Chris Yunker/Flickr
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IL MERAVIGLIOSO MONDO DEL PALIO DI SIENA

Parte 1 – Benvenuti a bordo

Era dal 1944 che non accadeva. Un anno intero senza il Palio di Siena. Settantasei anni sono passati. C’è voluto un nemico invisibile per fermare questa festa. E credetemi, per chi la vive da dentro, tipo il sottoscritto, la cosa pesa. A Siena si dice sempre che il Palio è tutto l’anno, ma quelle due corse fanno la differenza.  Ecco perchè, ho pensato, questa è l’occasione perfetta per parlarne, per far conoscere questa tradizione culturale meravigliosa a chi non bazzica l’ambiente. Sarà lunga, perchè l’argomento è ampio. Magari ci vorrà più di un articolo. Ma ne varrà la pena. Sarà detto tutto quel che deve essere detto.

Siena

Partiamo dall’arena, dal campo di battaglia. E partiamo da una doverosa premessa. Siena non è una città, non è uno stato autonomo, non è una nazione. Non è nulla che possa essere paragonato ad altri contesti mondiali. Siena è un caso a parte. Una bolla che resiste al tempo e ai terremoti, esterni e interni. E questa è sia la sua più grande forza che la sua più pericolosa debolezza.

Patrimonio dell’UNESCO dal 1995 per la sua ricchezza artistica e architettonica, meta di turismo e di studi per la sua Accademia Musicale Chigiana e per la sua ben oliata Università, terra di sport e di cucina seconda a poche altre. Eppure, tutto questo detto, Siena ha un unico grande difetto. O meglio, un difetto per l’evento attorno a cui ruota la sua vita. La sua posizione.

A vederla da fuori sembra un grosso borgo appollaiato su uno dei tanti colli della Toscana del sud. E infatti, come direbbe Caronte, “non isperate mai veder lo cielo”. In città non esiste un punto in piano, e in alcune strade la pendenza è francamente terrificante. Persino in Piazza del Campo, il cuore della città, la essa non da tregua. Tuttavia, come abbiamo detto in precedenza, Siena è un caso a parte. Quello che in altre situazioni potrebbe rappresentare un serio problema, qui diventa un’opportunità, un quid di pepe in più su un mondo già di per sè parecchio saporito. E quindi la pista dove si svolge la corsa, come se non fosse già abbastanza impervia, diviene il decimo avversario in campo (di seguito spiegheremo meglio tutte le dinamiche). Trecentotrentanove metri di inferno (ovvero un chilometro in totale, visto che tre giri bisogna compiere), di saliscendi e curve di una pericolosità totale, su un terreno misto di tufo, argilla e sabbia che di certo non offre un’aderenza perfetta allo zoccolo del cavallo lanciato a tutta.

Il Palio

Su cosa sia il “Palio” si articola una discussione ampissima e dettagliata, anche e soprattutto perchè tale parola ha più di un significato.

Innanzi tutto “Palio” è l’evento cardine attorno a cui tutta Siena basa la sua esistenza, una corsa tra dieci cavalli nell’anello di tufo di Piazza del Campo. La “carriera“, questo il nome accurato della competizione in sè e per sè, prevede un minuto e poco più di follia totale, dove le regole sono molto poche e spesso mal interpretate, a seguito di un’attesa spasmodica durata quasi un anno e di alcuni riti preparatori ben codificati e radicati. Si tiene due volte ogni anno, una la sera del 2 Luglio, in onore della Madonna di Provenzano, e la seconda il 16 agosto, festa della Madonna Assunta. Del ruolo della religione nel Palio torneremo presto a parlare.

Si hanno notizie a Siena di giochi e giostre simili alla tradizione del Palio fin dall’ XI secolo. Il primo vero e proprio documento di “Giustizia Paliesca” relativo a un Palio cosiddetto “alla tonda” è datato 1238.

Ma “Palio” è anche il trofeo del vincitore, agognato da tutte le contrade. Esso è formato da un drappo (da qui il nome di “Drappellone“) di seta di forma rettangolare allungata, molto grande e decorato ad arte, posto su una pertica con i colori della città, il bianco e il nero, e ornato da un piatto d’argento posto alla sua sommità.

Rappresenta, al giorno d’oggi, una dei pochi pezzi ancora realizzati su commissione. Difatti il Comune di Siena è solito, appunto, commissionare ad un noto artista italiano il Palio di luglio, ad uno straniero quello d’agosto. Il fautore deve seguire delle regole molto rigide nella definizione dell’opera, sia riguardo ai soggetti che alle dimensioni, senza citare il fatto che debba essere realizzata in meno di un mese. Di solito, forse proprio per queste limitazioni, i risultati finali sono quasi sempre semplicemente meravigliosi. Recentemente i due nomi più illustri a realizzare il “cencio” sono stati Emilio Giannelli e Milo Manara.

“Palio” è infine l’insieme di rievocazioni storiche che precedono e seguono la carriera, delle feste di contrada, delle attività di beneficienza, dei gruppi di lavoro. Insomma, di tutto ciò che avviene a Siena. Del resto l’abbiamo già detto, il Palio è tutto l’anno.

Le Contrade e le Rivalità

Il centro storico è diviso in diciassette contrade. Di fatto esse sono enti senza fini di lucro, e dal punto di vista storico rappresentano quel che resta delle corporazioni medievali.  Ognuna di queste possiede propri regolamenti, colori, territori, luoghi fisici e organismi, giuridici, eletti democraticamente, e religiosi (gli stessi per tutte a livello di struttura).

