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INTERVISTA A CAPPATO SULL’INIZIATIVA #DATIBENECOMUNE

Meccanismi decisionali opachi e dati mancanti, la petizione #DatiBeneComune chiede trasparenza al governo. Noi di Alter Think abbiamo aderito convintamente all’iniziativa e abbiamo chiesto a Marco Cappato di rispondere ad alcune domande inerenti al tema della gestione dell’epidemia.

L’Italia si colora di giallo, arancione e rosso, un sistema che tiene conto della diversità delle situazioni epidemiologiche tra le diverse regioni. Questo è un passo avanti rispetto al lockdown generalizzato che aveva suscitato molte critiche da parte delle regioni del Sud, colpite in misura minore dall’epidemia. L’approccio è cambiato, ma il caos continua a regnare sovrano. Sono all’ordine del giorno le proteste dei vari Presidenti regionali: c’è chi non vuole imporre ulteriori restrizioni, chi lamenta una scarsa collaborazione da parte del governo centrale e chi rimane spiazzato dal repentino scattare del semaforo.

Impossibile sapere chi ha ragione, perché i dati che le regioni trasmettono all’Istituto Superiore di Sanità non sono pubblici. Inoltre, non è chiaro il meccanismo decisionale che determina l’inserimento nelle diverse zone di rischio, come spiegava la giurista Vitalba Azzollini su Domani. A queste criticità si aggiunge il fallimento del sistema di monitoraggio dell’epidemia: i dati non sono raccolti in maniera omogenea in tutta Italia. Insomma, come diceva Enrico Bucci sul Foglio, siamo ciechi. Nell’incertezza continua la compressione di libertà e di diritti (come, per esempio, quello all’istruzione) senza che si possa verificare la proporzionalità delle misure adottate.

La petizione #Datibenecomune

La petizione #Datibenecomune nasce dalla consapevolezza del valore della trasparenza. Rendere pubblici i dati permette ai cittadini di conoscere le motivazioni alla base dei sacrifici loro richiesti. Vuol dire collaborazione degli esperti, essenziale per migliorare le strategie di convivenza con il virus. Si chiedono al governo dati “pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini” e si propongono misure per migliorare il monitoraggio dell’epidemia come l’istituzione di un centro nazionale di raccolta dati Covid. Tra i 134 promotori è presente l’Associazione Luca Coscioni che da tempo chiede al governo la realizzazione di indagini statistiche che rendano chiara la diffusione dell’epidemia sul territorio.

Noi di Alter Think abbiamo aderito convintamente all’iniziativa e abbiamo chiesto a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, di rispondere ad alcune domande inerenti al tema della gestione dell’epidemia. Dall’intervista emerge che trasparenza, partecipazione democratica e fiducia nella scienza sono le parole chiave per superare questo momento difficile.

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La petizione ci riporta indietro a marzo: la gestione dell’epidemia rimane caotica ed opaca. A proposito di ciò, quali sono gli errori più gravi che, secondo lei, ha commesso il governo?

«Premetto che di fronte alla gravità di quanto accaduto è bene essere umili. A parte Taiwan, Corea del Sud e pochi altri, sono davvero rari gli esempi di democrazie che abbiano saputo reagire con prontezza. In più, in Italia da 12 anni i Governi non aggiornavano il piano prevenzione pandemie. Nella difficoltà oggettiva delle scelte da prendere, un errore di fondo è stato il non avere avuto fiducia nella democrazia e nella pubblicità del processo decisionale. In particolare, è stato marginalizzato il Parlamento, è stato per mesi abolito l’accesso agli atti e si sono sempre tenuti riservati gran parte dei dati sulla pandemia».

In situazioni di emergenza è fisiologico l’accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo, ma è compito del Parlamento esercitare una funzione propositiva e di controllo sull’operato del governo.

Quali sono gli strumenti che il Parlamento ha a disposizione per spingere il governo ad adottare le misure proposte dalla petizione?

«Ciascun Parlamentare potrebbe farsi sentire. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo offerto un’interrogazione parlamentare presentata poi da Gennaro Migliore. Attendiamo risposta. I gruppi politici potrebbero preparare mozioni parlamentari, sollevare il tema nei question time e nei dibattiti».

A proposito di accesso agli atti: il governo non concede ai suoi cittadini, che siano questi esperti o meno, la possibilità di valutare l’efficacia delle proprie scelte guardando ai dati. È questo un sintomo di scarsa fiducia del governo nei confronti dei cittadini, come già dimostrato con la secretazione dei documenti del CTS?

«E’ qualcosa di più profondo e istintivo. Hanno poca fiducia in sé stessi e quindi nella democrazia, cioè nella capacità del confronto pubblico di rafforzare, non di indebolire, le ragioni di chi lo sollecita e lo affronta. Un Governo che si apre ai cittadini si rafforza nella sua capacità di ascoltare la società, non si indebolisce».

