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FALLACIA AD HOMINEM: UN ERRORE DI TUTTI

Espongo uno degli errori logici che molto frequentemente tutti, proprio tutti, commettiamo: la fallacia ad hominem. Spero che in questo modo potremo evitarla e migliorare il nostro modo di comunicare.

Oggi voglio essere un po’ pedante, ma spero di non risultare palloso. Prendere in considerazione gli errori logici che commettiamo in una discussione è a mio avviso un punto fondamentale per migliorare la qualità della nostre conversazioni, anche le più sciocche e banali.

Per questo oggi mi piacerebbe esporre una delle fallacie più frequenti nel discorso quotidiano, pubblico e privato; sto parlando della fallacia ad hominem (dal lat. “contro la persona”). Intanto capiamoci:

Le fallacie, nel senso più ampio del termine, sono semplicemente errori che danneggiano la cogenza delle argomentazioni in cui insorgono. Spesso le argomentazioni fallaci risultano ingannevoli, poiché a un esame superficiale presentano tutte le caratteristiche di una buona argomentazione.

Logica. 2007. A. Varzi, J. Nolt, D. Rohatyn. McGraw-Hill, II ed. p. 217.

Fallacie di pertinenza

Le fallacie possono essere divise in vari gruppi, a seconda del genere di errore che viene commesso. Tra questi, troviamo le fallacie di pertinenza nelle quali una o più delle premesse (gli argomenti proposti a favore della propria tesi o a sfavore di quella avversaria) non hanno alcun nesso logico con la tesi, sebbene sembri apparentemente così.

La fallacia ad hominem è esattamente di questo tipo: con l’obbiettivo di screditare una certa tesi, si attacca colui che l’ha proposta. Questi attacchi costruiscono invece un fittizio nesso tra la tesi e la persona che la sostiene. Una volta infiltrata questa falsa connessione, si attacca l’oppositore per demolire la tesi. Per quanto fallace, è una strategia molto efficace dal punto di vista retorico. Io prenderò in considerazione soltanto le versioni più comuni di questa fallacia.

Ad hominem diretto, abuso o ad personam

Twitt di Matteo Salvini.

Si ha quando in un’argomentazione si attacca il sostenitore della tesi avversaria andando a criticare alcune sue caratteristiche (età, sesso, provenienza, personalità, status sociale o economico, orientamento politico o religioso o sessuale ecc.).

Nel caso a lato la commozione della Ministra Bellanova viene strumentalizzata in un doppio senso: in primo luogo si sottintende la “falsità” delle lacrime, volte soltanto a scatenare compassione, così da conquistarsi la benevolenza del popolo e non essere criticata aspramente. Perciò la Ministr viene accusata di falsità e subdola manipolazione degli animi.

In secondo luogo, viene accostata al “nemico” (nell’ottica del senatore Salvini), vale a dire tanto i migranti giunti in Italia, quanto l’ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero, legata, nell’immaginario popolare, a crisi, ristrettezze economiche e politiche statali di austerità.

A prescindere dalla vicinanza o meno dell’attuale Ministra a queste due categorie, l’argomento è fraudolento. Per quanto possa sembrare bizzarro, la manovra socio-economica nata in parte su pressione della Ministra ha un contenuto del tutto scisso dalla sua persona. Dunque attaccarla non incide in alcun modo sulla bontà o meno della manovra in sé.

Accusa di interesse

Possiamo definirla come:

un’argomentazione fallace che mira a respingere una certa tesi sostenendo che il proponente è motivato dal desiderio di ottenere qualcosa (o di evitare di perdere qualcosa). Ciò che s’intende suggerire è che se non fosse per questo particolare interesse, il proponente avrebbe sostenuto una tesi diversa, e quindi che la sua argomentazione non merita alcun credito.

Logica. 2007. A. Varzi, J. Nolt, D. Rohatyn. McGraw-Hill, II ed. p. 217.

Probabilmente questo è il punto più critico, dal momento che nella politica è pressoché quotidiano prendere in considerazione questioni di interesse. Tuttavia la logica ragiona in linea di principio, mostrando come non sia necessariamente vera una qualsiasi speculazione su possibili interessi legati a una determinata decisione. Ciò significa: rimane sempre la possibilità che chiunque abbia portato avanti quella determinata decisione, l’abbia fatto a fin di bene, e non (soltanto) per interesse personale.

Tu quoque

Con questa variante della fallacia ad hominem si accusa l’avversario di incoerenza, sostenendo che la tesi sostenuta sia in contrasto con la sua condotta di vita. Come le altre, la ricorrenza di questa fallacia è incredibilmente alta! Per quanto possa sembrare bizzarro e fastidioso, è del tutto plausibile che una persona sia convinta della verità di una determinata tesi, e combatta per questa; ma al contempo non sia capace di abbracciarla nella propria condotta di vita.

Io in primis sono certo che una scrivania in ordine sia di grande aiuto per mantenere la concentrazione e fare un buon lavoro ordinato. Ciò nonostante, la mia versa sempre in un disastro. Ma non per questo dico che non è bene che le scrivania siano in ordine. Di nuovo, se si vuole attaccare una tesi, nell’accusa si deve puntare a quella e a quella soltanto.

Avvelenare il pozzo

Infine questa fallacia ad hominem riprende la forma dell’argomento ad personam, con la differenza di essere di natura preventiva. Vale a dire: prima di passare parola all’avversario, lo si discredita nei confronti della platea stante, affinché l’esposizione della tesi opposta che avverrà, verrà recepita con una certa ostilità già in principio.

Con questo chiudo. Trovo che capire cosa sia sensato dire e cosa no siano dei punti di partenza: in primis per capire se ci stanno fregando; in secundis per migliorare anche il nostro modo di relazionarci agli altri, diventando sempre più propositivi e interessati alle tesi altrui. In questo modo magari, finalmente inizieremo a non insultare, e a snobbare invece gli insulti altrui, in quanto sono solo e soltanto delle fallacie.

Giovanni Duca

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