Nicolas Solerieu/Unsplash
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IL BACIO NELLA CASA DEI SOGNI

Nel respiro morto/muto
della ragazza di luce
barcollo tra le antiche mura di camera,
attorno un letto incompreso.
Sogni chiusi in una stanza
senza colori di verità in verità,
barcollo.

Ricordi diventano falene
e rabbia, nella riposata ombra
del mio subconscio.
Ho amato il dipinto di come eri
solo specchi frammentati ora
(mi ami?)

Barcollo tra le mura di camera
attorno un letto incompreso,
ho odiato il tuo sangue
che scende tra le tue gambe
così dolcemente
perché mai è stato mio.

Occhi rossi e grinfie scheggiate
un pallido corpo intravisto
nel mio armadio;
sguardi che salvano le mie notti.
Il mostro dei sogni mi ha
sorriso e carezzato,
quella notte mentre dormivo.

Suona la parata delle bestie notturne
la fuori,
i battiti dei cuori innamorati fuori dalle città
le luci fievoli agli orizzonti dei mari
e civiltà emerse
dalle memorie di vecchi lunatici.

Quando arrivò la tempesta
tu arrivasti con la pioggia
ti nascondesti nei giardini blu:
i tuoi occhi tra gli iris,
anemoni,
echium.

La rugiada accarezzava la tua bocca rosea
Odore di fresca erba bagnata.
La tempesta è finita,
tu sei scomparsa e
non tornerai.
La pioggia non cadrà mai più,
rimane solo una nebbia blu.

Ora non ho più nessuno
da abbracciare,
annusare,
sfiorare…

Barcollo tra le antiche mura di camera,
attorno un letto incompreso,
sono solo ancora,
non sarà mai più caldo
non sarà mai più freddo
(mi ami?)

Lo Banshee mi ricorda
i decenni sulla mia pelle e
quelli
sulle antiche mura che
come polvere cristallizzata
sono cresciute attorno a me.

I pesi alle mie palpebre,
il tuo sangue sul mio letto,
artigli scheggiati nel mio armadio,
stelle morte alla mia nascita
mi aiutano a sognare
ancora in questa casa.

Amo ancora
la polvere del tuo amore
nascosta nei cassetti;
memorie di sogni economici
dimenticati
sui cigli delle strade.

Tra albero e albero ho vagato e,
mai prima d’ora/millenni fa
ho sentito tale respiro affannato.
Il tuo immortale amore è morto”.
Dice lo spettro mentre stringe al suo seno
lembi rossi.

Le risposte si impallidiscono
per i miei occhi cechi,
demoni deridono
per qualcosa che hanno visto.

Queste pareti,
chi è stato a macchiarle di sangue?
Le luci, ora
si spengono
c’è delle nebbia fredda.
Finalmente tutto questo ora finisce:

Il mio sangue
dalle pareti scivolerà col fiume notturno
fino ai secchi canneti,
angeli scolpiranno il mio nome
su una pietra nascosta
(mi ami?)

Mi ami ?
Sì, ti amo
sei meravigliosa mia Regina.
Sogni in questa stanza
tra verità e verità.
Resta, resta un poco.

Ricordi diventano mostruose bugie,
falene,
spettri,
mostri,
nel tuo respiro morto/muto.
Nel buio e nel vento
mi abbraccio tra le mie braccia.

A proposito…

Scrissi questa lunga poesia anni fa. Credo avessi 19-20 anni.
All’epoca ero un giovane tossico che soffriva per le incomprensioni che mi circondavano o semplicemente per un cuore spezzato dato una lunga relazione infranta. A distanza di anni, leggo una bella poesia, delle belle immagini, sebbene fredde, cupe e malinconiche, ma anche un bel sound che emanano le parole tra i loro versi.

Ma ho molta pena per quel vecchio ragazzo, quel suo stato di incomprensione e disordine per una vita che lo aveva deluso. Ma non vanno mai rinnegate le proprie cicatrici, inflitte da altri stronzi o dai noi stessi, i primi stronzi.

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