Ci sono tre modi per essere “contradaioli” di un dato popolo. Il primo è nascere nel territorio di contrada. Direte voi: “Ma c’è un ospedale in ogni rione?”. La risposta è no, ovviamente. Per questo era tradizione, un tempo, a Siena, prendere un pugno di terra dall’interno dei confini di contrada e metterlo sotto al letto della partoriente. Il secondo è il diritto di discendenza, ovvero essere figli di contradaioli, nulla di difficile. Il terzo, se non sussistono i primi due, è abitare nel territorio di contrada. In alcuni casi certi popoli estendono l’invito a far parte della vita paliesca anche a coloro che semplicemente simpatizzano per i propri colori.

Dal 1949 esiste una vera e propria cerimonia per l’iniziazione di tutti i nuovi contradaioli, il “Battesimo“. Rigorosamente laico, questo si svolge nella fontana di contrada (ebbene sì, ogni popolo ha la sua fontana, chiesa, oratorio, museo e scuderia) durante i festeggiamenti annuali, ed è nato come alternativa alla terra sotto al letto in ospedale quando la struttura fu spostata al di fuori delle mura. In questa occasione viene consegnato al battezzato un fazzoletto con i propri colori, che dovrà essere gelosamente custodito per tutta la vita.

Un concetto chiave per quanto riguarda i rapporti tra contrade è la rivalità. Essa prevede non soltanto che si faccia di tutto per vincere al posto della contrada rivale (o avversaria), ma anche, e qui sta il bello, che spesso l’obbiettivo primario non sia vincere in prima persona, ma far sì che la rivale non vinca. Ciò ovviamente dipende da molte variabili, come soprattutto la qualità di cavallo e fantino delle due contrade. Questo fatto non fa altro che aggiungere benzina sul fuoco in una giostra in cui la fame di vittoria già è stellare.

Il quadro delle rivalità odierne non è uguale a quello di molto tempo fa, non è sempre stato così. Le frizioni derivano da questioni territoriali, scaramucce dentro e fuori la corsa paliesca, affari istituzionali e via dicendo. Alcune rivalità sono storiche, altre recenti. In ogni caso tutte sono molto sentite, e non si limitano a manifestarsi solo in tempo di guerra. Le coppie di contrade rivali sono:

  • Nicchio e Valdimontone
  • Lupa e Istrice
  • Chiocciola e Tartuca
  • Pantera e Aquila
  • Civetta e Leocorno

Infine è presente anche un terzetto di contrade, Oca, Onda e Torre, le cui dinamiche di rivalità sono però molto complesse.

Esistono anche le alleanze, che prevedono scambi di doni ed eventi condivisi tra due popoli, così come favori all’interno della corsa.

Le figure della Contrada

Il Tempo della città di Siena si divide in due momenti fondamentali: il cosiddetto “Tempo di Pace“, ovvero tutto l’anno solare, e il “Tempo di Guerra“, ossia i periodi di tempo 29 giugno – 2 luglio e 13 – 16 agosto. Le figure più importanti della contrada sono:

  • PRIORE: Il legittimo rappresentante civile della contrada riconosciuto a livello Comunale. Gestisce la vita di comunità durante tutto l’anno e mantiene i rapporti con le altre contrade. Viene affiancato da molti gruppi per l’organizzazione di tutte le attività dei propri contradaioli;
  • CAPITANO: il responsabile della contrada negli affari di Palio, ovvero in tempo di guerra. Nomina personalmente i propri collaboratori, chiamati Mangini;

Parte fondamentale nelle fasi del Palio hanno anche:

  • CORRETTORE: il sacerdote di contrada. Oltre al normale servizio liturgico di tutto l’anno, prima di ogni palio celebra una messa in cui benedice cavallo e fantino (a Siena succedono cose strane, pazienza cari, pazienza…)
  • BARBARESCO: il responsabile del cavallo in tempo di palio. Dal momento in cui una contrada riceve in sorte l’animale, il barbaresco trascorre la sua vita accanto a lui. Dorme persino nella stalla. Durante la corsa poi è l’unica figura che può assistere il fantino in caso di bisogno.

La religione nel Palio

Il Palio di Siena è anche e soprattutto una festa religiosa. Come abbiamo detto in precedenza, entrambe le carriere sono dedicate alla figura della Madonna, la cui venerazione a Siena raggiunge livelli quasi trascendentali. Ad esempio di ciò c’è un fatto che puntualmente si ripete subito dopo ogni corsa. Il popolo della contrada vittoriosa porta in trionfo cavallo, fantino e Drappellone nella Basilica di competenza, Santa Maria di Provenzano a luglio, il Duomo ad agosto, e intona un Te Deum di ringraziamento che fa venire la pelle d’oca alta mezzo metro.

C’è da aggiungere inoltre sia che la figura della Vergine debba essere obbligatoriamente presente graficamente sul “cencio”, sia che prima della corsa siano presenti decine di riti propiziatori nei Suoi confronti, per aggraziarsi un suo sguardo (così si dice a Siena) e vincere la contesa. E’ una città con un’anima spirituale fortissima. Un altro dettaglio affascinante che contribuisce a renderla unica e inimitabile. 

Continua…


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