Se la causa della mancata trasparenza è la scarsa fiducia nella democrazia, la sua conseguenza è l’offuscamento della mente, il dibattito delirante. A riguardo Cappato afferma:

«Ogni forma di complottismo, negazionismo, sottovalutazione, ma anche allarmismo ed emergenzialismo si nutre di emotività, di paura, di rabbia. In questo scenario, i fatti e le opinioni si sovrappongono, e ogni voce pretende di valere quanto un’altra. La pubblicità di dati validati e certificati consentono invece di separare i fatti, da acquisire e analizzare con metodo scientifico, e opinioni, che legittimamente devono poter differire sulle modalità di gestione della pandemia».

Quanto, in un momento di emergenza come questo, la mancanza di trasparenza incide sulla qualità della democrazia?

«La democrazia è confronto, anche duro, su alternative di governo. L’assenza di trasparenza -come anche l’assenza di comunicazioni ufficiali sulle misure di prevenzione- trasforma tutto in rissa, in polemica».

Ecco l’importanza dell’iniziativa #DatiBeneComune: eliminare la polemica sterile per sostituirla con il confronto informato, garanzia del buon funzionamento della democrazia. Non solo, la disponibilità e la qualità dei dati sono essenziali per prendere decisioni efficaci, anche grazie all’aiuto degli esperti.

Nella petizione si fa riferimento all’impossibilità per i giornalisti e gli scienziati di dare un contributo all’analisi dei dati e al controllo delle decisioni. Cosa dovrebbe fare il governo per consentire ai professionisti di svolgere il loro lavoro?

«Innanzitutto bisognerebbe pubblicare i dati che già esistono presso l’Istituto Superiore di Sanità. Poi bisognerebbe garantire che tutti i dati siano fatti confluire in un database nazionale con il massimo livello di disaggregazione (comunale, a livello di ATS, individuale) e messi a disposizione in formato aperto, in modo tale che sulla base di quei dati qualunque ricercatore possa svolgere analisi autonome sia sull’evoluzione della pandemia che sulla correlazione con i più diversi fattori (demografici, atmosferici, di inquinamento, di mobilità, di tipologie professionali). Infine, bisognerebbe raccogliere e salvare in formato digitale (e naturalmente in forma anonima) più dati su ciascuna persona che si sottopone a un test, che si rivolge al medico, che va in pronto soccorso, che entra e che esce da un ospedale o da una terapia intensiva. Molte di queste informazioni vanno perdute».

A questo punto mi chiedo cosa abbia impedito al governo di mettere in atto tre misure che, a parte lo sforzo organizzativo, appaiono ragionevoli e fattibili. Forse la scarsa fiducia nella scienza, più volta manifestata da membri della maggioranza, ha avuto un ruolo nel fallimento del monitoraggio dell’epidemia?

«Né la maggioranza né le opposizioni hanno dimostrato di avere grande fiducia nella scienza, ed è un problema sia a livello di Stato centrale che di Regioni. Non fornire i dati agli scienziati sottintende il timore che poi se ne faccia un uso non corretto o pericoloso per il decisore pubblico. Ma la conoscenza è sempre un bene, e la manipolazione dei dati si può combattere non con la segretezza, ma con il rigore del metodo scientifico. A giorni apriremo una piattaforma di whistleblowing per ricevere anche anonimamente le segnalazioni sui dati della pandemia e metterli a disposizione del pubblico».

Ringraziamo Marco Cappato per la sua disponibilità e per gli spunti di riflessione offertici, l’Associazione Luca Coscioni e agli altri promotori dell’iniziativa #DatiBeneComune. Il loro impegno ci sprona ad allontanare quella sensazione di impotenza che affligge noi cittadini comuni, ricordandoci che possiamo essere tutti membri attivi della società. Detto in parole povere: firmate la petizione!

2 Comments

  1. Intervista interessante che suscita stimoli di riflessione.
    Non è la prima volta che leggo un’intervista fatta a Marco Cappato, ma questa volta gli son state poste domande attuali e per niente banali.
    Complimenti a chi ha scritto l’articolo e al sito che ha reso possibile la pubblicazione di esso.

  2. Brava! Ottima intervista. La trasparenza è la base della democrazia. Distingue le tirannie dalle democrazie e rappresenta un pilastro della nostra legislazione che governa l’azione amministrativa. Stupisce che tutta questa opacità arrivi da un governo a maggioranza 5s, che aveva fatto della trasparenza dell’azione politica la propria bandiera.
    Minacciavano di aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, e sono finiti a fare i tonni in un governo blindato che ha cercato strenuamente di esautorare il parlamento e di mascherare la loro incapacità di governare, diluendo là responsabilità politica a colpi di task force.

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