Foto di Vera Arsic da Pexels
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Il Cortile dei buoni

Non ho mai provato la sensazione ma posso immaginare quanto sia piacevole, per alcuni, ritrovarsi in un ipotetico cortile – virtuale o reale che sia – insieme a persone con cui condividono le stesse idee, con un cartello in testa che recita “noi siamo i buoni” e che cercano di ostentare pervicacemente, brandendolo come uno scudo e ribadendo quell’angelica bontà ad ogni tema che gli si presenta dinanzi.

A prima vista sembrerebbe l’inizio di un curioso romanzo distopico ma, purtroppo, è semplicemente la descrizione di ciò che avviene continuamente ai giorni nostri e che provoca un imbarbarimento del livello culturale dei dibattiti di dimensioni spaventose. Spiazzati? Proviamo a citare tre esempi, attuali e macroscopici: ddl Zan, inginocchiamenti dei calciatori e utilizzo dello schwa.

Gli schieramenti in campo sono due: alla nostra sinistra troviamo i cosiddetti buoni. Ma li vedete? Non farebbero del male ad una mosca, profumati e pettinati, si dilettano facendo attraversare le vecchiette per strada. Opinione sui temi in questione: favorevole, vi pare? Con sguardo sprezzante i suddetti si guardano davanti e decidono, come farebbe il gruppetto dei popolari di una scuola elementare, che coloro che non fanno parte della loro cerchia sono degli sfigati, barbari e retrivi: gente che le mosche le schiaccia sadicamente e che alle strisce pedonali mica si ferma. Capite che livello di surrealismo ha raggiunto il dibattito? Un livello per cui se non sei favorevole al ddl Zan sei un omofobo che “brucerebbe il figlio gay nel forno”, se alzi il sopracciglio di fronte agli attacchi contro i calciatori che non si sono inginocchiati sei uno sporco razzista, se lo schwa ti sembra ridicolo sei un misogino figlio del patriarcato.

Queste persone usano metodi fascisti professandosi strenui difensori delle libertà, si scagliano contro i dogmi del passato da estirpare imponendone di nuovi. Bianco o nero, oppresso o oppressore, le sfumature non esistono e, invece, dovremmo sguazzarci dentro. La polemica di questi giorni sulle “inaccettabili ingerenze vaticane” fa scompisciare dalle risate. Come un riflesso pavloviano basta nominare un tema caldo che i cani affamati ringhiano con delle argomentazioni da assemblea liceale, quando ci si sente dei profondi intellettuali sfoggiando il fatto che voi non crediate mica a quelle favolette, voi siete atei! E allora “Argh! Religione cattiva, gay buoni” e non si discute: i ruoli sono stati assegnati.

Dovremmo scompaginare le carte sul tavolo, complicare le questioni, smontare le ipocrisie, uscire dagli schemi e vedere come questi individui si sentano persi quando gli vengono rimossele superficiali certezze che avevano. Per alcuni è inconcepibile scavare ed andare in profondità, è tutto più semplice: se non sei come loro sei un fascista. Tra il vivere in una società progressista che pianta bandierine ideologiche imponendo le proprie verità dall’alto e vivere in una società conservatrice dove il dibattito è ricco e fruttuoso, non avrei dubbi nello scegliere la seconda. Che poi, personalmente, sarei anche favorevole a certe questioni se venissero affrontate in modo diverso.

Quello che contesto è il metodo utilizzato che mi porta a simpatizzare per il gruppo dei deboli, che non sono quelli che voi immaginate. A questo proposito, si scade nell’ipocrisia più assoluta quando viene osannato il cantante di turno per essere andato – a detta loro – contro tutto e tutti, a sue spese, per proteggere una minoranza discriminata. In realtà le cose stanno esattamente al contrario e quella era la cosa più furba e popolare nel dibattito pubblico che potesse fare per accaparrarsi i like dei ragazzini.

Per la proprietà transitiva, poi, lorsignori dovrebbero credere anche che se un cantante salisse sul palco con dichiarazioni apertamente omofobe e sessiste il pubblico si spellerebbe le mani per applaudirlo e lui ne trarrebbe solamente dei benefici per la propria carriera. E invece no, accipicchia, il nostro eroe impavido… Volgiamo, infine, lo sguardo alla politica. Questa, si adatta alle volontà dei cittadini e, al posto di offrire dibattiti ricchi di spunti ed argomentazioni per orientare e convincere, si accontenta di proporre deprimenti slogan per la gara dei like sui social network, non comprendendo – o forse sì? Domanda retorica – che gli slogan tendenzialmente convincono gli stolti.

Paradossalmente, i politici assumono lo stesso comportamento della popstar sul palco, tant’è che ogni tanto si parla sui giornali di discesa in campo di influencer vari, perché di fatto sono interscambiabili: che triste epilogo per chi crede ancora fermamente in quella splendida arte antica. Naturalmente si arretra da una parte e dall’altra, e l’atteggiamento è lo stesso per entrambe le sponde, destra o sinistra che sia. Il punto, però, è che una delle due è consapevole di voler coinvolgere gli arrabbiati, mentre l’altra si sente moralmente superiore.

Un ultimo problema da notare è una grave mancanza nel panorama politico italiano: una terza strada che superi il populismo di sinistra e il sovranismo di destra. Se ne parla spesso per questioni prettamente economiche, con partiti che, dall’estrema sinistra all’estrema destra, hanno lo stesso programma di stampo marcatamente statalista. Credo che sia importante anche per i temi culturali. Potrebbe essere il tanto agognato polo di centro liberale, potrebbe essere un centrodestra moderato. Molti dei potenziali elettori di questo partito inesistente non sanno da che parte stare e spesso rimangono in silenzio: così la democrazia è malata.

Ritornando ai nostri esempi, c’è assoluto bisogno di una forza politica che si dichiari contraria al ddl Zan esponendo le proprie tesi in modo pacato e discutendo apertamente con l’avversario, che dica che imporre a qualcuno di inginocchiarsi è scorretto e non risolve nulla e che lo schwa è una cretinata abnorme, perché quelle persone ci sono, ma per evitare di essere etichettate come estremisti, omofobi e retrogradi preferiscono non esporsi. Questo è necessario ed utile anche per chi è favorevole a determinati temi, ma non trova – o non vuole trovare? – un avversario credibile con cui dibatterne.

Finché continueremo a fare politica affibbiando etichette spregiative ai nostri avversari e sventolando bandiere ideologiche rimarremo sommersi dalla mediocrità.  

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