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I PURITANI DELLA DIDATTICA IN PRESENZA FANNO A CAZZOTTI CON LA REALTÀ

Momenti concitati quelli di questi ultimi giorni, la curva dei contagi risale, è innegabile, e lo fa con una velocità non certo indifferente, salgono anche i numeri dei ricoveri, delle terapie intensive e dei morti. Si pensa alla riapertura degli “ospedali Covid”, chiusi a maggio (vedi caso ospedale fiera Milano) ed altri ospedali, come lo Spallanzani a Roma, che scelgono di accettare solo pazienti affetti da Coronavirus. Il tutto condito da ministri con idee poco chiare sulla costituzione, il buon Roberto Speranza ne è la prova, e da nuovi DPCM, con fuoriuscite alla stampa per tastare il consenso pubblico in classico stile primavera 2020, contenenti restrizioni assurde quanto mal pensate, un esempio lampante è la chiusura di tutti i locali a mezzanotte salvo poi dimenticarsi di indicare agli esercenti l’orario di riapertura.

In tutto questo marasma intanto troviamo la scuola, accantonata per diversi mesi da chi invece doveva farne una priorità (governo, ma me ne guardo bene dal dirlo ad alta voce altrimenti l’appellativo di “libbbberale da divano” me lo becco di diritto) resta ora motivo di scontro tra ideologici e realisti. Ebbene sì, nonostante la scuola sia ripartita, con non poche polemiche, tra banchi a rotelle e cattedre scoperte, ora ci si pone un interrogativo importante, ossia se abbia o meno senso permettere agli studenti autosufficienti ed autonomi di perseguire i propri studi tramite didattica a distanza come già accade in molte università d’Italia. Secondo “l’ottima” ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, no, e questo dovrebbe già essere il campanello d’allarme che fa pensare che questa non sia una soluzione poi tanto malvagia. Naturalmente la chiusura scolastica a cui si pensa non è e non deve essere una chiusura generalizzata e priva di senno come quella di un governatore tanto egocentrico quanto teatrale, il quale ha richiuso indiscriminatamente qualsiasi tipo di scuola di qualsiasi ordine e grado causando disagi alle famiglie degli studenti più piccoli. Quella a cui si pensa sarebbe una chiusura, che non andrebbe nemmeno definita tale, di quelle scuole dove gli studenti hanno una capacità d’autogestione così elevata da permettere loro di non gravare sul lavoro dei genitori e sulla stabilità della famiglia.

Le ragioni sono molteplici, una su tutte ad esempio, evidenziata anche dai governatori di regione nell’ultima plenaria antecedente all’ennesimo Dpcm datato 13/10/2020, è quella riguardante i trasporti pubblici. Le corse non sono aumentate, di conseguenza il rispetto della capienza massima dell’80% è inapplicabile e rimane non più che una mera utopia. Quindi per mettere fine al problema, non resta che chiedersi chi sia ad utilizzare i trasporti pubblici così assiduamente e consistentemente da riempirli ogni mattina per cercare di diminuirne il flusso. Naturalmente quasi la totalità dei mezzi pubblici la mattina è occupata da studenti delle scuole superiori, che dovendo andare nei propri istituti privi di mezzi di trasporto si spostano grazie ai servizi pubblici. Questi sono gli stessi studenti a cui si accennava prima, studenti capaci di autogestione e controllo che potrebbero benissimo approfondire i propri studi in maniera telematica. Questa idea è stata però più volte rigettata dalla ministra Azzolina ed etichettata come inutile e pericolosa. Ormai da questa ministra, vittima costante dell’odio indiscriminato contro le giovani donne in carriera (magari la si attacca solo perché incompetente e non perché giovane e donna ma forse non se ne rende conto), ne abbiamo sentite di cotte e di crude: dai giovani che non vanno visti solo come imbuti da riempire, fino alla lotta Twitter contro Salvini su come vada correttamente scritta la parola “plexiglas/plexiglass” per arrivare poi al tanto atteso responso, ossia che entrambe le scritture sono ritenute corrette (sipario).

Non ci si meraviglia quindi, che anche questa volta, la ministra dell’istruzione non riesca nemmeno per un singolo istante a mettere da parte l’ideologia e a guardare in faccia alla realtà. I contagi nelle scuole sono stati fino ad oggi, quindi ad un solo mese dall’apertura, 5.793 ed anche se questi sono solo lo 0,080% degli studenti il continuo crescere del trend degli infetti in Italia non ci fa certo pensare che nelle scuole si andrà seguendo il processo inverso. Se si va poi a pensare ai dati riportati da “Le Parisien” secondo il quale il 75% dei cluster a Parigi avverrebbero in scuole ed università non si può certo dormire sonni tranquilli.

Nonostante tutto continua l’inspiegabile diniego a prescindere della ministra, magari sarà solo ingenuità, come si spera, ma viene invece da pensare che il vero motivo non sia l’incapacità di gestione in sé ma l’incapacità di ammettere i propri fallimenti. Difatti sono state spese somme ingenti per l’acquisto di svariati banchi (autoscontri) a rotelle, senza spendere neanche un euro per garantire a tutti gli studenti un computer ed una connessione internet adeguata, senza tener conto quindi della possibilità di un nuovo inizio degli studi a distanza. Tutto è stato fatto e pensato come se la situazione della curva dovesse rimanere constante e non subire più nessun aumento e la situazione del parco terapie intensive, che non è quasi per nulla stato aumentato e migliorato, ne è prova evidente.

In tutto ciò gli studenti, tanto entusiasti e felici di essere tornati a scuola quanto incerti sul proprio futuro. Questo posso affermarlo con una discreta certezza, dato che anche io sono uno studente e tornare nel mio liceo lo scorso settembre è stata una delle cose più felici che mi siano capitate negli ultimi sei mesi. Però ora si deve guardare negli occhi la realtà, salire su un autobus la mattina è come giocare alla roulette russa con il virus, bisogna pensare a soluzioni alternative, ingressi scaglionati, alternanza settimane in classe e settimane a casa con la DAD. Certamente non si può andare avanti in questa maniera, bisogna guardare il tutto con oggettività e scegliere di assecondare la realtà e non tentare inutilmente di prenderla a cazzotti, anche perché te li restituisce indietro sempre più forti di come glieli hai dati.

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